Fine dell’era Gbagbo, il giorno dopo violenze e polemiche


Misna


Costa d’Avorio. All’indomani dell’arresto del presidente uscente giungono nuovi bilanci e testimonianze delle violenze e gravi violazioni dei diritti umani. Di seguito l’intervista a Jean Djoman, responsabile della Caritas.


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Fine dell'era Gbagbo, il giorno dopo violenze e polemiche

“Abbiamo dovuto lasciare la capitale a causa dell’insicurezza crescente e dei saccheggi. In queste ore la gente si protegge come può visto che le forze dell’ordine sono inesistenti e non sappiamo a chi chiedere aiuto. Ancora stamani si sono uditi colpi d’arma da fuoco a Cocody e al Plateau, feudi dell’ex-presidente Laurent Gbagbo” dice alla MISNA André Banhouman Kamaté, presidente della Lega ivoriana dei diritti umani (Lidho), in una testimonianza che rispecchia il clima di confusione che regna oggi nella capitale economica.

Le autorità hanno prorogato fino a domani il coprifuoco, in vigore dalle 18 alle 6 di mattina, mentre il presidente eletto Alassane Ouattara è impegnato in colloqui con i generali delle Forze di difesa e sicurezza (Fds, esercito di Gbagbo). Nel frattempo l’Onu annuncia il trasferimento di Gbagbo dall’ Hôtel du Golf: si trova ora in un luogo segreto fuori dalla capitale, sempre sotto la protezione dei caschi blu della locale missione Onuci.  L’ex-ministro degli Interni di Gbagbo, Désiré Tagro, è invece deceduto ad Abidjan a causa delle gravi ferite inflitte dalle forze di Ouattara durante  l’assalto finale alla residenza di Cocody.

All’indomani dell’arresto del presidente uscente giungono anche nuovi bilanci e testimonianze delle violenze e gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nell’ovest del paese, in particolare nelle località di Duékoué e Bloléquin. Sulla base delle indagini svolte dai rappresentanti dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani risulta che 536 persone sono state uccise in quella regione, un dato che si aggiunge ad altri 400 morti nella sola Abidjan. “Bilanci probabilmente destinati a crescere man mano che gli operatori umanitari porteranno avanti le loro ricerche e riusciranno a spostarsi da nord a sud del paese” avverte Jean Djoman, responsabile dello sviluppo umano di Caritas Costa d’Avorio.

Intanto a Ginevra il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha nominato tre esperti incaricati di aprire un’indagine internazionale sulle violazioni dei diritti umani e violenze commesse da fine novembre. A guidarla sarà il tailandese Vitit Muntabhorn, ex-relatore Onu in Corea del Nord, assistito dalla beninese Reine Alapini Gansou, presidente della Commissione africana dei diritti umani, e dall’esperto sudanese di conflitti Suliman Baldo. Le conclusioni dovranno essere presentate alla prossima sessione del consiglio, a giugno.

Sul fronte dell’emergenza umanitaria e della ricostruzione di un paese in ginocchio, la commissione dell’Unione europea ha sbloccato 180 milioni di euro mentre l’ex-potenza coloniale francese ha promesso 400 milioni di euro per rispondere ai bisogni urgenti delle popolazioni, in particolare ad Abidjan, e rilanciare le attività economiche. Per quanto riguarda le questioni  finanziarie, i ministri delle Finanze dei paesi della zona monetaria del franco hanno garantito a Ouattara e agli ivoriani “pieno sostegno e solidarietà” mentre la Banca mondiale ha già dato la sua disponibilità a riallacciare rapporti diretti con Abidjan.

Sul versante diplomatico africano, le cronache delle ultime ore sono alimentate da dichiarazioni di sollievo per la conclusione della crisi post-elettorale in Costa d’Avorio, pilastro economico della regione occidentale, ma anche da interrogativi sul futuro di Gbagbo e le sfide del neo presidente.

Dal Malawi giunge la notizia dell’invio di 850 soldati a sostegno dell’Onuci per un periodo di sei mesi: “Il paese si trova in una situazione molto complessa. State attenti non saprete sempre chi sarà il vostro nemico” ha detto ai militari il presidente Bingu wa Mutharika.

Da Niamey a Dakar domina l’ottimismo per il futuro della Costa d’Avorio dove “la gente può finalmente respirare, era ora (…) il popolo ivoriano e l’intera Africa occidentale hanno fatto passi indietro a causa della testardaggine di un uomo, Gbagbo” secondo il portavoce del partito del neo-presidente nigerino, Mahamadou Issoufou. La Nigeria chiede “rispetto e dignità” per il presidente uscente Gbgabo mentre il mediatore nella crisi ivoriana, il presidente del Burkina Faso Blaise Compaoré, ha deplorato “una perdita di tempo e degli scontri” prima di risolvere il conflitto.

Tuttavia non mancano perplessità sul ruolo avuto da Parigi nella risoluzione della crisi, intervenuta con i suoi militari della ‘Licorne’ e bombardamenti aerei mirati, al fianco dell’Onuci. Tra le voci critiche quella dell’oppositore camerunense Anicet Ekane che denuncia “il ruolo di gendarme della Francia”, intenzionata a “ricolonizzare il continente e riproporre una nuova formula della Françafrique”, a ben 50 anni dall’indipendenza di 17 paesi africani, di cui la Costa d’Avorio.

Per Parigi invece l’intervento della Licorne è “assolutamente inattaccabile in quanto autorizzato dalla risoluzione 1975 del Consiglio di sicurezza” ha sottolineato il portavoce del governo francese, François Baroin, aggiungendo che “l’uscita di scena di Gbagbo è una buona notizia per il popolo ivoriano e il processo democratico in Africa”. Per il ministro della difesa di Parigi, Gérard Longuet la missione della Licorne, oggi in 1700 unità, è “totalmente compiuta” e ora deve “ripiegarsi nelle sue basi”.

Fonte: Misna.org

12 aprile 2011

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Per Gbagbo arresti domiciliari e ipotesi di processo

 È agli arresti domiciliari Laurent Gbagbo, il presidente costretto a lasciare il potere al termine del conflitto politico-militare innescato dalle elezioni di novembre: ad annunciarlo, dopo notizie parziali diffuse ieri sera dalle Nazioni Unite, è stato il governo del suo rivale Alassane Ouattara.

In una nota diffusa dal ministero della Giustizia si sostiene che il provvedimento di custodia cautelare colpisce sia Gbagbo sia alcuni suoi non precisati “alleati”. Ieri l’ormai ex-presidente era stato trasferito dall’albergo della città di Abidjan dove era stato portato lunedì dopo l’epilogo della crisi. Per ora non si conoscono né il luogo di detenzione di Gbagbo, né i prossimi passaggi giudiziari: secondo l’Onu, dopo il voto di novembre l’ex-presidente potrebbe essersi reso responsabile di una serie di violazioni dei diritti umani.

L’ipotesi di un’inchiesta è stata rafforzata ieri sera anche da una telefonata a Ouattara del presidente americano Barack Obama. Entrambi si sono detti pronti a “sostenere il ruolo” di una commissione d’inchiesta dell’Onu appena nominata e della Corte penale internazionale (Cpi).

Fonte: Misna.org

13 aprile 2011

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Emergenza umanitaria e ricostruzione, Caritas alla Misna

Emergenza umanitaria, priorità politiche e prospettive di ricostruzione: all’indomani della cattura/resa del presidente uscente Laurent Gbgabo,  in quello che al momento appare come l’epilogo di un braccio di ferro che per quattro mesi lo ha visto opporsi allo storico rivale Alassane Ouattara – presidente eletto riconosciuto dalla comunità internazionale – la MISNA tasta il polso della situazione ad Abidjan e nel resto del paese con Jean Djoman, responsabile di Caritas nel pase e coordinatore degli aiuti umanitari al livello regionale.

Signor Djoman quale clima si respira oggi per le strade di Abidjan?

Dall’arresto, ieri, di Laurent Gbgabo ci sono due sentimenti contrastanti tra la gente: da una parte la tristezza dei suoi sostenitori, di quel 45% di ivoriani che hanno votato per lui a novembre, dall’altra l’esplosione di gioia di chi aspettava da mesi una sua uscita di scena e l’investitura alla presidenza di Alassane Ouattara. Anche se gli abitanti hanno ripreso ad uscire di casa, dopo giorni di ‘isolamento’ forzato e per le strade si vedono circolare le macchine, il clima rimane pesante a causa dell’insicurezza diffusa in alcuni quartieri ‘caldi’ della capitale. La gente rientra presto la sera, temendo aggressioni e saccheggi di giovani armati; stamattina in più quartieri si sono uditi colpi d’arma da fuoco come a Yopougon e Cocody. E poi rimane l’incognita del quartiere pro-Ouattara di Abobo, ancora in mano al cosiddetto ‘commando invisibile’ di Ibrahim Coulibaly. Per fortuna nella quasi totalità della città è ripresa l’erogazione di acqua ed elettricità.

Come cittadino ivoriano può dirci quali sono le preoccupazioni dei suoi compatrioti in questo momento?

A questo punto il mio augurio, come credo di molti ivoriani, sia che la nuova situazione politica e il passaggio di poteri avvenga nella calma, nella serenità: è giunta l’ora di riconciliare gli ivoriani e di rimboccarsi le maniche per ricostruire il nostro paese dopo tanta sofferenza e anni davvero difficili cominciati nel 1995.

Di grande attualità e altrettanto cruciale è la procedura giudiziaria che verrà avviata nei confronti di Gbgabo: quali capi di accusa verranno formulati nei suoi confronti? Sarà giudicato da un tribunale ivoriano o dalla Corte penale internazionale? Sono tutte domande che gli ivoriani si stanno ponendo, ma una cosa è certa per non creare nuove tensioni tra la gente il nuovo potere dovrà dimostrare con i fatti la sua volontà di perseguitare tutti i responsabili di crimini e violazioni perpetrati negli ultimi mesi. La giustizia deve essere uguale per tutti, che i presunti autori di violenze siano vicini a Gbgabo come a Ouattara.

Per l’economia, messa in ginocchio da mesi, anzi anni, di crisi, sono fiducioso anche se ci vorrà tempo per far ripartire il sistema produttivo. La revoca dell’embargo sui porti di Abidjan e San Pedro è già una buona notizia per l’economia ivoriana e dell’intera Africa occidentale. Dobbiamo tutti metterci al lavoro: gli ivoriani e tutti gli altri cittadini da anni stabiliti qui sono grandi lavoratori e poi c’è un grande potenziale di risorse naturali da sfruttare. 

A quali sfide dovrà rispondere il presidente Alassane Ouattara?

La grande sfida del neo-presidente Ouattara è ovviamente politica, cioè quella di sedersi al tavolo con la controparte ma anche con le forze vive per far ripartire le istituzioni. Vedremmo se terrà la mano alla corrente politica di Gbagbo e se questa, ormai all’opposizione, saprà giocare il suo ruolo con serietà e serenità; speriamo che non adottino la politica della ‘sedia vuota’ in quanto in democrazia l’opposizione ha un ruolo importante da cane da guardia. Le sfide vanno rilevate insieme poiché uniti si è più forti.

L’altra sfida urgente è quella del disarmo delle tante milizie e forze presenti sul territorio ivoriano, prima tra tutte l’ex-ribellione di Guillaume Soro, le Forze nuove (Fn, pro-Ouattara), che ora, con l’uscita di scena di Gbagbo non hanno più nessun motivo di tenere le armi in mano. Poi c’è anche la questione del comando invisibile di Coulibaly (ex-capo ribelle delle Fn, originario di Bouaké)  che controlla Abobo; tutti sanno che Coulibaly ha mire politiche. Solo col disarmo, a cominciare dai giovani patrioti di Gbagbo, che in queste ore stanno imperversando per le strade di Abidjan, si potrà ristabilire la sicurezza e ridare fiducia agli ivoriani, anche alle migliaia di compatrioti rifugiati nei paesi confinanti.

Tuttavia per affrontare al meglio la questione del disarmo serve una riflessione approfondita al livello della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) e un impegno politico da parte di tutti gli stati membri dell’organizzazione regionale. Si sa bene che in Costa d’Avorio da anni sono stati assoldati miliziani liberiani, ma non solo. Guardate ora la crisi dell’esercito in Burkina Faso: bisogna bloccare la diserzione nei ranghi delle forze armate della regione ma anche l’arruolamento di giovani come miliziani.

Ouattara dovrà anche affrontare la questione dell’esercito, da anni attraversato da profondi divisioni interne, da rivalità e vecchi rancori che di fatto hanno indebolito le nostre forze armate. Serve una nuova gestione e un esercito davvero nazionale.

Come operatore umanitario di Caritas, quali sono oggi gli interventi da avviare con urgenza sia ad Abidjan che nel resto del paese?

Servono corridoi umanitari per consentire agli operatori di entrare ad Abidjan, rimasta isolata per 13 giorni senza acqua, luce, cibo e medicinali. Dobbiamo in primo luogo far valutare i bisogni di migliaia di sfollati interni, per lo più nei quartieri di Abobo e Adjamé, ma anche dei gruppi sociali più svantaggiati. A mio avviso si sta profilando una crisi alimentare e sanitaria: servono con urgenza medicinali, cibo e prodotti di prima necessità. Speriamo che possano arrivare in tempi brevi con la riapertura dei porti e la ripresa della circolazione terrestre tra il nord e il sud del paese.

 Purtroppo la stagione delle piogge è iniziata e per le strade di Abidjan ci sono tonnellate di rifiuti: si temono epidemie di colera e altre malattie. A Port Bouet (sud), nel mio quartiere, abbiamo già registrato due vittime di colera. L’altro fronte difficile è l’ovest del paese, soprattutto Duékoué, epicentro di violenze incrociate che hanno causato centinaia di vittime. Nella locale missione cattolica ci sono 40.000 sfollati che necessitano di cibo e medicinali. E poi ci sono le migliaia di rifugiati in Liberia, che ospita più di 130.000 ivoriani,  Ghana, Mali, Burkina Faso e Guinea. Anche loro devono fronteggiare una grave emergenza umanitaria in contesti non sempre facili e stabili. Solo per la Costa d’Avorio, in base alle ultime valutazioni, servono più di 300.000 euro di aiuti urgenti per l’ovest e almeno 770.000 per la sola Abidjan.

(Intervista di Véronique Viriglio)

Fonte: Misna.org

12 aprile 2011

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