La dittatura birmana ha sciolto il partito fondato da Aung San Suu Kyi


Oliviero Bergamini


La National League for Democracy, il partito fondato da Aung San Suu Kyi, è stato sciolto, grazie alle norme adottate dal regime in vista del voto nazionale previsto nel prossimo autunno.


CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+
La dittatura birmana ha sciolto il partito fondato da Aung San Suu Kyi

La plumbea dittatura birmana ha vinto un altro round. La National League for Democracy, il partito fondato da Aung San Suu Kyi, è stato sciolto, e dalle sue ceneri l’opposizione democratica birmana emerge piu’ debole e frammentata che mai. Un gruppo di dirigenti della NLD infatti, ha annunciato la formazione di un nuovo partito, la National Democratic Force, di cui la San Suu Kyi non farà parte e che si presenterà alle prossime elezioni, in aperto dissenso con la strategia della donna che per il mondo è il simbolo della lotta per la libertà del popolo birmano.
E’ il risultato delle macchinose, strumentali, ma malignamente efficaci norme adottate dal regime in vista del voto nazionale previsto nel prossimo autunno (ma la data precisa non è ancora stata fissata). Norme che vietano ai partiti comprendenti persone con condanne penali di registrarsi per le elezioni, e prevedono lo scioglimenti di quei partiti che non si registrano entro una certa data. Per registrarsi, dunque, la National League for Democracy avrebbe dovuto espellere la sua leader e fondatrice, condannata più volte con vari pretesti e tutt’ora agli arresti domiciliari. Non lo ha fatto, naturalmente, e pertanto è stato sciolto formalmente ed ora non esiste più. D’altra parte, il partito aveva già scelto di boicottare una consultazione che viene sbandierata dalla giunta militare come passo verso la democrazia, ma che avverrà con meccanismi che consentiranno ai generali di mantenere tutta la sostanza del loro dispotico potere. Quanto potesse essere vano un voto popolare la LND l’aveva gia’ sperimentato nelle ultime elezioni democratiche tenutesi in Birmania, 20 anni fa. La lista della San Suu Kyii le aveva vinte in modo clamoroso, solo per vedere i risultati ignorati dalla giunta al potere, che aveva al contrario intensificato la repressione.
Una parte dei dirigenti della NLD, però, ha reagito allo scioglimento decidendo di creare un nuovo partito che – al contrario – si registrerà per partecipare al voto. Nyan Win, storico portavoce della San Suu Kyi, non ha nascosto la sua amarezza: questa non è la nostra linea, ma rispettiamo la loro decisione e lasceremo che vadano avanti. Il timore, però, è che partecipando alle elezioni la nuova formazione contribuisca a legittimarle, aiutando così il regime a darsi una verniciata di consenso popolare.
Le pressioni della comunità internazionale continuano ad essere deboli e in gran parte bloccate dagli interessi contrapposti di Cina e India, che fanno a gara per assicurarsi i favori di Yangon. Aung San Suu Kyi resta isolata nella sua casa-prigione. L’opposizione birmana, già divisa tra la vecchia generazione che vede nella “lady” e nella sua strategia non violenta il suo punto di riferimento, e la generazione più giovane maggioramente “movimentista”, ma incapace di dar vita a significative azioni concrete, sembra frammentarsi ancor di più, soffrendo le mosse del regime. La fine di una delle più chiuse ed oppressive dittature del mondo è ancora lontana.

Fonte: Articolo 21

07 maggio 2010

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+

Lascia un commento