L’Onu critica il pacchetto sicurezza: “In Italia troppe discriminazioni”


La Stampa


L’Alto Commissario per i diritti umani si è detta preoccupata su alcune norme.


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L'Onu critica il pacchetto sicurezza: "In Italia troppe discriminazioni"

L’Onu è preoccupata per come l’Italia tratta i migranti. Il pacchetto sicurezza li criminalizza, le ronde ed i militari in città li mettono a rischio, alcuni politici li screditano con dichiarazioni, in mare vengono respinti come rifiuti tossici. Non solo, ci sono stati «allarmanti» sgomberi di campi rom ed ufficiali pubblici fanno commenti sprezzanti sulla magistratura. Parole di Navi Pillay, Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, oggi in visita a Roma, dove ha incontrato i ministri dell’Interno e della Giustizia, Roberto Maroni e Angelino Alfano ed il sottosegretario Gianni Letta. Il Consiglio Onu dei diritti umani ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’Italia e – ha ricordato Pillay in un discorso alla commissione Diritti umani del Senato – ha emesso ben 92 raccomandazioni, la gran parte delle quali incentrate su immigrazione, discriminazione e necessità di creare un’istituzione nazionale per i diritti umani. L’Alto Commissario non ha quindi usato giri di parole e si è detta «preoccupata» per le misure contenute nel pacchetto sicurezza italiano, che «rende lo status irregolare di un migrante una circostanza aggravante per un reato comune» e fa sì che «i migranti vengano visti come criminali».

Pillay ha messo nel mirino ronde e militari in città. «Quando forze militari sono chiamate a presidiare le strade – ha lamentato – o nel momento in cui dichiarazioni di pubblica emergenza o la formazione di gruppi di vigilanza sono tra le risposte più visibili alla migrazione, il sistema di tutela dei diritti umani ne subisce le conseguenze. Inoltre, politici e pubblici funzionari dovrebbero astenersi da dichiarazioni che screditino i migranti e alimentino sospetti: è responsabilità delle pubbliche autorità assicurare che i migranti non siano stigmatizzati, calunniati o aggrediti». Preoccupazione è stata poi espressa dall’esponente delle Nazioni Unite per il destino dei migranti in mare. «Esseri umani abbandonati alle correnti – ha sottolineato – non costituiscono un carico tossico e non dovrebbero pertanto essere trattati come tali. Sono consapevole che la Marina Italiana ne ha tratti in salvo migliaia in operazioni di salvataggio. Colgo quest’opportunità per chiedere al Parlamento italiano di rammentare agli armatori e ai comandanti di imbarcazioni, oltre che alle autorità portuali che operano nel Mediterraneo, che il salvataggio di persone in difficoltà in mare non è solamente un obbligo derivante dal diritto internazionale, ma è anche una necessità umanitaria». Italia bacchettata anche per i Centri di identificazione ed espulsione (Cie). «Mi preoccupano – ha osservato l’Alto Commissario – i resoconti sul sovraffollamento e sull’accesso inadeguato a diritti fondamentali, quali servizi sanitari e educazione. Si tratta di una situazione alla quale si dovrebbe porre rimedio senza ritardi».

L’elenco delle doglianze è arrivato quindi al capitolo nomadi e Pillay ha detto di esser «allarmata da resoconti di sgomberi forzati di rom senza appropriate garanzie procedurali, così come mi preoccupa la mancanza di accesso dei bambini rom all’educazione all’interno di insediamenti non autorizzati». Ma i rom non sono «l’unica minoranza che subisce gli effetti dell’intolleranza. L’Agenzia per i diritti fondamentali ha di recente condotto un sondaggio dal quale risulta che, di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, il numero più elevato di incidenti discriminatori nell’arco temporale di 12 mesi ha riguardato cittadini nord africani in Italia». Chiuso l’argomento immigrati, la rappresentante dell’Onu ha infine espresso «preoccupazione per lo stato di diritto in Italia perchè ritengo che la magistratura in molti Paesi sia messa a repentaglio dall’Esecutivo. Scoraggerei gli ufficiali pubblici dal fare commenti di disprezzo nei confronti della magistratura, perchè ciò da la sensazione che essa non sia indipendente».

Fonte: La Stampa

10 marzo 2010

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