Fassino: “Chiediamo rispetto e scelte condivise, il Paese rinasce con l’aiuto di tutti”


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Il presidente dell’Anci alla XXX assemblea annuale: “I Comuni hanno e meritano fiducia”.


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“I sindaci sono gli interlocutori naturali di cittadini, imprese, famiglie, anziani, disoccupati e precari. Da noi vengono per ricevere risposte. Questa consapevolezza, però, spesso non ci viene riconosciuta né dallo Stato né da certa stampa che troppo spesso identifica i Comuni come centri si spesa parassitaria. Oggi chiediamo rispetto. Chiediamo di condividere le scelte. Chiediamo di essere messi nelle condizione di fare quello per cui i cittadini ci hanno eletto”. Così il presidente dell’Anci, Piero Fassino, in un passaggio della relazione alla platea dei sindaci e membri del governo, intervenuiti alla giornata inaugurale della XXX assemblea annuale dell’Anci di Firenze.
Alla presenza del Capo dello Stato, del premier Letta e dei ministri Delrio e Giovannini, Fassino ha tracciato le linee che guideranno la sua presidenza, iniziata lo scorso luglio. Nel suo primo discorso in assemblea da presidente, Fassino ha innazitutto spiegato il perché dello slogan scelto quest’anno. “‘Il Paese siamo noi’ non vuole essere un semplice slogan o narcisismo fine a se stesso. Con queste parole abbiamo voluto significare la nostra dedizione senza la quale l’Italia non ce la farebbe”. Una dedizione, secondo il presidente Anci, messa troppo spesso in dubbio.
“In questi anni – ha infatti spiegato Fassino – abbiamo visto costantemente ridotte le nostre risorse e come se non bastasse le ingerenze sul ruolo dei Comuni sono aumentate, come accaduto con la spending review, persecutoria nei nostri confronti. Voglio dire con chiarezza che noi la revisione della spesa la facciamo tutti i giorni. Vorrei fosse così anche per le altre parti dello Stato”.
Parole “aspre” ha detto Fassino, “così come aspro è lo stato d’animo dei sindaci italiani. Negli ultimi 12 anni – ha ricordato – abbiamo subito continui tagli. Solo dal 2007 al 2013 parliamo  di 16 miliardi di euro, otto di inferiori trasferimenti e altri otto dai vincoli del Patto di stabilità. Non è pensabile tagliare ancora. Occorre un cambio di passo, una stagione nuova che il presidente del Consiglio ci ha assicurato nell’incontro del sette agosto scorso”.
Fin qui le critiche, anche se non mancano nel discorso del sindaco di Torino apprezzamenti sull’azione di governo, specie per quanto riguarda la legge di stabilità. “E’ un primo passo verso la direzione giusta – ha ammesso Fassino – . Dopo anni siamo di fronte ad una strategia che va verso la crescita e gli investimenti. Ci è stato assicurato un miliardo di allentamento del Patto di stabilità, così come ci è stato garantito niente tagli per per il 2014”. Sulla Service tax, tuttavia, qualche dubbio resta: “Vogliamo sia equa per i cittadini quindi non superiore alla somma di Imu e Tares. Dall’altra parte, però, non deve voler significare meno risorse per i Comuni. Da una prima valutazione  sembra che il miliardo che il governo intende dare come integrazione non sia sufficiente. Se i nostri calcoli risulteranno esatti si dovrà intervenire”.
Nella sua lunga relazione, Fassino ha toccato molti temi. Dall’immigrazione, per la quale “i sindaci come Giusi Nicolini non possono essere lasciati soli”, all’emergenza casa  per cui il presidente Anci ha auspicato “un programma di housing sociale per dare risposta ai tanti, troppi cittadini senza casa”.
E poi le riforme istituzionali e il riordino delle competenze, in una parola il federalismo. “E’ giunto il momento – ha detto Fassino – per un tagliando sulla riforma del Titolo V rivisto nel 2001, una riforma che non ha risolto i problemi di decentramento delle competenze. Oggi – ha aggiunto – assistiamo ad un neo centralismo regionale che insieme a quello dello Stato centrale non porta vantaggi ed efficienza ma moltiplicazione e sovrapposizione di competenze. Bisogna invece andare verso un sistema dove a legiferare siano le Regioni e a gestire i Comuni”.
Ma non solo richieste da parte del presidente Anci. “Voglio dire con chiarezza che diciamo no ad un localismo asfittico. Accogliamo con favore l’avvio della discussione sulle Città metropolitane, così come voglio ribadire il sì alle Unioni dei Comuni che il governo deve incentivare con norme chiare e ordinamenti precisi”. Sui piccoli Comuni, inoltre, Fassino ha ricordato al governo che per loro “l’applicazione del Patto di stabilità non porta vantaggi alle finanze dello Stato quindi bisogna escludere gli enti sotto i 5mila abitanti da questo genere di vincoli vincoli”.
“Occorre una vera rivoluzione – ha concluso il presidente dell’Anci -, una deregolazione  che liberi le amministrazioni centrali e locali dai troppi adempimenti che soffocano amministratori e cittadini. I Comuni hanno e meritano fiducia. Abbiamo la consapevolezza di vivere in un grande Paese e per farlo uscire dalla crisi occorre lo sforzo di tutti, ognuno per ciò che gli compete”. (ef)

Fonte: www.anci.it
23 ottobre 2013

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