Cittadinanza, riforma a rischio


Redattore Sociale


Le elezioni anticipate potrebbero far sfumare l’ipotesi di una nuova legge, dopo un anno e mezzo dall’approvazione alla Camera. Parte il “giugno della cittadinanza”: la mobilitazione delle associazioni e del mondo della cultura.


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Foto di Roberto Brancolini

Dopo un anno e mezzo dall’approvazione alla Camera, la riforma della legge sulla cittadinanza, ferma in Senato, potrebbe sfumare ancora una volta. L’incertezza dovuta alle possibili elezioni anticipate in autunno, infatti, potrebbe abbattersi come una scure sul progetto di legge che riforma la 91/92 e che per la prima volta, in anni di discussione, era a un passo dall’essere approvato. Il primo via libera è arrivato il 15 ottobre del 2015. Poi una volta passata a palazzo Madama la legge ha subito un brusco rallentamento: sia ad opera delle forze di opposizione, che hanno sommerso il testo con ottomila emendamenti, sia dalla stessa maggioranza, che ha preferito aspettare il voto del referendum del 4 dicembre scorso prima di calendarizzare la discussione. Il cambio di governo ha fatto il resto, e ora, quando si pensava che il testo potesse andare in aula (la data prevista per la calendarizzazione è il 15 giugno) la riforma rischia un altro stop. Per questo diversi soggetti dell’associazionismo e del mondo della cultura hanno deciso di alzare la voce a sostegno dei tanti minori senza cittadinanza che vivono nel nostro paese. Il direttore del quotidiano La Repubblica, Mario Calabresi, ha messo la riforma tra le i 6 progetti di legge da non abbandonare prima della fine della legislatura.
Via al giugno della cittadinanza: “Noi non ci fermiamo”. Per non far cadere l’attenzione sul tema il movimento Italiani senza cittadinanza ha lanciato il “giugno della cittadinanza”: un mese intero di iniziative e flash mob sulla riforma. I primi eventi si sono svolti a Torino, Reggio Emilia e Roma (alla festa della scuola Pisacane) ma si attendono nuove mobilitazioni in tutto il paese. “Attendiamo questa riforma da anni, se venisse rimandata ancora non possiamo che considerarlo un tradimento, che riguarda un milione di ragazzi nati o cresciuti qui – sottolinea Xavier Palma, uno dei protavoce del movimento – . Ci era stato promesso che il provvedimento sarebbe andato in aula dopo il referendum di dicembre, così non è stato. Poi nei mesi successivi abbiamo incassato altre promesse: si era parlato di febbraio, poi maggio e infine di metà giugno. In realtà quello che sta accadendo è che manca la volontà politica. La riforma costituzionale non c’entra niente con noi. Se dovesse essere affassata ancora questa legge ci sentiremmo rinnegati dalla nostre madre patria”. Xavier è arrivato in Italia dal Salvador all’età di 10 anni insieme alla famiglia. E ora che ne ha 24 anni è ancora in attesa di essere riconosciuto cittadino italiano, nonostante abbia compiuto tutto il persorso scolastico qui: dalle scuole medie fino all’università. “Vado avanti rinnovando permessi di soggiorno, come se fossi un migrante economico appena arrivato – spiega -. Come studente non ho diritto alla carta di soggiorno devo solo aspettare di ottenere la cittadinanza con una legge ormai obsoleta. Ma se un sistema fa differenza tra una persona che cresce in Italia e una che arriva come migrante economico vuol dire che il sistema non funziona”. Per questo i ragazzi di Italiani senza cittadinanza andranno avanti con iniziative a oltranza: “anche se la politica latita, noi continuiamo a esserci e a batterci. Sappiamo che l’opinione pubblica è con noi”. Il 15 giugno si terrà a Roma una conferenza stampa, organizzata dal movimento Italiani senza cittadinanza insieme ad Arci e Acli. In questa occasione saranno annunciate le date della mobilitazione. Nel corso degli eventi di giugno è prevista anche la consegna delle firme raccolte per la petizione #Siamo1milione di Italiani non riconosciuti ai senatori e alle senatrici.

Cosa prevede la legge. Il testo del ddl è il risultato di un compromesso di maggioranza, raggiunto alla Camera tra Pd e Ncd. Di fatto, per far passare il testo si è deciso di concentrarsi solo sui diritti dei minori. E così secondo il disegno di legge diventa italiano secondo il principio dello ius soli temperato chi è nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue di lungo periodo (ex carta di soggiorno). Ha, inoltre, diritto alla cittadinanza italiana chi arriva entro i 12 anni di età e abbia frequentato almeno 5 anni di scuole in Italia. Se la frequenza riguarda il corso di istruzione primaria, è necessaria che sia stato completato con successo. La richiesta deve essere inoltrata dal genitore, a cui è richiesta la residenza legale, oppure dall’interessato entro due anni dal raggiungimento della maggiore età. La definizione dei criteri per la cittadinanza ha sollevato diverse polemiche, soprattutto per la richiesta del permesso lungo soggiornanti ai genitori, che secondo alcune associazioni (tra cui Asgi) di fatto fa una distinzione per censo: per ottenerlo bisogna avere, infatti, un reddito minimo non inferiore all’assegno sociale annuo.

2016: anno record di acquisizioni. Intanto secondo un rapporto dell’Ismu nel 2016 le persone che hanno ottenuto la cittadinanza italiana sono state 205 mila (fonte Istat). Un numero record: se nel 2012 erano stati poco più di 63 mila, l’anno successivo hanno superato la soglia dei 100 mila, nel 2014 sono arrivati a 129 mila e nel 2015 a 178 mila. L’anno scorso, invece, hanno superato la soglia dei 200mila. Secondo l’indagine si tratta in particolare di giovani: rispetto ai dati del 2015, il 39,7 per cento ha meno di 19 anni, il 9,2 per cento dai 20 ai 29 anni, il 16,4 per cento dai 30 ai 39 anni, il 20 per cento dai 40 ai 49 anni, mentre gli over 50 sono il 13,9 per cento. (ec)

Redattore Sociale

5 giugno 2017

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