Moratoria pena di morte: il giorno della verità


Umberto De Giovannangeli - L'Unità


Il 14 novembre è il giorno in cui la Terza Commissione delle Nazioni Unite metterà ai voti la risoluzione per la moratoria universale della pena di morte; risoluzione presentata da 72 co-sponsor e fortemente voluta dall’Italia


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Moratoria pena di morte: il giorno della verità

Quattordici novembre. Il “giorno della verità”. Il giorno in cui i propositi si trasformano in voti, le dichiarazioni di principio in impegni espliciti. E’ il giorno in cui la Terza Commissione delle Nazioni Unite metterà ai voti la risoluzione per la moratoria universale della pena di morte; risoluzione presentata da 72 co-sponsor e fortemente voluta dall’Italia. Il passaggio in Commissione ha un duplice valore: formale, perché in caso di approvazione il testo giungerebbe in Assemblea generale per essere definitivamente discusso e votato entro la prima decade di dicembre.

Ma l’auspicato via libera della Terza Commissione ha anche un valore sostanziale, in quanto rappresenta di una prova generale degli orientamenti che verranno assunti in sede di Assemblea. In Commissione, infatti, sono presenti i rappresentanti di tutti i 192 Paesi membri delle Nazioni Unite. Sono ore cruciali al Palazzo di Vetro. I conteggi si aggiornano di continuo. E l’ottimismo si irrobustisce. Lo scenario piu’ pessimista colloca il sì alla moratoria tra 106/108 Paesi favorevoli; le astensioni, tra i 16 e i 18. I voti contrari tra 61 e 68. La differenza è data da 7 paesi considerati ancora incerti tra voto contrario e astensione: Repubblica centroafricana, Gambia; lIbano; Malati; Nauru; Papua Nuova Guinea; Tonga. Questo scenario al “ribasso” definisce comunque un margine di sicurezza sufficientemente confortante. Se la Terza Commissione (la cosiddetta Sochum, Social, Cultural and Umanitarian) darà luce verde, si tratterà di compiere l’ultimo tratto di strada: quello che porta al voto finale in assemblea. La volontà dell’Italia è che il testo venga messo ai voti alla prima possibilità, vale a dire agli inizi di dicembre. Un’aspettativa condivisa da altri importanti co-sponsor della risoluzione, quali il Regno Unito, la Francia, l’Australia, il Messico e il Sudafrica, oltre ai due Paesi che hanno formalmente presentato il testo della risoluzione, Nuova Zelanda e Brasile. A far propendere all’ottimismo è l’equilibrio del dispositivo della risoluzione, congegnato in modo da estendere il fronte della moratoria. Questo equilibrio sta nel chiedere agli Stati che hanno la pena di morte di ridurne progressivamente “l’uso e il numero dei delitti per i quali può essere imposta”, mentre chiede agli stati che hanno mandato in pensione il boia a non reintrodurre il regime della morte di Stato.

Fonte: Articolo21.it 

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