Condannati in appello i dirigenti Ps per i fatti della Diaz


Romina Rosolia


La Corte d’appello li condanna, il governo li difende. Intanto, per il massacro notturno alla Diaz dieci anni fa, i vertici della polizia allora al comando sono stati dichiarati colpevoli.


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Condannati in appello i dirigenti Ps per i fatti della Diaz

E sempre di notte, dopo undici ore di camera di consiglio, è giunta la sentenza della terza sezione della Corte d’appello di Genova, che ha deciso di infliggere: quattro anni di reclusione al capo dell’anticrimine Francesco Gratteri, cinque anni all’ex comandante del primo reparto mobile di Roma, Vincenzo Canterini, quattro all’ex vicedirettore dell’Ucigos, Giovanni Luperi (oggi all’Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna), tre anni e otto mesi all’ex dirigente della Digos di Genova, Spartaco Mortola, (ora vicequestore vicario a Torino), tre anni e otto mesi all’ex vicecapo dello Sco, Gilberto Caldarozzi. Gli stessi imputati nel 2008 erano stati assolti in primo grado. Altri due funzionari della Polizia, Pietro Troiani e Michele Burgio, sono accusati di aver portato le molotov nella scuola.
Stanotte nel tribunale di Genova si è levato un urlo di sollievo mentre i magistrati leggevano la sentenza. Le grida sono state dei numerosi stranieri presenti in aula, tedeschi e inglesi in particolare, vittime dell’assalto, tra cui il giornalista inglese Mark Covell, che subì lesioni gravissime.
Gli stessi, di lì a poco, hanno diffuso un comunicato stampa per esprimere la loro soddisfazione: «Siamo lieti di constatare che la magistratura italiana ha corretto l’ingiusta sentenza del novembre 2008 e ha riconosciuto il coinvolgimento, le intenzioni delittuose e le connivenze dei capi della polizia».
E continuando: «Adesso si conoscono i fatti e anche l’opinione pubblica italiana verrà a conoscenza di quanto avvenuto nel corso della macelleria messicana presso la scuola Diaz. Siamo convinti che il blitz alla Diaz sia l’esempio lampante del controllo politico sistematico esercitato sulle forze dell’ordine dal ministero dell’interno. Possiamo sperare che la sentenza Diaz costituisca un forte messaggio a tutti i funzionari di polizia affinché rispettino i diritti di ogni singolo cittadino italiano».
Ma nonostante la sentenza – e le immagini eloquenti dei volti tumefatti e sanguinanti dei ragazzi pestati nella scuola che hanno fatto il giro del mondo – il sottosegretario all’interno Alfredo Mantovano difende i poliziotti condannati replicando a chi, come Vittorio Agnoletto, ha chiesto le loro immediate dimissioni: «Questi uomini hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell’interno».
Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: «La sentenza sul processo Diaz fa sua la tesi più estrema dei no-global. A nostro avviso quella notte ci furono indubbiamente errori e valutazioni sbagliate da parte di alcuni settori delle forze dell’ordine, ma non ci fu né un organico disegno repressivo né una catena di comando funzionale ad esso».
Per l’ex magistrato, attualmente europarlamentare Idv, Luigi De Magistris, «La sentenza attenua una pagina immonda. È una risposta positiva al desiderio di giustizia e di verità che il paese nutre da luglio 2001, quando venne scritta una delle pagine più tristi e vergognose di sospensione dello stato di diritto in Italia. Ma è anche un riconoscimento per i tanti uomini e le tante donne delle forze dell’ordine che svolgono onestamente il loro compito, entro i confini democratici e costituzionali sempre rispettando la persona umana».
Per il senatore del Pd Roberto Della Sera, che all'inizio della legislatura ha presentato un disegno di legge per l'istituzione di una commissione d'inchiesta sulle violenze al G8 di Genova, «I giudici hanno ristabilito lo stato di diritto».
«Un giudice c’è anche a Genova, non solo a Berlino!», è stato il commento secco di Giuliano Giuliani, il papà di Carlo Giuliani, ucciso il 20 luglio 2001, il giorno prima del massacro alla Diaz.

Fonte: il Manifesto

19 maggio 2010

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