Scontri e attentati nell’anniversario della primavera egiziana


NEAR EAST NEWS AGENCY


Quattro anni dopo la caduta di Mubarak, le libertà rivendicate dalla piazza sono state limitate, se non del tutto cancellate.


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primaveraaraba

È un anniversario bagnato dal sangue e segnato da attentati quello che si sta consumando in Egitto, quando sono passati quattro anni dalla cosiddetta primavera egiziana che mise fine al trentennale regno di Hosni Mubarak.

Ieri nella città settentrionale di Alessandria la 17enne Sondos Rida Abu Bakr è stata uccisa da un proiettile durante una manifestazione organizzata dal movimento islamico dei Fratelli Musulmani, messi al bando dopo il golpe del 2013 che ha deposto il primo presidente eletto del Paese, Mohamed Morsi, esponente della Fratellanza. Le forze di sicurezza della città hanno riferito di numerosi feriti durante gli scontri scoppiati tra manifestanti e residenti, negando di avere aperto il fuoco. Almeno venti persone sono state arrestate ieri e 68 nei giorni precedenti. I Fratelli Musulmani hanno indetto manifestazioni fino a domani per ricordare la sommossa del 2011.

Nella notte un’autobomba a piazza Alf Maskan, vicino al distretto di Ain Shams del Cairo, ha ferito sei soldati, di cui due in maniera grave. La pattuglia stazionava nella piazza in cui si aspettava un raduno della Fratellanza. È il secondo attentato dinamitardo nella capitale, dopo l’esplosione di giovedì scorso fuori dal palazzo presidenziale, in cui è rimasto ferito un poliziotto. Inoltre, un ordigno artigianale è esploso sulla ferrovia di Zagazig, nel governatorato settentrionale di Sharqiya, provocando il ferimento di una persona e il blocco del traffico. Le autorità locali hanno dichiarato lo stato di emergenza.

La giornata di ieri è stata segnata da diverse manifestazioni organizzate dai Fratelli Musulmani in tutto il Paese. Dimostrazioni illegali, secondo le leggi liberticide emanate in assenza del Parlamento dal presidente Abdel Fattah el-Sisi, l’artefice del golpe del 2013.

Dal suo insediamento el-Sisi ha avviato una campagna di repressione nei confronti degli esponenti del movimento islamico e di ogni oppositore. Anche gli attivisti che nel 2013 erano scesi in piazza per chiedere la fine della presidenza di Morsi, sono entrati nel mirino della repressione. Sono migliaia le persone finite in manette, tra esponenti della Fratellanza e attivisti e oppositori del governo portato al potere dai militari, anche soltanto per avere partecipato a piccole manifestazioni non violente. Centinaia di persone sono state giudicate da tribunali militari e sono fioccate le condanne a morte. Le libertà di manifestazione e di espressione sono state gravemente limitate da norme giustificate da ragioni di sicurezza. In vista delle manifestazioni di questi giorni in cui cade l’anniversario delle sommesso del 2011, il presidente ha dichiarato che gli egiziani hanno diritto di protestare, ma questo può danneggiare l’economia.

Sicurezza ed economia sono i cavalli di battaglia elettorale per le politiche di marzo e aprile. Un voto che per molto analisti non minaccia il potere di el-Sisi e del suo blocco politico. I Fratelli Musulmani sono fuori dai giochi e il movimento Corrente Popolare, guidato dall’ex candidato presidenziale Hamdeen Sabahi, è intenzionato a boicottare le elezioni. Le urne potrebbero invece sancire un ritorno degli uomini del regime di Mubarak, il cui Partito Democratico Nazionale (NDP) era stato sciolto dalla Corte Costituzionale all’indomani della deposizione del rais e riabilitato sei mesi fa.

L’Egitto potrebbe vivere un ritorno al passato, aggravato dall’instabilità nella regione del Sinai, dove sono attivi gruppi jihadisti. È di oggi la notizia del ritrovamento dei corpi senza vita di sei persone non identificate, uccise a colpi di pistola, ad al-Arish. Un’esecuzione, secondo le autorità.

Intanto, la presidenza  ha proclamato una settimana di lutto  per la morte del re saudita Abdullah.

Fonte: http://nena-news.it

24 gennaio 2015

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