Al via Vertice Nato


Avvenire


Il presidente Barack Obama ha accolto gli alleati e i partner della Nato a Chicago, per un vertice “cruciale” dal quale gli Usa sperano di ottenere impegni chiari per sostenere la strategia di uscita dall’Afghanistan e mettere fine alla guerra entro il 2014.


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Al via Vertice Nato
Il presidente Barack Obama ha accolto gli alleati e i partner della Nato nella sua città, a Chicago, per un vertice "cruciale" dal quale gli Usa sperano di ottenere impegni chiari per sostenere la strategia di uscita dall'Afghanistan e mettere fine alla guerra entro il 2014, con la gran parte della transizione completata però già entro il 2013. Nella prima giornata del summit, gli alleati hanno concordato il lancio dello scudo anti missilistico che entro il 2015 sarà in grado di difendere i Paesi e le popolazioni dei 28 alleati dalla minaccia crescente di testate missilistiche da "vicini" ostili, e hanno approvato oltre 20 progetti multinazionali, tra cui il sistema di sorveglianza con droni (Ags) a Sigonella, e l'acquisto di robot sminatori, che concretizzeranno la strategia della 'smart defensè. La difesa intelligente con più cooperazione e meno sprechi, lanciata due anni fa al vertice di Lisbona, per garantire adeguati livelli di sicurezza anche in periodi di austerità. 

Prima dell'inizio del vertice, la cui apertura ha seguito di poche ore la chiusura del G8 di Camp David, Obama ha incontrato il presidente afghano Hamid Karzai. "Il mondo sostiene la strategia di transizione della Nato per mettere fine alla guerra entro il 2014", ha detto al termine. "Siamo sulla buona strada, ma ci aspettano ancora giorni difficili e resta ancora molto lavoro da fare". 

"L'Afghanistan non vuole più essere un peso per gli Stati Uniti e la comunità internazionale", ha assicurato da parte sua Karzai, ribadendo l'impegno del suo paese per raggiungere l'autosufficienza nei tempi concordati a Lisbona con il passaggio, entro la fine del 2014, della responsabilità della sicurezza in mani afghane. La tabella di marcia prevede che le forze afghane vengano messe in grado di essere operative già a partire dalla metà del 2013, con le truppe dell'Alleanza atlantica che cesseranno di combattere e resteranno sul territorio con funzione prevalentemente di supporto.

"Continueremo a formare e ad equipaggiare le forze afghane fino a tutto il 2013", ha detto il generale John Allen, capo dell'Isaf, confermando che il ritiro completo delle truppe avverrà nel 2014. 

Le strade di Chicago si sono riempite di migliaia di indignados e pacifisti e slogan contro l'Alleanza e Wall Street rimbalzavano da un angolo all'altro. Le manifestazioni sono degenerate in scontri, tanto che alla fine ci sono stati almeno 45 arresti. La polizia in tenuta antisommossa è intervenuta per disperdere la folla di dimostranti riunita davanti alla sede del vertice Nato. Altre 19 persone erano state arrestate nei giorni precedenti: per il portavoce della polizia, Garry McCarthy – citato dalla Cbs – il numero degli arresti è stato limitato in considerazione delle dimensioni delle manifestazioni.

Intanto da Kabul è giunta la voce minacciosa dei talebani con un appello ai paesi membri della Nato a seguire l'esempio della Francia, ritirandosi "al più presto possibile dall'Afghanistan". Un appello destinato a cadere nel vuoto. Il presidente francese Francois Hollande ha confermato ad Obama e al segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen il ritiro dei suoi soldati entro la fine dell'anno, dichiarando che "il ritiro non è negoziabile". La Francia si è però impegnata a rimpiazzare il ruolo combattente dei suoi soldati con un sostegno diverso – addestramento delle truppe afghane e contributi finanziari – che rende meno traumatica l'uscita anticipata. Secondo Rasmussen, la scelta francese è coerente con l'agenda che prevede una diminuzione e un cambio graduale del ruolo combattente delle 130 mila truppe della missione Isaf. "Non ci sarà un ritiro precipitoso dall'Afghanistan. Noi resteremo impegnati fino al successo della nostra operazione", ha detto Rasmussen dopo un incontro con Hollande. E il generale Allen ha assicurato che il ritiro anticipato dei 3.400 soldati francesi non crea problemi alla tenuta della sicurezza in Afghanistan.

La bolletta di uscita dalla missione più impegnativa della Nato sarà alta anche se infinitamente minore del costo di mantenere 130 mila 'scarponì sul terreno. Gli Usa – che si sono impegnati a sostenere lo sforzo maggiore, con 2,3 miliardi di dollari – l'hanno stimato in 4,1 miliardi di dollari l'anno a partire dal 2015. Il contributo dell'Italia dovrebbe aggirarsi intorno ai 100 milioni di euro. La cifra definitiva sarà ufficializzata nel corso della seconda giornata di lavori dal governo italiano. Il contributo si intende annuale e scatterà dal 2015 fino al 2017. "A Chicago, le promesse raccolte fanno ben sperare", ha commentato Rasmussen. Secondo fonti, avrebbero raggiunto la cifra di un miliardo di dollari. Sarà però compito della Conferenza dei donatori, prevista in giugno a Tokyo, mettere nero su bianco gli impegni per mantenere ed addestrare
poliziotti e militari afghani. 

Quel che è certo, come ha assicurato Obama in apertura del summit, è che gli alleati sono "determinati a portare a termine la missione in Afghanistan".

Fonte: www.avvenire.it
21 Maggio 2012

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DOMENICO GALLO
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