Scommessa Mondiali 2010


Nigrizia.it


C’è sempre da imparare. Dalla Cina e anche dallo sport. I movimenti del Tibet, che vogliono l’indipendenza del loro paese, hanno approfittato delle Olimpiadi per sollevare, ancora una volta, il problema ribadendo al mondo che il Dragone ha qualche serio problema di democrazia e di rispetto dei diritti umani.


CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+
Scommessa Mondiali 2010

Il punto è che il Dragone – a parte le divisioni tibetane, con il Dalai Lama e il governo provvisorio in esilio disponibili al dialogo con Pechino – ha interessi forti sia in Occidente sia nei paesi del sud del mondo (Africa compresa) e sa che a una eventuale campagna di boicottaggio delle Olimpiadi aderirebbero in pochi. E poi la macchina olimpica è avviata e non si ferma più.

Dunque, i rapporti di forza sono quelli che sono e, in più, va tenuto conto che la cosiddetta opinione pubblica internazionale è fatta anche di telespettatori, la cui coscienza è talmente intorpidita che, se vedono un carro armato in uno stadio, si chiedono: ma il pallone dov’è?

Dalle vicende tibetane, due insegnamenti principali: meglio non mettersi di traverso a un evento sportivo di queste dimensioni, conviene piuttosto “lavorarci dentro”, per far emergere il marcio di una situazione; se si vogliono utilizzare le luci dello sport per illuminare temi e problemi che ordinariamente rimangono nell’ombra, è necessario organizzarsi per tempo, tessere una paziente tela, cercare alleanze.

E qui viene facile il parallelo tra le Olimpiadi 2008 e la Coppa del Mondo di calcio 2010, che si terrà in Sudafrica. Per un mese, il paese africano avrà addosso gli occhi del mondo. Se non vogliamo che quell’appuntamento sia monopolizzato da chi ha interesse a vendere un Sudafrica (e un’Africa) integrato nell’economia mondiale, tutto balli, safari e sport spensierato; se non vogliamo perdere l’occasione di far avvicinare l’opinione pubblica a una visione più complessa, plurale e, se vogliamo, anche più scomoda dell’Africa, dobbiamo cominciare a muoverci ora, due anni prima. Il Mondiale non arriva all’improvviso e non bisogna arrivarci improvvisando.

Nigrizia ha una proposta da rivolgere alla società civile italiana che si occupa, a vario titolo, di Africa. Eccola: proviamo a costruire insieme un percorso che ci faccia arrivare ai Mondiali sudafricani con, nella bisaccia, tutta una serie di eventi paralleli e alternativi alla manifestazione sportiva. Eventi che coinvolgano anche le società civili africane, in primis quella sudafricana.

A titolo di esempio. Sarebbe significativo mettere insieme un gruppo di giornalisti capaci di interloquire con i media e in grado di fornire loro informazioni che spaziano su terreni diversi da quello strettamente sportivo. Così, accanto alle formazioni calcistiche del Camerun e della Nigeria (possibili protagoniste alla Coppa del Mondo), i giornalisti sportivi potrebbero trovare dossier sulle acrobazie del presidente camerunese Paul Biya per stare in sella, o sulla iniqua distribuzione dei proventi petroliferi nel Delta del Niger o sul tasso di accesso all’istruzione primaria, o sull’aspettativa di vita nei due paesi.

Ma, più in generale, pensiamo che i Mondiali sudafricani possano costituire un’opportunità per le società civili del continente per battere i tasti che più stanno loro a cuore: lo stato dei cantieri della democrazia e diritti fondamentali, il rebus dello sviluppo, le migrazioni (anche interafricane), le relazioni pericolose con Cina e Usa, quelle ondivaghe con l’Europa, lo spazio mediterraneo…

La proposta di Nigrizia è, naturalmente, tutta da costruire e da completare, sia in relazione agli obiettivi sia in riferimento allo sforzo organizzativo necessario. Si tratta, prima di tutto, di valutare quanti credono di poter investire in questa scommessa. E poi cominciare a muoversi.

Chi ci sta, si faccia avanti: redazione@nigrizia.it 

Fonte: Nigrizia.it

editoriale di aprile 

ULTIME NEWS

IL MANIFESTO
FAMIGLIA CRISTIANA
L’OSSERVATORE ROMANO
CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+

Lascia un commento