L’hate speech sulla tragedia di Salerno


Antonella Napoli


Quando la libertà di parola travalica il limite del lecito.


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migranti-salerno

Erano tutte giovanissime, adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Sono morte lungo la traversata dalla Nigeria alle coste italiane. In 26 sono arrivate, senza vita, a Salerno a bordo della nave spagnola Cantabria.
Sulla stessa imbarcazione quasi 400 migranti, tra cui numerosi bambini, alcuni non accompagnati.

La notizia, oltre a essere ripresa da gran parte dei media, compresi i tg delle principali edizioni, ha fatto il giro del web che mai come in questa occasione è stato invaso da reazioni e commenti sconcertanti, anche per chi è ormai abituato al linguaggio d’odio sempre più imperante sui social.

“26 donne morte? Troppo poche…”, “Si chiama selezione naturale..”, “Sinistra in lutto, persi 26 voti” queste solo alcune delle atrocità scritte da chi usa internet per sfogare gli istinti peggiori.

Parole che non possono lasciare indifferenti.

Secondo i dati dell’Unar l’hate speech è in continuo aumento, sia sui social network che sulle testate online dove i lettori possono commentare gli articoli.

Su questo fenomeno si è animato da tempo un dibattito, in particolare sul limite alla libertà di espressione e, per quanto riguarda i giornali, fino a che punto si possa e si debba intervenire sui titoli che istigano all’odio. Ne abbiamo scritto anche qui.

Personalmente sono convinta che opporsi all’hate speech non possa essere considerata censura ma, per chi fa giornalismo, un dovere professionale.

Per far assimilare questi concetti serve una formazione in grado di “inculcare” questa forma di tutela nei confronti dei più deboli, i giovani, maggiormente esposti al condizionamento di un determinato linguaggio. E necessario far passare il principio che gli operatori dell’informazione abbiamo nei confronti degli utenti una sorta di responsabilità all’educazione sociale.

Ogni volta che arriva un barcone, che riesca ad approdare o che affondi in mare aperto lasciando l’incombenza alla Guardia Costiera di recuperarne il carico umano, si leggono su una certa stampa articoli e titoli che gridano allo scandalo dei rifugiati “accolti con troppa facilità in Italia”, innescando gli strali violenti dei lettori.

Visti da molti come “pesi morti” che lo Stato si “accolla” a scapito dei tanti italiani in difficoltà, non vengono considerati per quello che sono: profughi che rischiano la vita attraversando il Mediterraneo su barconi stracolmi perché non hanno alternative.

L’hate speech su queste vicende, come sul caso di Salerno, si sviluppa in crescendo e ciò impone una riflessione e, soprattutto, una reazione. Ferma.

Anche se difficilmente chi continua a manifestare chiusura, avversione, nei confronti dei migranti e delle politiche d’integrazione riuscirà a comprendere il profondo significato della solidarietà e del dovere all’accoglienza rispetto a un’emergenza di dimensioni colossali. La più grave crisi dalla Seconda Guerra mondiale a oggi.

6 novembre 2017

Antonella Napoli

Huffington post

 

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