Il caso Spampinato: prima nazionale al Premio Ilaria Alpi


La redazione


Lunedì, 2 giugno alle 21.15 al Teatro del Mare di Riccione l’inchiesta drammaturgica di Roberto Rossi e Danilo Schininà sul caso Spampinato.


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Il caso Spampinato: prima nazionale al Premio Ilaria Alpi

Sono trascorsi più di trentacinque anni dalla morte di Giovanni Spampinato, il corrispondente da Ragusa de “L’Ora” e de “L’Unità” assassinato dal figlio di un alto magistrato, Roberto Campria, principale sospettato di un delitto sul quale il venticinquenne Spampinato indagava e scriveva cercando di andare oltre le indagini sonnacchiose della Procura e le cronache omologate degli altri corrispondenti, e rispetto al quale credeva ci fosse un collegamento con il consorzio criminale fra destra eversiva e criminalità organizzata che aveva già documentato con diverse inchieste uscite sul quotidiano del pomeriggio palermitano.
Dallo studio di quelle inchieste, degli atti processuali di quei delitti, delle perizie e degli interrogatori della polizia giudiziaria, degli articoli di giornale e delle lettere di Giovanni al fratello Alberto è nata “l’inchiesta drammaturgica sul Caso Spampinato”. Una pièce nella quale le parole trascritte nei faldoni ingialliti e abbandonati negli archivi dei tribunali di Ragusa e di Catania, prendono voce e gridano una verità insabbiata e una giustizia negata per un giornalista colpevole di “non essersi fatto i fatti suoi”.
Gli autori Roberto Rossi e Danilo Schininà (quest’ultimo anche interprete e regista) hanno tagliato e ricucito insieme quelle pagine, assieme a quel ticchettio dei martelli della Olivetti che segnavano il trascorrere del tempo a casa Spampinato, a quelle convulse telefonate tra vittima e carnefice ricostruite nelle comunicazioni tra Giovanni e il fratello, cadenzate da flashback che riportano all’infanzia di Giovanni e di Campria e illuminano sul percorso giudiziario che portò alla blanda pena dell’omicida. E poi quella spasmodica corsa di Giovanni verso la verità, una corsa in solitaria ma condivisa con i suoi lettori, tanto distante dai silenzi dei colleghi delle altre testate e dagli omissis di chi gestiva le carte. Una corsa interrotta in una Cinquecento bianca, una notte di ottobre del 1972, a pochi metri dal carcere della città iblea, dove il carnefice si consegnerà dopo aver esploso sei colpi di pistola contro il giovane cronista.
“Il caso Spampinato. Inchiesta drammaturgica” debutterà in prima nazionale il 2 giugno alle 21.15 al Teatro del Mare di Riccione, ospite del Premio Ilaria Alpi. Oltre a Danilo Schininà, che interpreterà Giovanni Spampinato, sul palco si muoveranno Marcello Perrachio – noto al grande pubblico come il medico legale nella fiction “Il commissario Montalbano” – nel ruolo del giudice Tommaso Auletta, Alessandro Sparacino alias Roberto Campria e Nicoletta La Terra nel ruolo della teste chiave Elisa Ilea.
Lo spettacolo è patrocinato dall’Ordine nazionale dei giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa e dal Segretariato Sociale Rai.

Note degli autori

Il caso Spampinato e l’inchiesta drammaturgica

Il caso Spampinato rimane ancora, a più di 35 anni dalla morte del giornalista, uno dei più fitti misteri italiani. È un caso che invita a riflettere su grandi principi – l’incapacità della giustizia a indagare su sé stessa, il ruolo sociale dei giornalisti, il diritto della comunità di essere informata di tutti i fatti rilevanti, le limitazioni imposte all’informazione dai violenti, dai prepotenti e da chi abusa della propria posizione – eppure si rischia di perderne perfino il ricordo. La nostra inchiesta drammaturgica vuole sollevare la polvere da questo caso, con l’unico scopo di consegnare al pubblico una corretta e consapevole memoria storica.
Abbiamo scelto di raccontare questa storia con un testo teatrale nel quale convergono esperienze giornalistiche e teatrali, inventandoci una contaminazione che ci piace chiamare “inchiesta drammaturgica”. Un ibrido che si propone di narrare una storia reale – cercando di restituirne una ricostruzione quanto più vicina alla realtà, frutto del lavoro di indagine giornalistica – adottando il linguaggio scenico. Fa uso esclusivamente di documenti reali, selezionati e montati in sequenza narrativa, e di elementi teatrali che possano produrre nello spettatore una cognizione emotiva dei fatti, per questo probabilmente più efficace di un libro-inchiesta ai fini della consapevolezza e della presa di coscienza.
Crediamo inoltre che la trattazione teatrale, per quelle regole imprescindibili che sono la coerenza narrativa e la verosimiglianza, offrano una valida opportunità di metodo nell’interpretazioni dei fatti. Il teatro permette di andare più in là, di infilare i fatti in modo diverso, di accedere a definizioni delle situazioni nuove, e tuttavia magicamente (grazie al lavoro di documentazione) inconfutabili.


Rossi e Schininà

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