La corsa verso lo “Stato della nazione ebraica”


NEAR EAST NEWS AGENCY


Quattordici ministri su venti hanno approvato il disegno di legge volto a cambiare, nella Legge Fondamentale, la denominazione di Israele. Una mossa che, se approvata dalla Knesset, potrebbe mettere a rischio i diritti della minoranza palestinese.


CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+
netanyahustatoebraico

Lo Stato ebraico è quasi realtà. Con una mozione discussa ieri in commissione ministeriale e approvata con una maggioranza di 14 a 6, il governo israeliano continua la sua corsa verso l’istituzione di uno Stato in cui, denunciano palestinesi ed esponenti della sinistra israeliana,  metterà a rischio i diritti della minoranza araba e dei non-ebrei. Vivono infatti in Israele circa 300mila cittadini di origine “russa” (ossia provenienti dai paesi della ex Urss) ai quali non è riconosciuto lo status di ebrei e potrebbero vedere ridotti i loro diritti. Il premier Netanyahu da parte sua nega future discriminazioni  e assicura che nello “Stato della nazione ebraica” tutti i cittadini avranno uguali diritti.

Mercoledì prossimo la nuova legge verrà presentata alla Knesset dove i parlamentari dovranno decidere se approvarla o meno in un dibattito che già si preannuncia incandescente. I toni infatti erano stati accesi fin dalla discussione in commissione ministeriale,  con i giornalisti seduti in corridoio che sentivano le grida provenire dalla seduta a porte chiuse, come rivela il quotidiano the Times of Israel. “Israele – ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu rivolgendosi suo gabinetto – è lo Stato ebraico e nazionale per il popolo ebraico con uguali diritti per tutti i cittadini”.

Il disegno di legge è stato discusso assieme ad altre misure, come la demolizione delle case delle famiglie dei palestinesi di Gerusalemme Est che sono coinvolti in attacchi contro gli israeliani, approvate nonostante la condanna delle associazioni per i diritti umani. “Non può essere – ha chiarito Netanyahu – che coloro che attaccano i cittadini israeliani e invitano all’eliminazione dello Stato di Israele possano godere di diritti come l’assicurazione nazionale, e così i loro familiari che li sostengono”.

Le critiche alla legge sono giunte da ogni parte del paese: Yair Lapid, ministro delle Finanze, ha affermato che questa è una legge “a cui si sarebbero opposti perfino Ben Gurion e Jabotinsky” (i padri fondatori di Israele). Per Tzipi Livni, ministro della Giustizia, “questa legge distruggerà il Paese”.  La stampa israeliana spazia dal definire la legge “controversa”, come scrive il Times of Israel, ad “antidemocratica”, come lascia intendere un editoriale di Haaretz, dal momento che permetterà alle autorità israeliane azioni come la revoca della cittadinanza – che il ministro dell Interno Gilad Erdan già ha sperimentato nei confronti di un palestinese che ha passato 10 anni in prigione per un attacco nel 2001.

  Alcuni osservatori parlano di deriva religiosa di Netanyahu, ma non si può non considerarla come una mossa politica fatta in vista delle elezioni e, soprattutto, del recente riconoscimento dello Stato palestinese da parte di alcuni governi e parlamenti europei. Non una parola, invece, è giunta dagli Stati Uniti, sempre i primi a dissociarsi dalle mosse unilaterali della parte palestinese sia durante che dopo il negoziato. Nena News

Fonte:  http://nena-news.it

24 novembre 2014

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+

Lascia un commento