Yangon, le condanne a morte un mezzo per eliminare gli oppositori al regime


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Il concetto di “Stato” ha sostituito la parola “Popolo”, ma i birmani restano schiavi della dittatura…


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Yangon, le condanne a morte un mezzo per eliminare gli oppositori al regime

Il concetto di “Stato” ha sostituito la parola “Popolo”, ma i birmani restano schiavi della dittatura. Il regime investe meno del 3% del Pil per la sanità, mentre le spese militari sono pari al 40%. E prepara il terreno per le elezioni-farsa del 2010, con l’aiuto di Cina, Russia, Corea del Nord e India. La scorsa settimana il regime birmano ha condannato a morte due funzionari governativi per aver diffuso segreti di Stato. Essi avrebbero rivelato “informazioni confidenziali”, relative a due viaggi diplomatici in Corea del Nord e Russia, e fatto trapelare “segreti militari” sui tunnel sotterranei, che la giunta ha costruito nei dintorni della capitale, Naypyidaw, con la collaborazione di Pyongyang.
 
In merito alla pena capitale comminata ai due funzionari, AsiaNews ha interpellato Tint Swe, membro del consiglio dei ministri del National Coalition Government of the Union of Burma (NCGUB) costituito da rifugiati del Myanmar dopo le elezioni del 1990 vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia e mai riconosciute dalla giunta. Fuggito in India nel 1990, dal 21 dicembre del 1991 vive a New Delhi. Da allora fa parte del NCGUB dove ricopre l’incarico di responsabile dell’informazione per l’Asia del Sud e Timor Est.
 
Più o meno ogni giorno, vi sono notizie di persone che sfidano il regime birmano. Dall’8 gennaio scorso, altre tre vanno aggiunte a questa lista. Essi sono colpevoli di aver diffuso segreti di Stato.
La parola “Stato” è la più amata dal regime e sta a significare il regime stesso. Qualunque sia l’incarico ricoperto all’interno dell’amministrazione pubblica, esso viene eseguito per contribuire al bene dello Stato. Ad esempio, le spese sostenute per la costruzione di una scuola sono considerate un dono dello “Stato”.
 
Analoga sorte per gli aiuti stranieri che vengono maneggiati, manipolati, travasati e abusati dallo Stato, mentre la popolazione birmana non ha voce in capitolo. Per questo il programma di Assistenza per lo sviluppo (Oda) voluto dalla giunta è finito nel mirino delle opposizioni. La stessa cosa si è verificata con gli aiuti umanitari per il ciclone Nargis, che ha colpito il Myanmar il 2 maggio 2008, lasciandosi alle spalle devastazione e quasi 150mila morti. Tutti i crediti e i finanziamenti vanno a finire nelle mani del Capo dello Stato [il generalissimo Than Shwe, leader della giunta militare birmana, ndr].
 
Venti anni fa la parola ricorrente era “Popolo”, per 26 anni la nota a piè di pagina del socialismo birmano. In ogni angolo, manifesti mostravano il “Popolo”. Ma, nel 1987, il Myanmar è precipitato fra le nazioni meno sviluppate al mondo. E per questo bisogna “ringraziare” il presidente del Partito per il programma socialista birmano. Del resto, l’eufemismo è una pratica quotidiana dei generali negli ultimi 48 anni ed è valida ancora oggi.
 
Ora, la condanna a morte per i cosiddetti segreti di Stato! Ma quali sono i segreti? Quali sono le conseguenze se vengono diffusi alla stampa e al pubblico? Ovviamente, le notizie diffuse sono le documentazioni ufficiali delle visite di Stato a tre nazioni straniere, per la precisione Corea del Nord, Russia e India. Al di là della Cina, esse sono entusiaste sostenitrici del regime. Il popolo birmano guarda ai contenuti di questi documenti? Si interessa di quali accordi sono stati raggiunti fra la leadership al potere e queste tre nazioni?
 
La Corea del Nord ha fornito tecnologia per la costruzione dei tunnel segreti che circondano la capitale, Naypyidaw. Vi è anche una condivisione della tecnologia nucleare con Kim Jong-il. Da tempo in internet sono disponibili foto relative alle costruzioni. E navi nordcoreane hanno solcato le acque birmane e l’oceano Indiano.
 
Attraverso il numero due del regime, la Russia ha promesso di fornire tecnologia nucleare e militare. Notizie vere, dal momento che la Russia – la vigilia di Natale – ha sottoscritto un contratto per la fornitura di 20 caccia Mig-29 al Myanmar. Un contratto da circa 400 milioni di euro. Il regime investe meno del 3% del Pil per la sanità, mentre le spese militari sono pari al 40%.  E quali notizie giungono dalla Repubblica dell’India? La delegazione di sette membri, guidata da APJ Abdul Kalam, fornirà circa 90 milioni di dollari per il progetto di Kaladan, ai quali si aggiungono circa 10 milioni in prestiti, 7 milioni di dollari per le fibre ottiche, 1,3 milioni per migliorare il centro spaziale di Yangon, l’allestimento di un centro ad alta tecnologia a Mandalay, 3 milioni per l’addestramento di 50 funzionari, 20 dottorandi per rafforzare le competenze scientifiche nei laboratori delle Università di Yangon e Mandalay, la nascita di un Centro per lo sviluppo dell’impresa, etc… La rassicurazione politica fornita dall’India si inserisce nella roadmap fissata il 6 marzo 2006, in cui essa si impegna a difendere il Myanmar alle Nazioni Unite, all’Organizzazione internazionale per il lavoro (Ilo) e l’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Unhrc). L’India ha votato a favore del governo birmano in tutte e tre le assemblee.
 
In questi giorni le notizie di condanne a morte arrivano da Cina e Myanmar. La coincidenza è che entrambi i casi – nei due Paesi – sono iniziati nel luglio 2009. Tutti erano contro i leader al potere. Nel frattempo, in Myanmar, una giornalista di Democratic Voice of Burma (Dvb) è stata condannata a 20 anni di carcere. Una sentenza che equivale a una condanna a morte.
 
I condannati birmani sono funzionari di governo ancora in attività o in pensione. Due di loro sono ufficiali dell’esercito. Questo dimostra che una fetta dell’esercito e i funzionari di governo continuano la loro opposizione ai dominatori. Senza dubbio, vi sono molte di queste persone coraggiose in servizio. Una di loro era l’assistente personale del generale Tin Oo, il numero tre della giunta militare, morto in circostanze misteriose in un incidente in elicottero nel febbraio 2001. Nessuno è mai stato processato per questo omicidio.
 
Le tristi notizie delle condanne hanno seguito l’annuncio dell’aumento dei salari dalla fine di gennaio 2010. In quest’ottica, il regime prepara il terreno per le elezioni presidenziali, che dovrebbero tenersi entro l’anno. Il messaggio al popolo è il seguente: può beneficiare dell’aumento dei salari; può scegliere fra 20 anni di galera o la condanna a morte, oppure votare per la giunta al potere.

Fonte: AsiaNews

11 gennaio 2010

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