Cooperazione: Ocse-Dac, bene in Italia dibattito su riforma


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Eckhard Deutscher, presidente del Comitato di Aiuto allo sviluppo dell’Ocse: “Un segnale positivo il dibattito sulla riforma del sistema della cooperazione allo sviluppo”.


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Cooperazione: Ocse-Dac, bene in Italia dibattito su riforma

Roma – Il dibattito in Italia sulla riforma del sistema della cooperazione allo sviluppo è stato accolto come "un segnale positivo" dal presidente del Comitato di Aiuto allo sviluppo dell'Ocse (Dac), Eckhard Deutscher, in missione a Roma. Dopo aver incontrato alla Farnesina il direttore generale della Cooperazione allo sviluppo, Elisabetta Belloni, Deutscher ha spiegato ai giornalisti che l'Ocse-Dac "auspica che il dibattito sulla riforma della cooperazione continui e sia occasione per il rilancio di una politica dello sviluppo che oltre al governo coinvolga attivamente anche Parlamento e società civile". Un passo "necessario" per l'Italia, ha sottolineato il funzionario Ocse, in un contesto internazionale caratterizzato da "sfide enormi per il prossimo futuro come il surriscaldamento globale, che saremo in grado di fronteggiare solo con strategie comuni e ben armonizzate".
Quello che occorre oggi, "anche in Italia -ha aggiunto- è una nuova cultura della cooperazione accompagnata da una strategia sempre più unitaria e meno frammentata", perché ormai è chiaro che il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio "non è un gesto di beneficenza verso i più poveri, ma un investimento per il futuro dell'intera umanità'".
Fondamentale, dunque per il presidente dell'Ocse-Dac, che i Paesi donatori mantengano gli impegni presi non solo sulla quantità, ma anche sulla qualità degli aiuti, a partire dalla conferenza di Accra di inizio settembre, oltre al rafforzamento di "una gestione equa e trasparente" all'insegna di "una good governance che sappia dove viene investito ogni singolo euro donato". Deutscher si è detto ottimista e comunque convinto che i governi manterranno le promesse sottoscritte ad Accra.
Più prudente, la rappresentanza delle ong che ha anch'essa incontrato il presidente del Dac. La delegazione era composta da Sergio Marelli, Francesco Petrelli, Giancarlo Malavolti e Stefano Piziali per l'Associazione Ong italiane ed Egizia Petroccione per il Cini (ActionAid, Amref, Save the Children, Terre des Homme, Vis e Wwf). "Il grande ottimismo del presidente sui risultati di Accra ci convince poco", ha sottolineato Marelli all'uscita della riunione, "una prima dimostrazione l'abbiamo avuta a New York al vertice per il mantenimento degli obiettivi del Millennio, primo summit ad alto livello che si è concluso senza nemmeno una dichiarazione finale, e tanto meno un piano d'azione per recuperare il ritardo che tutti hanno riconosciuto nella lotta contro la povertà'". Per "essere anche noi ottimisti", ha aggiunto il presidente dell'Associazione Ong italiane, "aspettiamo i risultati della conferenza di Doha sulla Finanza per lo sviluppo, che riporterà l'attenzione sulla quantità degli aiuti, dimensione indispensabile e imprenscindibile per le politiche di cooperazione".
Altra tappa fondamentale per il rilancio delle strategie di cooperazione indicata da Deutscher sarà il prossimo G8, alla cui presidenza italiana, l'esperto Ocse ha augurato di "riuscire a portare avanti un percorso che promuova una rinnovata politica dello sviluppo, soprattutto per l'Africa".
Nonostante i tagli previsti dal governo alla cooperazione, Deutscher si è detto certo che l'Italia "continuerà sulla strada degli sforzi intrapresi finora".
Il presidente del Comitato di Aiuto allo sviluppo dell'Ocse ha infine ribadito l'importanza di incentivare la collaborazione e la partnership con i governi del sud del mondo e di Paesi donatori esterni, come Cina e India, oltre alla necessità di valutare le potenzialità del settore privato nel campo della cooperazione. "Per superare il gap finanziario tra nord e sud", ha concluso Deutscher, "è necessario ridiscutere l'impegno del settore privato che se negli ultimi vent'anni è stato poco determinante, oggi può avere un nuovo protagonismo e va pertanto integrato con gli interventi della finanza pubblica". Soprattutto in Africa, "nuovo mercato in grado di attirare sempre più investimenti in un'ottica di partnership con i Paesi donatori".

Fonte: www.ong.agimondo.it

7 ottobre 2008

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