Dalla Cina per i diritti umani


Federico Rampini


L’ex docente Liu Xiaobo, arrestato ieri a Pechino, in un appello difendeva i diritti umani. Lo hanno sottoscritto in trecento tra scrittori, artisti e avvocati. "Chiediamo liberta’ di stampa e di religione, e una giustizia indipendente".


CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+
Dalla Cina per i diritti umani

Piu' di trecento intellettuali cinesi hanno firmato un appello per chiedere
riforme politiche, una democrazia pluralista e uno Stato di diritto. Sotto
la sigla "Difensori cinesi dei diritti umani", i firmatari che hanno sfidato
le ire del regime sono scrittori, artisti e avvocati. Hanno pubblicato ieri
il loro manifesto intitolato Carta 08, nello stesso giorno in cui il mondo
intero celebrava il sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei
diritti umani delle Nazioni Unite. I due piu' noti promotori dell'iniziativa
sono stati arrestati dalla polizia e incriminati del reato di "cospirazione
sovversiva contro la sicurezza dello Stato".
Proprio ieri a Parigi si teneva una celebrazione solenne dell'anniversario
della Carta universale, organizzata sotto l'egida dell'Onu, della
Commissione europea e di numerose organizzazioni non governative. Anche
Pechino ha festeggiato l'evento, a modo suo. Mettendo in scena un teatro
dell'assurdo, un dialogo impossibile fra il regime autoritario piu' potente
del mondo e le voci del dissenso interno. Per il governo ha parlato Wang
Chen, alto dirigente del Consiglio di Stato per l'Informazione. Il gerarca
dell'apparato di propaganda ha rilasciato un'intervista alla rivista
"Diritti Umani" edita dallo stesso partito comunista. "La Repubblica
Popolare – ha dichiarato Wang – ha realizzato uno storico sviluppo dei
diritti umani. Il partito comunista e il governo hanno fatto sforzi strenui
per rafforzare e proteggere i diritti dei cittadini, hanno creato una via
allo sviluppo dei diritti umani con caratteristiche cinesi, a cominciare dal
diritto alla sopravvivenza e alla crescita economica. La condizione dei
diritti umani e' giunta al suo stadio piu' avanzato nella storia del nostro
paese".
La posizione ufficiale del regime di Pechino e' ambivalente. Da una parte
c'e' un residuo di linguaggio comunista, il retaggio dell'era maoista: si
continua a insistere sulla "via cinese" ai diritti umani dove l'accento e'
sui diritti di tipo materiale, cioe' la guerra alla poverta', lo sviluppo
economico e la diffusione di standard di vita decenti per la popolazione.
D'altra parte la leadership comunista afferma di rispettare anche la Carta
dell'Onu. Esibisce come prova la Costituzione della Repubblica Popolare, che
sulla carta garantisce liberta' di espressione, liberta' religiosa, e tutte
le caratteristiche di un moderno Stato di diritto. Purtroppo la Costituzione
e' la piu' inapplicata e la meno rilevante delle leggi cinesi. E' a questi
diritti proclamati e disattesi, che si aggrappano con tenacia gli attivisti
democratici. "Nel nostro appello – ha dichiarato il giurista Mo Shaoping,
uno dei trecento firmatari – non c'e' nulla che vada contro la Costituzione
della Cina. La nostra Carta 08 promuove gli stessi valori della Carta
universale dei diritti umani: la liberta' di stampa, di associazione, una
giustizia indipendente, la liberta' religiosa, la protezione dell'ambiente".
L'appello, che e' apparso brevemente su Internet prima di essere oscurato
dalla censura, elenca 19 proposte per creare un sistema giudiziario
imparziale, promuovere un'informazione pluralista, e superare il monopolio
di potere del partito unico.
Impugnando la stessa Costituzione cinese ieri anche alcune decine di
manifestanti si sono radunati a Pechino davanti al palazzo del ministero
degli Esteri. Hanno dato vita a un breve sit-in, come non se ne vedevano
piu' dal periodo pre-olimpico, quando sulle manifestazioni di protesta era
calata una repressione piu' pesante del solito. Tra i manifestanti
inginocchiati davanti al cancello d'ingresso del ministero c'erano contadini
venuti dalle campagne a portare le "petizioni", le proteste tradizionali
contro gli abusi subiti ad opera della nomenklatura delle provincie. Vittime
di espropri illegali delle terre, di concussioni, estorsioni e gabelle
illegali, i contadini affluiscono a Pechino nella speranza (quasi sempre
vana) di ottenere ascolto presso il governo centrale. Una donna agitava
proprio il libretto rosso della Costituzione. Un'altra ha srotolato uno
striscione in inglese, con la scritta "Human rights". Qualcuno aveva portato
con se' le foto di parenti torturati nei laogai, i campi di detenzione e
"rieducazione ideologica".
La reazione piu' pesante e' scattata contro Liu Xiaobo, una delle menti
organizzative della Carta 08. Ex docente dell'Universita' Normale di
Pechino, cinquantatreenne, Liu fu uno dei leader del movimento democratico
di Piazza Tienanmen nel 1989 e lo ha pagato con venti mesi di carcere. Ieri
decine di poliziotti hanno fatto irruzione in casa sua, hanno tagliato la
linea del telefono, hanno confiscato i suoi computer e tutti i suoi scritti,
e lo hanno arrestato con l'accusa di sovversione. La stessa sorte e' toccata
a Zhang Zuhua, anche lui un ex di Piazza Tienanmen. Interrogato dai
giornalisti stranieri, il portavoce del ministero degli esteri Liu Jianchao
ha detto di non essere al corrente dei due arresti e si e' dichiarato
"scettico" su queste notizie. "La nostra Costituzione – ha aggiunto Liu –
garantisce la liberta' di espressione e nessun cinese verrebbe punito per
l'esercizio di un diritto".

Fonte: www.repubblica.it

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterEmail to someoneGoogle+

Lascia un commento