Ditemi come hanno ucciso mio figlio Matteo


Giornale Radio Rai


Il padre dell’alpino caduto chiede verità sulla sua morte: “E’ poco chiaro quello che è successo”. Domani i funerali solenni del primo caporal maggiore Matteo Miotto ultima vittima italiana in Afghanistan.


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Ditemi come hanno ucciso mio figlio Matteo

ROMA – La salma del primo caporal maggiore Matteo Miotto, 24 anni, ucciso venerdì da un cecchino in Afghanistan, da oggi in Italia. Dopo l'autopsia, la camera ardente al Policlinico militare del Celio, aperta dalle 16,30 alle 19,00. Le esequie solenni si terranno domani, alle 11,00, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, a Roma. Così l'ordine delle ultime ore del giovane alpino che ai propri genitori, nel testamento fatto da soldato, aveva chiesto di essere sepolto con chi aveva sempre ammirato: i caduti di guerra. Sapeva che per loro c'è un'area riservata nel cimitero di Thiene, la città in cui risiedeva con la famiglia.
Il padre è pronto, come tutta la sua città, a esaudire l'ultimo desiderio del figlio. Ma lui stesso ha un desiderio, o forse un bisogno di verità legato alle versioni contrastanti sul punto in cui l'alpino è stato colpito dal cecchino afghano mentre era di guardia alla base avanzata 'Snow', nella valle del Gulistan, la parte più pericolosa del settore ovest affidato al controllo dei militari italiani. "Adesso devono dirmi come è morto Matteo", ha dichiarato anche al Giornale Radio, Francesco Miotto, 63 anni. "E' legittimo chiedere come è morto un figlio", dice Francesco con dignità e fermezza. "E' poco chiaro quello che è successo. Non voglio contestare niente ma non capisco come un proiettile che arriva alla spalla possa colpire organi vitali". "Ieri – prosegue – mi hanno detto che era stato ferito alla spalla, adesso si parla di un colpo che l'avrebbe raggiunto al fianco. I dubbi non li ho avanzati io, ci sono delle versioni discordanti. lo posso capire, nei momenti concitati del fatto. Ma noi familiari – conclude il padre dell'alpino ucciso – vogliamo capire cosa è successo".

Fonte: Giornale Radio Rai

Ascolta il servizio di Enrica Majo su Grr

2 gennaio 2011

 

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