“Con il referendum contro i manganelli”


Eleonora Martini


Vicenza, parla il sindaco Achille Variati (Pd): “Vogliono decidere di imporci la nuova base militare di Dal Molin a suon di manganelli? Sarebbe meglio un po’ di buon senso…".


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“Con il referendum contro i manganelli”

“Vogliono decidere di imporci la nuova base militare di Dal Molin a suon di manganelli? Sarebbe meglio un po’ di buon senso, ma va bene: vedremo cosa succederà”. Il sindaco di Vicenza Achille Variati parla con calma, con la serenità di chi esprime non solo la propria opinione ma per delega quella di un’intera comunità. “Sono un combattente di periferia abbandonato dagli stati maggiori della politica nazionale, anche del centrosinistra. Non capisco: il Pd se c’è batta un colpo”.
Il ministro della difesa Ignazio La Russa ce l’ha con lei: l’accusa di aver indetto il referendum solo dopo la sospensiva del Tar. Non è serio, dice, anche perché “non è una sentenza di merito”.
Non avremo studiato nelle università romane, ma sappiamo distinguere: quella del Tar è sì un’ordinanza a cui il governo ricorrerà con fior di avvocati, ma ha il sapore di una sentenza perché scrive alcune cose importanti. Il ministro La Russa invece farebbe bene ad informarsi adeguatamente: io sono sindaco da due mesi e prima di me c’era un sindaco di centrodestra che per due anni ha taciuto sui progetti riguardanti il Dal Molin, figuriamoci se avrebbe mai pensato di dare la parola ai cittadini. Io ho promesso il referendum durante la campagna elettorale e ora mantengo la promessa. Ma Vicenza, che ha già dato molto alla difesa e agli alleati, ha il diritto o no di progettare un furto che non sia sempre e comunque condizionato dalle basi militari?
Il referendum di ottobre quindi è stato pianificato prima della sentenza del Tar?

Si, assolutamente, e La Russa, che ne avrebbe avuto notizia almeno quattro giorni prima della sospensiva del Tar, dice consapevolmente il falso.
Cosa risponde a chi prevede il flop del referendum e a chi sostiene che gli interessi economici siano troppo alti ed estesi perché vinca il no?
Può essere tutto, ma invece di fare questi inutili esercizi sulla pelle dei cittadini, mi sembra più utile che intanto si esprimano.
La Russa però va oltre sostenendo che non si faranno “imporre le decisioni dalla piazza” e promette do “mantenere comunque l’impegno con gli Usa”. Se è così, a cosa serve un referendum?
Guardi, io non sono un antiamericano, mi faccio solo interprete di una questione inerente il diritto fondamentale dei cittadini di essere informati. Penso invece che La Russa debba solo fare il suo dovere di ministro e cioè rispondere alle obiezioni sollevate non da un gruppuscolo estremista ma dalla magistratura amministrativa italiana a cui anche il governo deve sottostare. E cioè: produrre l’atto autorizzatorio per la costruzione della nuova base, verificare la regolarità secondo le leggi nazioni ed europee del bando di appalto per i lavori di realizzazione, e controllare la bontà delle valutazioni di impatto ambientale. Questo deve fare un ministro, a meno che i patti segreti con gli Usa del 1954 abbiano stabilito che la città di Vicenza sia extraterritorialità italiana. Almeno, ci sia dato saperlo.
Secondo il Tar è mancata anche la consultazione popolare prevista dal memorandum Usa-Italia.
Vede che non è così strampalata la mia idea di interpellare i cittadini? Ma perché si ha così tanta paura della democrazia? La capacità alta della politica è quella di saper coniugare le ragioni di stato con quelle della comunità. Imporre senza interloquire con i cittadini è un atto gravissimo da parte di chi dovrebbe tutelare i diritti costituzionali. Voglio essere chiaro: questo governo non ha nulla da imparare dal precedente, perché da queste parti nessuno ha dimenticato “l’editto di Prodi”, quello con cui il pesidente del consiglio di allora proclamo da Bucarest “la base di Vicenza s’ha da fare”, senza probabilmente nemmeno sapere dove sarebbe stata costruita. In questa vicenda hanno avuto responsabilità più governi, di destra e di sinistra.
E la Lega?
La Lega che tanto blatera sul “padroni in casa nostra”, siccome siede al governo del paese si dimentica della terra padana. Io credo di aver raccolto il consenso anche dai leghisti delusi ma solo perché questa faccenda negli ambienti romani è sempre stata bollata come nimby, una difesa del proprio orticello. Non è così, la nostra lotta è per un diritto che il grande percorso di democrazia dalla Resistenza in poi ci ha garantito, quello all’informazione. Vicenza ha sempre convissuto pacificamente con la presenza americana, ma è un problema di equilibrio, la città non può essere violata.
Dicono che la faranno comunque.
E come, a suon di manganelli? Va bene, vedremo cosa succederà. A me sembra invece che occorrerebbe avere buon senso, e paradossalmente gli americani stanno mostrando più comprensione del governo italiano perchè loro sanno che sarebbe un grave errore se si rompesse quel clima di amicizia e convivenza positiva che c’è stato in tutti questi anni. Quando si opera una frattura, poi è difficile ricostruirla. Ma questo sembra non importare a nessuno.

Fonte: il Manifesto

22 giugno 2008

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DOMENICO GALLO
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