“L’Italia non può guardare con indifferenza agli avvenimenti libici”


quirinale.it


Intervento del Presidente Napolitano per la Giornata Mondiale del Rifugiato in occasione del 60° anniversario della Convenzione di Ginevra sullo status dei Rifugiati. “E’ nostro impegno, sancito dal Parlamento, raccogliere l’appello dell’ONU”.


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"L'Italia non può guardare con indifferenza agli avvenimenti libici"

Intervento del Presidente Napolitano alla Giornata Mondiale del Rifugiato in occasione del 60° anniversario della Convenzione di Ginevra sullo status dei Rifugiati

Ringrazio vivamente per l\'invito che mi è stato rivolto e che ho accolto ben volentieri. Desidero anche esprimere il mio caloroso apprezzamento per la scelta dell\'Alto Commissario, l\'amico Guterres, di celebrare in Italia, a Roma e all\'indomani della sua visita a Lampedusa, la Giornata Mondiale del Rifugiato. La sua presenza tra noi è un segno di attenzione che accogliamo con compiacimento, ed è una preziosa occasione di chiarimento sul tema generale dell\'asilo e sulle vicende che di recente hanno in modo particolare coinvolto l\'Italia.

Va, innanzitutto, riconosciuto e sottolineato il merito storico che l\'Alto Commissariato dell\'ONU per i rifugiati ha acquisito nei decenni, affrontando drammatiche crisi ed emergenze, operando in circostanze ambientali diverse e difficili, compiendo sforzi straordinari per alleviare le sofferenze umane e prendersi cura di un gran numero di persone, e in particolare di donne e bambini, che avevano bisogno di ogni specie di soccorsi e chiedevano asilo.
La missione dell\'Alto Commissariato è ben lontana dall\'esaurirsi, perché resta purtroppo assai ardua la prospettiva di un mondo di pace e di libertà, non più segnato da conflitti, persecuzioni e discriminazioni.

E dovunque, anche in Italia, si deve prendere più largamente coscienza della persistenza, della possibile ulteriore estensione del flusso dei rifugiati, della dimensione mondiale del fenomeno e della responsabilità cui nessun paese civile può sottrarsi. Nessun paese fedele ai principi delle Nazioni Unite e agli obblighi delle Convenzioni internazionali ; in particolare, nessun paese ricco, progredito economicamente e socialmente, e dotato di un\'autentica cultura dei diritti e della solidarietà. Non è immaginabile che ci si possa adagiare o attardare in egoistiche chiusure nazionali ; che ci si possa illudere di esorcizzare così la realtà che preme alle nostre porte, la pressione che si trasmette da un continente all\'altro per effetto dell\'aspirazione alla pace e alla vita che muove tanti diseredati.

Questo è il significato della Giornata Mondiale del Rifugiato, e ciò che essa dice anche al nostro paese. L\'Italia si sta misurando con le ricadute dei movimenti liberatori, dei veri e propri moti rivoluzionari, che da mesi stanno scuotendo il mondo arabo, il Nord Africa, il Medio Oriente. Essa di certo non poteva guardare con indifferenza o distacco agli avvenimenti in Libia, un paese a noi così vicino e col quale abbiamo nel tempo stabilito rapporti così intensi ; essa non poteva rimanere inerte dinanzi all\'appello del Consiglio di Sicurezza perché si proteggesse una popolazione che chiede libertà, autonomia, giustizia, perché la si proteggesse dalla feroce repressione del regime del colonnello Gheddafi e le si aprisse la prospettiva di una pacifica evoluzione politica e civile verso forme di reggimento democratico. E\' nostro impegno, sancito dal Parlamento, restare schierati con le forze di altri paesi che hanno raccolto l\'appello delle Nazioni Unite.

L\'afflusso sulle nostre coste, in particolare su quelle di Lampedusa – più vicine alla Libia e alla Tunisia – di rifugiati e richiedenti asilo di varie nazionalità africane, pone problemi non lievi alle nostre istituzioni e amministrazioni. Problemi non lievi perché si tratta di un afflusso improvviso e intenso, giorno dopo giorno, e perché esso si è aggiunto ad un afflusso, anch\'esso bruscamente intensificatosi, di immigrati illegali provenienti dalla Tunisia.
Non si deve perdere, da parte dell\'opinione pubblica italiana, la distinzione tra i due fenomeni : bisogna affrontarli insieme ma su piani anche giuridicamente diversi, secondo le rispettive regole quali finora definite in sede di Unione Europea.

E\' giusto, in questa occasione, sollecitare attenzione e collaborazione, innanzitutto al livello europeo, per le prove cui sta facendo fronte l\'Italia, considerando che essa rappresenta agli occhi tanto dei migranti in cerca di lavoro e di vita migliore, quanto dei richiedenti protezione e asilo, la porta dell\'Europa.
Nello stesso tempo, per quel che riguarda il problema dei rifugiati, noi italiani dobbiamo sapere o ricordare che altri paesi europei, tra i quali la Germania, il Regno Unito, la Francia, i Paesi Bassi e quelli scandinavi, hanno accolto e integrato un numero di rifugiati – in rapporto alla popolazione – molto superiore a quelle registrato in Italia.

Il problema che ci si pone è piuttosto quello di colmare i vuoti che ancora presentano la nostra legislazione nazionale e il nostro sistema di accoglienza, protezione e integrazione.

Va però positivamente sottolineato come sia stato importante il recepimento in Italia delle direttive europee del 2003, 2004 e 2005 in materia di asilo, e come, proprio di fronte alle recenti emergenze, la nostra Guardia Costiera e la nostra Marina Militare si siano generosamente impegnate per il salvataggio di profughi diretti verso le coste siciliane su imbarcazioni a rischio di naufragio. E a ciò hanno cooperato con slancio e abnegazione, specie a Lampedusa, tanti cittadini, autorità locali e forze di polizia. Purtroppo non si è riusciti ad evitare orribili sciagure, vere e proprie stragi di innocenti, vittime di un turpe criminoso traffico di esseri umani che richiede ben più energici interventi della comunità internazionale.

Questo è lo spirito, questi sono gli intenti, secondo i quali – Signor Alto Commissario e caro amico Guterres – confido che l\'Italia farà la sua parte, contando su un più efficace e coordinato impegno comune.

Fonte: Quirinale.it

20 giugno 2011

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