Esportazione armi, dall’Europa una conferma preoccupante che inchioda le aziende bresciane


OPAL Brescia


Lo riporta un comunicato di OPAL (Osservatorio permanente sulle armi leggere) di Brescia, che oggi alle ore 11.30 terrà una conferenza stampa.


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“I dati della recente Relazione dell’Unione Europea sulle esportazioni di armi confermano quanto abbiamo posto all’attenzione lo scorso aprile in occasione di EXA: una parte delle armi esportate nel 2011 dalla Provincia di Brescia sono di tipo e di calibro simile a quello militare e, pur a fronte delle limitazioni normative comunitarie, sono state fornire a nazioni sottoposte ad embargo di armi, a paesi in conflitto e dove si verificano gravi violazioni dei diritti umani. Rinnoviamo perciò al Prefetto di Brescia la nostra richiesta ufficiale di fare chiarezza su queste esportazioni”.

Lo riporta un comunicato di OPAL (Osservatorio permanente sulle armi leggere) di Brescia, che venerdì 11 gennaio alle ore 11.30 terrà una conferenza stampa presso la sede dell’associazione in viale Venezia, 112 (Missionari Comboniani parcheggio interno) per illustrare i dati della “Quattordicesima Relazione annuale sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 14 dicembre u.s..

«Lo scorso aprile in occasione di EXA – afferma Piergiulio Biatta, presidente di OPAL – abbiamo posto all’attenzione diverse esportazioni di armi avvenute nel 2011 dalla Provincia di Brescia: riguardavano alcune nazioni sottoposte ad embargo di armi come il Libano e la Bielorussia, ma anche paesi che hanno visto sommosse e dure repressioni durante la ‘primavera araba’ e che sono tuttora in rivolta come l’Egitto e il Bahrain e, infine, stati nei quali vi sono continui scontri armati interni come la Colombia. Dall’ultima Relazione ufficiale dell’Unione Europea apprendiamo che proprio queste armi esportate dall’Italia – di cui buona parte dalla Provincia di Brescia – sono considerate armi letali equiparabili a quelle ad uso militare. Per questo, oggi rinnoviamo la richiesta che abbiamo inviato formalmente lo scorso giugno al Prefetto di Brescia, dott.sa Narcisa Brassesco Pace, di chiarire quali siano i destinatari e gli acquirenti specifici di queste armi e, soprattutto, in base a quali valutazioni siano state rilasciate le autorizzazioni all’esportazione in zone così critiche» – conclude Biatta.

Le esportazioni di armi dall’Italia verso questi paesi sono chiaramente documentate dalla “Quattordicesima Relazione annuale sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari” che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea lo scorso il 14 dicembre. Lo spiega Giorgio Beretta, ricercatore di OPAL (nessuna parentela con gli omonimi produttori di armi di Gardone Valtrompia). «I funzionari del governo italiano avrebbero dovuto comunicare all’Unione Europea in dettaglio tutti i sistemi d’arma, comprese le armi di piccolo calibro semiautomatiche e con ricarica a pompa, esportati dall’Italia non solo alle Forze amate di stati esteri, ma anche a corpi di polizia e di pubblica sicurezza. Di fatto, hanno comunicato solo i totali dei valori delle esportazioni e non la tipologia dei sistemi d’arma. Ma hanno fatto un grossolano errore: invece di sommare i valori delle armi esportate “ad uso civile” (con utilizzo anche militare) con quelle “a specifico uso militare” hanno comunicato solo le esportazioni di armi che rientrano nella categoria ricoperta dall’ISTAT come “armi e munizioni”: e dal database dell’Istat è possibile conoscere la Provincia dalla quale sono state esportate. Incrociando le due tabelle abbiamo quindi scoperto che alla Bielorussia, un paese sottoposto nel giugno 2011 dall’Unione Europea ad embargo di armi, sono state esportate dall’Italia armi per 1.183.387 euro di cui la gran parte (€ 1.050.758) sono state inviate dalla Provincia di Brescia. Al Libano, una nazione sottoposta dal 2006 ad embargo di armi, sono state esportate dall’Italia oltre 2 milioni di euro di armi di cui quasi 1 milione (€978.324) sono state spedite da Brescia; tra l’altro anche nel 2012 sono continuate queste esportazioni di armi da Brescia al Libano e per il primo semestre del 2012 erano di circa mezzo milione di euro (€463.550). Ci chiediamo a chi di specifico siano state destinate queste armi e sulla base di quali criteri siano state rilasciate le autorizzazioni all’esportazione visto che si parla di paesi sottoposti ad embargo di armi» – conclude Beretta.

La Relazione dell’Unione Europea segnala che dall’Italia (e quindi anche dalla provincia di Brescia) sono state esportate armi al paesi del nord Africa e del Medio Oriente che nel 2011 hanno visto rivolte e sommosse popolari (si veda Tabella 2). Sono state spedite armi dalla Provincia di Brescia in Marocco (€ 3.608.893), Algeria (€ 2.865.344), Egitto (€ 332.386) e Tunisia (€ 1.880). Ma soprattutto le armi bresciane sono state spedite nel 2011 ai diversi paesi del Medio Oriente per un valore totale di oltre 11 milioni di euro (€ 11.190.345).
Armi bresciane sono state inviate a paesi dove da anni sono in atto scontri interni tra forze governative e gruppi armati come la Colombia (€ 4.601.500), il Messico (€ 8.661.924) e l’Honduras (€ 865.443). Da non sottovalutare anche le esportazioni di armi verso il Turkmenistan, un paese che il Dipartimento di Stato americano qualifica come uno “stato autoritario” riportando una lunghissima serie di violazioni dei diritti umani (tortura, arresti arbitrari, restrizioni della libertà di stampa e di riunione, ecc.): la Relazione dell’Unione Europea riporta esportazioni di armi dall’Italia al Turkmenistan per € 5.220.809, di fatto quasi tutte spedite dalla Provincia di Brescia (€ 5.202.113).

«Il governo italiano – conclude Carlo Tombola, coordinatore scientifico di OPAL – ha dovuto ammettere all’Unione Europea che quelle 11mila armi spedite nel 2009 alla Direzione Armamenti della Pubblica Sicurezza del colonnello Gheddafi erano di fabbricazione italiana e che quell’esportazione non era mai stata comunicata all’Unione Europea. Si trattava di pistole e fucili semiautomatici prodotti dalla Fabbrica d’Armi Beretta di Gardone Val Trompia: nello specifico erano 7.500 pistole semiautomatiche modello Beretta PX4 Storm cal. 9×19, 1.900 carabine semiautomatiche modello Beretta CX4 Storm cal. 9×19 e 1.800 fucili Benelli modo M4 cal.12 sempre della ditta Beretta esportate via Malta. Una fornitura che è stata rivelata – e che il governo italiano ha dovuto riconoscere – grazie anche alle ricerche di OPAL. Anche per questo chiediamo al Prefetto di fare urgente chiarezza sulle armi che vengono esportate dalla provincia di Brescia: non vorremmo che alla prossima sollevazione popolare si ritrovassero nei bunker segreti del dittatore decaduto armi di fabbricazione bresciana come quelle trovate in Iraq e in Libia» – conclude Tombola.

Fonte: www.opalbrescia.it

 
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