Flotta di pace per Gaza


il Manifesto


Le navi della campagna internazionale per rompere l’assedio israeliano pronte a salpare verso la Striscia.


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Flotta di pace per Gaza

Una si chiama “8000”, l’altra “Eleftheri mesogeios” (Mediterraneo Libero) e navigano verso la Striscia di Gaza sotto assedio. Le due imbarcazioni fanno parte della “Freedom Flotilla” organizzata dal Free Gaza Movement, dalle associazioni che compongono la Campagna Ecesg (European campaign to end the Siege of Gaza), da Ship to Gaza (Grecia e Svezia) e dalla Ihh (Fondazione di soccorso umanitario turco).
Con i suoi nove battelli provenienti da Irlanda, Svezia, Grecia, Algeria e Turchia, “Freedom Flotilla” è la più grande flotta civile che abbia mai tentato di forzare un assedio militare. La “8000” (numero che corrisponde ai prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane) è una vecchia ma solida imbarcazione da turismo che trasporta una sessantina fra parlamentari, giornalisti, medici e artisti provenienti da 40 diverse nazioni. Dal porto commerciale di Keratsini, a pochi chilometri da Atene, ha preso il largo “Eleftheri Mesogeios”, un grosso cargo battente bandiera svedese. La stiva ospita interi prefabbricati ad uso abitativo (50), medicinali, attrezzature sanitarie e materiali didattici. Tutto destinato alla Striscia.
Altre navi sono già in viaggio. La “Rachel Corrie”, partita il 14 maggio dal porto irlandese di Dundalk, si è fermata in pieno Mediterraneo. Problemi al motore stanno rallentandone la marcia. Tutti i vascelli stanno convergendo verso Cipro, da dove salperanno alla volta di Gaza. A completare il convoglio umanitario altre tre navi provenienti dalla Turchia, due cargo e una passeggeri che trasporta 600 persone, determinate a rompere l’embargo.
In tutto si stima un volume di aiuti di circa 10.000 tonnellate: un’impresa titanica. I paesi di provenienza dei passeggeri hanno già ricevuto pressioni da Israele affinché impediscano l’imbarco dei propri cittadini, ma le minacce di usare la mano pesante non sortiscono gli effetti desiderati. Sono infatti circa 800 le persone che hanno deciso di partecipare a quest’avventura, tra cui oltre venti parlamentari di differenti paesi e una dozzina di ebrei americani e svedesi.
Il carico è costituito principalmente da generi di prima necessità. Una lista di aiuti, raccolti grazie a donazioni provenienti da tutto il mondo, compilata secondo le richieste pervenute da Gaza. L’edilizia nella Striscia soffre delle conseguenze del lungo embargo imposto da Israele, che impedisce da un anno la ricostruzione o la riparazione delle 6.400 case danneggiate e distrutte durante l’aggressione dell’inverno 2008/2009. sono 3.500 le famiglie senza più una casa, a fronte di una popolazione in continuo aumento.
Quindici ospedali su 27 risultano distrutti o gravemente danneggiati, altri 43 edifici sanitari sono fuori uso. Ad appesantire il lavoro di pronto soccorso si aggiungono le tragiche conseguenze di decine di incidenti domestici, come gli incendi, connessi alla mancanza di elettricità che costringe all’uso di combustibili tra le mura di casa. I medicinali per far fronte a questa emergenza scarseggiano. Una parte del carico della “Freedom Flotilla” è costituito proprio da farmaci.
Gli organizzatori ci spiegano come sia importante verificare con scrupolo questo genere di donazioni. Spesso si tratta di medicinali “offerti” perché prossimi alla scadenza, che rischiano di trasformarsi in spazzatura giacendo per mesi in magazzini e container. Problemi simili sorgono in caso di donazioni di attrezzature sanitarie obsolete.
Anche la sete attanaglia la Striscia. Le falde sotterranee non sono potabili e la vicinanza al mare rende l’acqua salata. La missione comprende perciò due macchinari per la desalinizzazione delle acque per renderle potabili. Oltre ai potabilizzatori “Eleftheri Mesogeios” contiene nella sua stiva 160 carrozzine elettriche per disabili, nuove fiammanti, acquistate in Olanda. In centinaia di scatoloni è stipato invece materiale scolastico.
Il fatto che alcune imbarcazioni siano partite dalla Grecia strozzata dalla crisi pare quasi un controsenso. E ancora più spiazzante è apprendere che il porto di Atene ha ospitato gratuitamente le navi della “Flotilla” così come i lavoratori portuali si sono prestati volontariamente nell’opera di allestimento e stivaggio del carico.
Il Governo israeliano ha già annunciato di voler bloccare prima dell’arrivo a destinazione la “Freedom Flotilla”, spiegando navi da guerra e i più agili gommoni Zodiac. Contemporaneamente alcune associazioni “pacifiste” israeliane, coordinate dal dottor Guy Bechor, stanno organizzando una sorta di “contro flotilla” che partirà dal porto di Herzelya, con l’obiettivo di contestare la “Freedom Flotilla” con azioni eclatanti. Nessuno può prevedere l’esito di questa complicata vicenda, ma è certo che i prossimi giorni il mar Mediterraneo sarà un crocevia di speranze e conflitti che lasceranno il segno.

Fonte: il manifesto

28 maggio 2010

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