Egitto, 1200 condanne a morte in un mese


Riccardo Noury


Erano state 528 il 24 marzo e oggi se ne sono aggiunte altre 683. In Egitto la lotta contro il “terrorismo” va avanti anche così.


CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+
egitto1200condanneamorte

 

Erano state 528 il 24 marzo e oggi se ne sono aggiunte altre 683. In Egitto la lotta contro il “terrorismo”, un concetto vago che comprende sia i gruppi islamisti radicali – autori di gravi attentati negli ultimi mesi – che i Fratelli musulmani, va avanti anche così. Sono le proteste violente di questi ultimi dopo il 3 luglio 2013, il giorno della deposizione dell’ex presidente Mohamed Morsi, al centro dei due maxi processi celebrati presso il tribunale di Minya. Delle 528 condanne a morte emesse a marzo, 37 sono state confermate in appello. Circa 150 sono state finora commutate. Il processo d’appello per i 683 condannati di oggi – tra cui figura anche la Guida suprema dei Fratelli musulmani, Mohamed Badie –  è previsto il 21 giugno.

Le brutte notizie dall’Egitto non si limitano solo al più alto numero di condanne a morte mai emesso al mondo in un solo processo negli ultimi anni. È sempre di oggi la notizia della sentenza di primo grado che ha messo al bando le attività di uno dei gruppi protagonisti della rivoluzione del 25 gennaio 2011, il Movimento dei giovani del 6 aprile, che nulla ha a che fare coi Fratelli musulmani né tanto meno, ovviamente, col terrorismo. Secondo un tribunale del Cairo, il Movimento distorce l’immagine dello stato egiziano e compie azioni di spionaggio.

Il Movimento, il primo in Egitto a usare i social media per promuovere iniziative sul territorio, aveva esordito nel 2008 a sostegno dei lavoratori in sciopero della zona industriale di El-Mahalla El-Kubra. Il fondatore del Movimento, Ahmer Maher, è stato recentemente condannato a tre anni di carcere per aver violato le nuove leggi repressive contro le manifestazioni.

Fonte: www.articolo21.org

28 aprile 2014

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+

Lascia un commento