Rai: i dipendenti scelgono. Non regali ma aiuti al Kenya


Enzo Nucci


Da Viale Mazzini arriva finalmente una buona notizia: i dipendenti Rai hanno deciso di destinare i soldi degli omaggi natalizi al finanziamento del programma dei bambini delle baraccopoli di Korogocho e di Kibera. Due degli slums di Nairobi, in Kenya, dove la Rai ha inaugurato lo scorso maggio una sede di corrispondenza diretta da Enzo Nucci, l’autore di questo articolo.


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Rai: i dipendenti scelgono. Non regali ma aiuti al Kenya


Nei giorni tempestosi ed incerti che la Rai sta vivendo , i piccoli gesti di buona azione civica diventano atti importanti in grado di restituire orgoglio e dignita' alle migliaia di persone che vivono e lavorano nell'azienda pubblica. Nel clamore di dichiarazioni e polemiche (che come vuole il luogo comune) sono sempre al "calor bianco" sarebbe bello se una piccolissima notizia trovasse spazio sui giornali per risarcire quanti lavorano in Rai, ormai additati al pubblico ludibrio con i peggiori epiteti. La piccola notizia e' la seguente. Quest'anno i dipendenti della Rai hanno rinunciato agli omaggi natalizi per destinare quei soldi al sostegno di due iniziative a favore dei bambini di strada del Kenya, una proposta che ha trovato tra l'altro l'appoggio di Articolo 21.

Serviranno a finanziare il Programma per i Bambini di Strada di Korogocho, gestito dal missionario comboniano Daniele Moschetti, e la casa di accoglienza di Kivuli per i piccoli senza famiglia, che fa capo ad un altro missionario comboniano, padre Renato Kizito Sesana.
Padre Daniele Moschetti e' impegnato nel recupero dei ragazzini che sniffano colla, la pericolosa droga dei poveri che distrugge polmoni e cervello portando in poco tempo alla morte. Sniffare e' l'unico modo per dimenticare una vita impossibile.
Kizito invece ha una casa dove accoglie questi ragazzini senza famiglia e che tutti rifiutano perche' sono considerati la feccia degli slum anche dai piu' poveri. Da' loro una casa ed i piu' capaci possono studiare: alcuni oggi sono anche laureati. gli altri sono instradati verso un lavoro dignitoso. Sono momenti difficili e la diffidenza anche verso aiuti del genere è legittima: purtroppo la cronaca recente ci ha insegnato che esiste il mercato della bontà e che ci sono pastori di anime piu' attenti alle ragioni del portafoglio che a quelle spirituali. 

Vorrei perciò invitarvi a Nairobi per conoscere da vicino i progetti ed i suoi curatori. se attraversate Korogocho in loro compagnia, assisterete ad una processione di diseredati che li fermano per salutarli ed abbracciarli.

Kizito e Moschetti dedicano la loro vita agli ultimi condividendone tutto. vivere in una baraccopoli a nairobi significa sopravvivere con meno di un dollaro al giorno. Avere la propria baracca in balia delle piogge che la travolgono e del sole che ne surriscalda le lamiere. significa vivere senza acqua corrente e servizi igienici, con le fogne a cielo aperto. non avere cibo a sufficienza con l'incubo di malattie sempre in agguato. E violenza , tanta violenza.
Pensate un po' al destino di bambini senza famiglia in un contesto del genere: costretti a rubacchiare per mangiare, a scavare nell'immondizia per trovare magari i rifiuti dei pasti degli aerei, continuamente soggetti alla brutalita', al rischio di essere costretti alla prostituzione. Il lavoro piu' difficile per questi educatori e' dare speranza, restituire dignita' e coscienza del proprio essere persona. Il primo reportage che ho realizzato quando sono arrivato lo scorso anno in Kenya l'ho realizzato per il tg2 dossier proprio su questi bambini, e' andato in onda lo scorso Natale. Ho preso un impegno: quello di far conoscere queste storie, di dar loro una continuita', di non limitarmi alla necessaria denuncia.

Per questo credo che la scelta di aiutare concretamente questi ragazzini attraverso due persone che hanno dedicato la loro vita a loro, sia una bella cosa per la Rai. Essere servizio pubblico infatti significa innanzitutto far bene il proprio dovere: nel nostro caso informare ed illuminare le vite dei senza voce ma anche dare concretamente un aiuto. Sapere insomma che abbiamo rinunciato ad una piccolissima cosa che non ci ha tolto nulla: anzi ci arricchisce e ci fa sentire meno egoisti.

23 dicembre 2007

Fonte. Articolo 21

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