Strage in Nuova Zelanda, 40 morti in moschea


Agi


Un commando ben organizzato ha aperto il fuoco su due moschee. Sui caricatori usati dagli attentatori i nomi di autori di stragi a sfondo razziale, tra cui Luca Traini.


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Nuova_Zelanda

Strage in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, durante le preghiere del venerdì. Sono 40 i morti della strage delle moschee a Christchurch e gli attacchi erano “ben organizzati”. Lo ha detto la premier della Nuova Zelanda Jacinda Ardern. Quattro persone sono state tratte in arresto, tre uomini e una donna. Uno degli attentatori è un cittadino australiano definito dal premier di Canberra Scott Morrison “un estremista di destra” e “un violento terrorista”. 

Secondo fonti media neozelandesi, sui caricatori usati dagli attentatori ci sarebbero nomi di persone che hanno compiuto stragi razziali tra cui quello di Luca Traini, il 28enne che nel 2018 ha tentato una strage di immigrati a Macerata ferendo sei persone e quello di Alexandre Bissonnette, autore di una strage in Canada dove vennero uccise sei persone e 19 rimasero ferite.

Poco prima della strage era stato pubblicato sui social, presumibilmente da uno dei killer, un manifesto “anti-immigrati e anti-musulmani” di 87 pagine. Il commissario di polizia neozelandese Mike Bush, durante una conferenza stampa, ha detto che sono state rinvenute auto con esplosivi nel centro della città dove era in corso la manifestazione dei giovani studenti per il clima, sulle orme dell’attivista svedese 16enne Greta Thunberg, che è stata evacuata.

La premier Jacinda Ardern ha descritto l’accaduto come “un atto di violenza senza precedenti” e “uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda“. La polizia, via Twitter, ha esortato a rimanere chiusi in casa, a non andare in moschea in tutto il Paese e a non condividere il link dell'”inquietante” video sulla strage a quanto pare trasmesso in diretta.

L’intera città era stata messa in ‘lockdown’ poi rientrato. La Ardern, parlando alla nazione, ha detto che tra le vittime potrebbero esserci rifugiati e migranti. “Loro hanno scelto la Nuova Zelanda come la loro casa ed e’ la loro casa. Loro sono noi – ha osservato – le persone che hanno compiuto questo atto di violenza non lo sono. Non c’e’ spazio per loro in Nuova Zelanda”.
Ad aprire il fuoco nella prima moschea di Al Noor, dove c’erano 300 persone, intorno alle 13:40 locali, sarebbe stato un uomo bianco tra i 30 e i 40 anni che indossava un’uniforme stile militare e che si tratta probabilmente del cittadino australiano. La premier non si è sbilanciata sul numero delle vittime ma ha ammesso che “si tratta di un evento significativo”.

AGI

15 marzo 2019

 

 

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