Immaginatevi 7000 studenti e insegnanti…


Piero Piraccini


Che cosa è stato il Meeting delle Scuole della Pace per la Fraternità e il Dialogo, la più grande manifestazione delle scuole per la pace che l’Italia possa annoverare nella sua storia.


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Immaginatevi ragazzi che, prima a centinaia e poi a migliaia, si riversano con le loro cariche di gioia e di voglia di fare, in ambienti a loro nuovi: aule d’istituzioni nazionali, d’istituti religiosi, di … e per la prima volta vedono le facce di persone che rappresentano punti importanti della nostra società: il Parlamento nelle sue diverse articolazioni, l’Europa, la RAI, il Sacro Convento di Assisi, …

Immaginatevi la loro curiosità e a volta la preoccupazione (dovremo, mica, studiare anche questi?!) nello sfogliare il materiale che gli è consegnato. Quaderni che descrivono la sostanza di ogni vita, a partire dalla loro (anche se per ora, per fortuna, non hanno la necessità di doverne essere pienamente consci): la pace declinata con parole e figure nuove; un giornalone di cui è chiesto (e loro lo fanno) di urlarne il titolo: IO NON HO PAURA; bandierine con le stelle dell’Europa sventolate quando se ne richiama la missione originaria: la pace, ancora una volta.

Ma, prima ancora, immaginate il lavoro preparatorio svolto da insegnanti per i quali le parole: Se una scuola non è di pace, che scuola è?, costituiscono un a priori del loro lavoro e, quindi, hanno impegnato parte del loro tempo coi loro ragazzi per costruire momenti di teatro o di musica o d’immagini, per poterli condividere con altri ragazzi come loro, condividendo un fare che porta altri a fare analoghe cose e soprattutto perché noi siamo fortunati: la scuola ci rende amici.

Ma prima, ancora prima, immaginate altri insegnanti che per lunghi mesi si sono ritrovati per predisporre alcune linee guida funzionali a un’altra idea di scuola, raccordandosi con livelli ministeriali, perché la scuola sia un percorso che s’implementa di continuo con la società che cambia, e con le attese dei ragazzi i cui tempi di vita rischiano di essere soffocati dalla velocità che mentre li chiama al consumo gli impedisce il pensiero.

Ecco, questi ragazzi, questi loro insegnanti, hanno dimostrato per alcuni giorni una nuova idea di scuola (la miglior scuola, l’ha definita il ministro) che non chiede di conoscere a memoria date e personaggi, cose pur importanti, ma insegna (cerca di insegnare) a saper leggere la vita che stanno vivendo fornendo gli strumenti per interpretarla.

E poi immaginate la piazza del Campidoglio, in una fortunata giornata di sole, riempita di bandiere della pace, quelle arcobaleno e quelle dell’Europa, sventolate da mani di migliaia di ragazzi per i quali il gioco e il pensiero stanno assieme. Marco Aurelio, dall’alto del suo piedistallo forse non avrebbe disdegnato quella presenza vociante e colorata, ma sicuramente l’avrebbe apprezzata quel giornalista di cui lì vicino, nell’aula della promoteca, si celebravano le esequie, così come avrebbe osservato compiaciuto, in bocca l’ennesima sigaretta, mentre veniva depositata la bandiera della pace sopra la sua bara.

E, infine, se non già c’eravate, immaginate la sala Paolo VI all’arrivo di papa Francesco: un boato, una selva di cellulari e di mani che si protendono. E poi una risposta alle domande di cinque ragazzi, fatta di saggezza accompagnata da un dire semplice e comprensibile da tutti, propria di chi non si affatica a trovare le parole giuste per esprimere un concetto, perché quelle parole sono parte di se stesso: la cultura della distruzione che sembra sopraffarci, ma mai abbandonarci alla rassegnazione; un mondo pieno di ricchezze e la vista di bambini la cui magrezza sconvolge e il cui sfruttamento sul lavoro, sfruttamento esteso anche ad altri, prova indignazione; l’incapacità di ascolto da parte di chi avrebbe, invece, il compito di essere d’esempio per tutti, opposta alla mitezza necessaria; la parola “madre” applicata a una bomba: il massimo degli ossimori di cui vergognarsi così come del potere del denaro, il nuovo dio; la necessità di costruire un patto educativo fra la famiglia, la società e la scuola; l’incapacità dei media di proporre figure positive che pur esistono, ma sono nascoste perché non “vendono”; il dramma dell’immigrazione coi suoi morti, la tragedia più grande dopo la seconda guerra mondiale; gli accordi per uno sviluppo sostenibile: parole importanti alle quali consegue ben poco, richiamando quelle sconsolate di una canzone di Mina.

Ecco, tutto questo, e tanto altro, è stato il Meeting delle Scuole della Pace per la Fraternità e il Dialogo che ha visto la partecipazione di 7000 (settemila!) ragazzi coi loro insegnanti. La più grande manifestazione delle scuole per la pace che l’Italia possa annoverare nella sua storia.

p.s.: Non sarà elegante farlo, ma non si può tacere che senza il lavoro di Flavio Lotti e delle ragazze che lavorano con lui nel suo ufficio a Perugia, questo non sarebbe successo. Sì, hanno ricevuto una mano, alcune più pesanti di altre, ma loro hanno messo tutto se stessi in un’opera la cui complessità è stata pari al risultato. Eccezionale.

8 maggio 2017

Piero Piraccini

 

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