Dall’Ue nuovo “no” ad armi a ribelli siriani…per ora


Marinella Correggia


L’Europa respinge le pressioni di Londra e Parigi volte a rimuovere l’embargo sulle armi alla Siria e volte a passare alle forniture dirette ai ribelli anti-Assad.


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Alla riunione dei ministri degli Esteri Ue a Dublino, Francia e Gran Bretagna non sono riuscite a ottenere la rimozione dell’embargo europeo sulle armi verso la Siria. I due paesi, forse influenzati dal loro grande partner economico, il Qatar, da tempo chiedono di poter armare gli anti-Assad alla luce del sole. Ma come già a novembre e a febbraio, ieri a Dublino non c’è stato verso: occorreva l’unanimità, ma l’irlandese Gilmore e l’austriaco Spindelegger, e anche Germania e Spagna, si sono opposti sostenendo che altre armi non possono che aggravare l’escalation, magari a vantaggio di gruppi jihadisti.

Un’altra sconfitta anche per il ministro uscente, Giulio Terzi, schierato – senza consultare il parlamento – con Parigi e Londra per non escludere a priori nessuna opzione».

Ora la discussione slitta a maggio (ma nessuno mette in discussione le sanzioni economiche, che colpiscono la popolazione), mentre la Cia e altre agenzie già offrono formazione e intelligence a gruppi armati non islamisti, secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari governativi anonimi.

Intanto a Ginevra il Consiglio per i diritti umani – 47 stati membri a turno – ha approvato a maggioranza una risoluzione di condanna di Damasco basata sul rapporto della Coi – Commissione “indipendente” di inchiesta sulla Siria. Si sono espressi a favore 41 stati, sono contrari solo Venezuela (Cuba, Russia e Cina non fanno parte del Consiglio per quest’anno e non possono votare). Si sono astenuti in 5: India, Ecuador, Filippine, Uganda e Kazakhstan.

Venezuelani e cubani hanno sottolineato la frammentarietà delle informazioni e l’unilateralità delle fonti nel rapporto Coi, e il rischio che risoluzioni di condanna sbilanciate e non corroborate offrano argomenti non al dialogo ma all’ingerenza esterna, come è successo per la Libia. La “nuova” Libia ha chiesto “a nome di 60 paesi” (fra i quali l’Italia ovviamente) di spedire Assad alla Corte penale internazionale, alla quale però Tripoli si guarda bene dal consegnare il figlio di Gheddafi, Seif.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha deciso infine di procedere ad un’indagine sull’eventuale uso di armi chimiche a Khan Al’Asal (Aleppo, 25 morti fra civili e soldati) dopo la protesta all’Onu da parte di Damasco. Gli Usa ripetono che l’uso di armi chimiche è la linea invalicabile per un intervento diretto.

Secondo un recente sondaggio di YouGov-Cambridge, la maggioranza di britannici e statunitensi non appoggia l’idea di interventi militari in Siria né di armare l’opposizione.

Fonte: Nena News

25 marzo 2013

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