Vi spieghiamo perché domani alziamo la testa


La redazione


Gli autori (anonimi) della campagna “iRise” spiegano cos’è e come comunica un movimento trasversale. E perché è venuto il momento di indignarsi. Sabato a Roma e in Europa.


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Vi spieghiamo perché domani alziamo la testa

Dal Maghreb a Wall Street passando per la calle spagnola, un nuovo stile di comunicazione contagia il Mondo: è l’anonimato e sono le campagne virali che stanno attraversando gli oceani e i continenti. Il web 2.0 diventa direttamente comunicazione politica. Libertà, democrazia, ridistribuzione delle ricchezze, sono solo alcuni dei temi che vengono sollecitati. “We are 99%” vene urlato da giorni a Manhattan, nel cuore pulsante della finanza; “People of Europe rise up” viene ripreso nelle strade delle nostre città e nel resto d’Europa. “iRise”, rovesciamento ironico del marchio Apple, è anche il titolo della nostra campagna. Una forma virale di comunicazione senza nomi e senza firma ma con un messaggio puntuale: possiamo sollevarci e determinare il futuro delle nostre vite e dei nostri Paesi. iRise è diffondere e creare nuove forme di immaginario aperte e in trasformazione perenne, è inclusione e moltiplicazione, è comunicazione e contagio, significa mettersi in rete.
 
I loghi pubblicitari vengono ribaltati, stravolti, sfruttati nella loro potenza espressiva. Si chiama subvertising e non è stato di certo inventato oggi, ma qui e ora, altrove e contemporaneamente viene ripreso. Il giorno della morte di Steve Jobs è nato Steve workers, nuovo guru dei lavoratori, immagine senza volto perché comprende in sé tutti i volti. La mela che ha colonizzato il mondo oggi subisce uno slittamento semantico e diviene il simbolo di un nuovo modo di aggredire la realtà. Queste nuove biografie nascono su facebook e twitter, sono accattivanti e dai colori sfavillanti, sono i “Draghi Ribelli”,ulteriore contenitore simbolico che rifiuta i diktat della finanza e le lettere, tutt’altro che anonime, di Draghi e Trichet. 15 ottobre perché domani a Roma si tiene la manifestazione che è stata lanciata in Spagna e che è stata immediatamente raccolta a livello europeo.
 
Nella dimensione transnazionale della crisi anche le istanze delle mobilitazioni si intrecciano attraverso punti comuni e al contempo si esprimono nelle proprie specificità. E’ percezione comune che non è attraverso le politiche di austerity e i tagli ai settori pubblici che si supera la crisi economica. E’ impensabile concepire che il debito provocato dalle speculazioni finanziarie ricada, come invece sta avvenendo, su tutti coloro che producono ricchezza sociale e che di continuo ne vengono privati: studenti, giovani, precari, migranti e lavoratori. Ai piani di risanamento economico proposti dalla Bce e dal FMI si contrappongono istanze di nuova democrazia, un ripensamento radicale del welfare adeguato alla precarietà diffusa nei rapporti di lavoro e nelle condizioni di vita in generale. Nell’immaginare forme alternative di gestione della crisi, si delineano proposte che insistono su un terreno concreto.
 
Tra queste, la tassazione delle rendite e delle transizioni finanziare e la riapertura di spazi di consultazione democratica che superino i meccanismi arrugginiti della rappresentanza politica. Come abbiamo intravisto nell’esperienza del referendum sull’acqua e nucleare, che ha messo a tema la centralità dei Beni Comuni, si è aperto finalmente un dibattito pubblico nel quale emerge la necessità di riappropriarsi collettivamente della decisione politica. Il 15 Ottobre, nella sua parzialità, ci parla attraverso un linguaggio condiviso di un desiderio di trasformazione che finalmente si dà su scala globale. “iRise” lancia una sfida complessa quanto entusiasmante, dai muri delle città i manifesti rimandano a una nuova applicazione: siete in debito con noi!

Fonte: www.terranews.it

15 ottobre 2011

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