Su Gaza il mondo chiude gli occhi


L'Osservatore Romano


La denuncia delle Nazioni Unite per le condizioni di vita nella striscia.


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gaza

«Il mondo ha chiuso gli occhi e le orecchie rispetto alla terribile situazione umanitaria a Gaza». Con queste parole Pierre Krahenbuhl, il commissario generale dell’Unrwa (l’agenzia dell’Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi), ha sottolineato ieri il silenzio della comunità internazionale sul peggioramento della crisi umanitaria nella striscia di Gaza, invocando nuovi aiuti per una popolazione allo stremo.

Nel corso di un briefing con i giornalisti, Krahenbuhl ha detto: «Non è accettabile lasciare che centinaia di migliaia di persone soffrano per le guerre che si sono registrate nella striscia di Gaza e per la dura condizione quotidiana in cui vivono». La popolazione della striscia, circa due milioni di persone, vive sotto l’amministrazione di Hamas, il movimento islamico che ha preso il controllo del territorio palestinese nel giugno 2006 in seguito a violenti scontri con i rivali di Al Fatah. Da quel momento, si è creata una situazione di completo stallo e di periodiche violenze con Israele, che ha imposto il blocco alla striscia. Hamas non fa parte dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) né riconosce Israele. Negli anni scorsi, l’esercito israeliano ha lanciato tre offensive militari su larga scala contro la striscia di Gaza per contrastare Hamas e le formazioni paramilitari che gli sono collegate. «Il mondo dovrebbe essere più preoccupato del costo umanitario di dieci anni di blocco imposto su Gaza» ha sostenuto Krahenbuhl. «Se si continua semplicemente a guardare quello che succede a Gaza, la situazione non migliorerà nei prossimi anni. Questo significa che aumenteranno le sofferenze dei bambini, degli anziani e delle donne». Il commissario dell’agenzia dell’Onu ha anche fatto notare che oltre il 65 per cento degli studenti delle scuole gestite dall’Unrwa a Gaza non riescono a trovare lavoro a causa delle dure condizioni di vita, dell’aumento della povertà e dei tassi di disoccupazione.

Fonte: L’Osservatore Romano

2 dicembre 2016

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