Zimbabwe, alla vigilia del voto arrestato il leader dell’opposizione


Repubblica.it


Clima di terrore a due settimane dal ballottaggio per le presidenziali. Un triunvirato di generali fa quadrato intorno al "padre padrone" Robert Mugabe. L’Onu: "La situazione umanitaria si è ulteriormente aggravata".


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Zimbabwe, alla vigilia del voto arrestato il leader dell'opposizione

ROMA – Intimidazioni e violenze si moltiplicano nello Zimbabwe con l'avvicinarsi del ballottaggio presidenziale, previsto per il 27 giugno. Oggi, per la terza volta in 10 giorni, è stato fermato con un pretesto il leader dell'opposizione e candidato in vantaggio al voto Morgan Tsvangirai, rilasciato dopo un paio d'ore. In mattinata era stata la volta del segretario generale del suo partito, il Movimento per il Cambiamento democratico (Mcd) Tendai Biti. E' accusato di alto tradimento: avrebbe divulgato tre giorni prima delle elezioni di marzo di un documento riservato sulla strategia politica, ma le motivazioni appaiono a dir poco speciose.

E, in serata, si è fatto sentire anche l'inviato delle Nazioni Unite ad Harare. Il rappresentante dell'Onu, John Holmes, ascoltato a porte chiuse dal Consiglio di Sicurezza, ha detto che la situazione umanitaria "è molto preoccupante e si sta ulteriormente deteriorando".

L'attacco al rappresentante dell'opposizione nasconde una manovra precisa del regime per tentare di far esplodere la situazione innescando provocazioni a catena prima del ballottaggio. E sembra che non sia neanche più il vecchio 'padre padrone' dello Zimbabwe Robert Mugabe, 84 anni, al potere dall'indipendenza (1980) a tirarne davvero le fila, bensì un triumvirato di generali che rifiutano ogni compromesso, e – ancor meno – cambi di potere.

Di rilievo, in tal senso, quanto dichiarato dal vicepresidente Joseph Msika: "Votare per l'opposizione equivale ad un atto di guerra… una loro affermazione significherebbe riconsegnare il Paese ai colonialisti, perdere i diritti che ci siamo conquistati: se ciò si profilasse, preferirei morire combattendo".

E di morti ce ne sono già tanti. Almeno 66, stando a Tsvangirai, oltre 200 scomparsi, centinaia di feriti, e molte migliaia di persone costrette dai fedeli del regime in armi ad abbandonare casa perchè sospettati di essere simpatizzanti dell'opposizione.

Il clima peggiora di giorno in giorno, anche se trapelano notizie di incontri segreti in Sudafrica per cercare un compromesso. Un governo di grande coalizione alla keniana, con il vecchio Mugabe presidente – in attesa di un'uscita "morbida" – e Tsvangirai premier con ampi poteri. Forse Mugabe, che era apparso propenso a un trapasso indolore già dopo i risultati del 29 marzo, potrebbe anche accettare, ma sembra che la vecchia guardia militare degli irriducibili non glielo consenta.

Ballottaggio dunque, ma senza osservatori neutrali. Secco il 'no' del regime a quelli occidentali ed indipendenti: solo Paesi amici. E la decisione Onu di spedire un inviato speciale in Zimbabwe per verificare lo stato delle cose non è certo in grado di intaccare la paurosa deriva in cui è precipitato il Paese, ormai alla fame assoluta.

Fonte: Repubblica.it

13 giugno 2008

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