Dalla “salita” alla “caduta libera”: Caritas e Zancan disegnano un’Italia in difficoltà


Redattore Sociale


Ieri a Roma la presentazione del Rapporto. A centri di ascolto sempre più frequentati e iniziative delle Caritas diocesane sempre più numerose, fanno riscontro politiche sociali spesso inefficaci. E i poveri crescono.


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Dalla “salita” alla “caduta libera”: Caritas e Zancan disegnano un’Italia in difficoltà

Lo scorso anno il rapporto Caritas-Zancan sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia era intitolato “Famiglie in salita”. Nel 2010 Caritas e Fondazione Zancan hanno invece optato per l’eloquente “In caduta libera”, sempre con diretto e preciso riferimento alla situazione nel nostro Paese.
Dalla salita alla caduta, insomma. A distanza di un solo anno, il quadro si mostra ancora più preoccupante e i motivi sono perfettamente inquadrati nel rapporto che viene presentato questa mattina a Roma. Uno studio che da una parte evidenzia l’aumento delle persone che si rivolgono ai centri di ascolto e agli altri servizi promossi dalle Caritas diocesane, sottolineando la crescita del livello di povertà in Italia nonostante le rassicurazioni dei dati istat, e dall’altra dimostra come le politiche di contrasto alla povertà non abbiano usufruito di pochi finanziamenti. In molti casi, dunque se le politiche non sono efficaci non è perché non si spendono abbastanza soldi, anzi.
 
In questa dicotomia tra servizi pubblici spesso costosi ma poco efficaci e servizi della Chiesa sempre più richiesti da chi ha problemi di sussistenza, si dipana la situazione di singoli e famiglie che fanno fatica ad andare avanti. Tra chi si rivolge ai centri di ascolto, sempre più numerosi (tra il 2009 e il 2010 aumentate del 25% le richieste di aiuto), troviamo oggi vecchie conoscenze, che si ripresentano a distanza di anni (a dimostrazione che si esce e si entra continuamente dalla condizione di povertà) e anche i nuovi poveri, che non possono usufruire dei servizi pubblici perché magari, pur avendo un tenore di vita molto basso, percepiscono comunque un reddito di partenza o dispongono di una casa di proprietà. Poi ci sono gli stranieri (il 69% degli utenti dei centri di ascolto Caritas), spesso indigenti e altrettanto spesso timorosi di chiedere aiuto per il rischio di rimanere intrappolati nella rete tessuta dal pacchetto sicurezza. Sempre la Chiesa ha messo in campo numerose iniziative per contrastare le situazioni di povertà e di disagio, si pensi che nel solo 2009 sono stati attivati 195 progetti da parte di 114 Caritas diocesane, per un totale di quasi 21 milioni di euro stanziati, tra quelli richiesti alla Conferenza episcopale e quelli stanziati dalle diverse diocesi. In tutto sono 635 le iniziative attivate in 196 diocesi per contrastare la crisi economica. Non è vero, dunque, che siamo meno poveri, come farebbero pensare gli ultimi dati Istat. Per la Caritas Italiana si tratta solo di una “illusione ottica”. In sintesi: la situazione economica generale ha fatto abbassare la linea di povertà, ma ci si può accorgere che le persone in difficoltà, attraverso un semplice ricalcalo sulla base della variazione dei prezzi, sono aumentate.
Dicevamo delle risposte ritardate degli enti locali e della loro inefficienza. In molti casi la spesa è poca (al Sud) in molti altri casi si spende troppo, ma rimanendo sempre nel limbo della scarsa efficacia. E queste differenze di spesa tra comuni si sono acuite: ci sono enti che spendono 13 volte più degli altri. La forbice è larga: la spesa minima è di 1,80 euro, la massima di 23,07.
E poco successo hanno avuto anche le misure di contrasto alla povertà introdotte dal governo italiano, Un’indagine tra gli operatori del centri di ascolto Caritas, Caaf Cisl e Acli Service evidenzia la bocciatura sonora della social card, valutata negativamente dal 95% degli intervistati. Piace invece l’abolizione dell’Ici sulla prima casa.

Fonte: Redattore Sociale

13 ottobre 2010

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Dati Istat sottostimati, Caritas: "In Italia oltre 8 milioni di poveri"

Rapporto Caritas Zancan. Commento agli ultimi dati Istat sulla povertà relativa: “Il peggioramento della situazione economica ha fatto abbassare la linea di povertà”. Ma nel 2009 i poveri raggiungono quota 8 milioni e 370 mila (+3,7%)

ROMA – Non è vero che siamo meno poveri, come gli ultimi dati Istat di luglio 2010 farebbero pensare. E quella dell’Istituto nazionale di statistica è solo una “illusione ottica”. È questo il commento del Rapporto 2010 della Caritas-Fondazione Zancan, presentato stamane a Roma, rispetto agli ultimi dati ufficiali sulla povertà che rilevano, per lo scorso anno, un’incidenza della povertà relativa pari al 10,8% contro l’11,3% del 2008 e un’incidenza della povertà assoluta ferma al 4,7%. Secondo i curatori del Rapporto si tratta, infatti di una “illusione ottica”, frutto del peggioramento generale della condizione economica. Tale peggioramento – si legge nel Rapporto – ha fatto sì che la linea di povertà si abbassasse, in un nucleo di due persone, dai 999,67 euro del 2008 ai 983,01 euro del 2009.
 
Aggiornando invece i dati del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, la linea di povertà salirebbe 1.007,67 euro. Con questa operazione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie ridiventano povere relative: si tratta di circa 560 mila le persone da sommare a quelle già considerate dall’Istat (cioè 7 milioni e 810 mila) con un risultato che il Rapporto definisce “ben più amaro” rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8 milioni e 370 mila i poveri nel 2009 (+3,7%).
 
La povertà continua a riguardare soprattutto il Mezzogiorno, le famiglie numerose con figli minori, quelle monogenitoriali e coloro che hanno bassi livelli di istruzione. Sono, inoltre, sempre di più i nuclei familiari che restano poveri pur avendo al proprio interno uno o più membri che lavorano. Accanto ai poveri ufficiali, vi sono poi le persone impoverite, ovvero quelle che vivono in una forte situazione di povertà economica e che hanno dovuto modificare il proprio tenore di vita privandosi di beni e servizi, prima ritenuti necessari. Nel 2009 il credito al consumo è sceso inoltre dell’11%, i prestiti personali hanno registrato un -13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%. E sempre nel 2009 la crisi si è tradotta nella difficoltà di pagare la spesa, il mutuo e le cambiali (+14%). Insomma, facendo una media di questi indicatori, il Rapporto calcola un 10% in più di poveri, da sommare agli oltre 8 milioni stimati. Per arginare questa situazione non bastano gli ammortizzatori sociali, costati nel 2009 18 milioni di euro: “una cifra enorme per un argine utile, ma fragile”.
 
Quanto alle famiglie, il rapporto le definisce in “caduta libera”: sono infatti la prima vittima della povertà, vengono ostacolate nella loro formazione dalla precarietà del lavoro e non sono adeguatamente valorizzate dalla politica e dalle istituzioni. La povertà familiare – si legge nel Rapporto – è un fenomeno consolidato, che non accenna a diminuire. Infine, diversamente da altri paesi, in Italia più alto è il numero di figli, maggiore è il rischio di povertà: se in famiglia c’è un solo figlio minore l’incidenza della povertà relativa sale dal dato medio del 10,8% al 12,1%, mentre se ci sono tre o più figli l’incidenza è del 26,1%. 

Fonte: Redattore Sociale

13 ottobre 2010

 

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