Cisgiordania: rapporto UE condanna violenza coloni


Michele Giorgio - Near Neast News Agency


Ma l’Olanda non lo sottoscrive e per un anno ha cercato di impedirne la pubblicazione. Si sono triplicati negli ultimi tre anni gli abusi e le aggressioni compiute dai settler.


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Cisgiordania: rapporto UE condanna violenza coloni

L’Olanda starebbe cercando di impedire la pubblicazione di un rapporto sulle violenze dei coloni israeliani nei Territori occupati palestinesi, redatto dai capi missione dell’Unione europea con uffici a Gerusalemme o Ramallah. Abbiamo  ottenuto la bozza del documento da una autorevole fonte europea. Gli olandesi, spiega la fonte, da un anno bloccano la presa di posizione dell’Ue nonostante gli ultimi mesi abbiano fatto registrare un’impennata degli atti di violenza e degli abusi compiuti dai coloni, che hanno preso di mira non solo i palestinesi e le moschee ma anche alcune chiese e persino una scuola arabo-ebraica a Gerusalemme.

Il rapporto era pronto già ad aprile di un anno fa ma le pressioni olandesi (e di altre parti) l’hanno tenuto chiuso nel cassetto per tutti questi mesi. Poi, ad inizio anno, i capi missione dell’Ue (in tutto 22 tra Gerusalemme e Ramallah) hanno deciso di aggiornarlo. L’ultima bozza risale alla fine del mese scorso e, stando alla fonte europea, sarebbe l’ultima e pronta per la diffusione. L’Olanda, uno dei paesi europei più vicini a Israele, però continua ad esprimere riserve sul testo che contiene una netta condanna delle frange più radicali del movimento dei coloni e sollecita il governo Netanyahu ad applicare la legge nei confronti dei cittadini israeliani residenti nei Territori occupati palestinesi.

Il rapporto, nella sua versione aggiornata, prende in esame il cosiddetto «price tag», il prezzo da pagare, ossia le azioni violente contro i palestinesi attuate da coloni in risposta a decisioni del governo israeliano ritenute «favorevoli agli arabi». In sostanza sono i palestinesi a pagare il costo di eventuali (e in verità piuttosto rare) iniziative dell’esecutivo non in linea perfetta con la colonizzazione. Il «price tag» è scattato, ad esempio, tutte le volte (ben poche) che è ordinato lo sgombero di un avamposto colonico costruito in Cisgiordania senza il permesso del governo.

I dati contenuti nel documento riferiscono che nel 2011 i coloni hanno compiuto 411attacchi contro i palestinesi, contro i 266 del 2010 e i 132 del 2009. Aggressioni costate la vita a tre palestinesi e il ferimento di altri 183 (nello stesso periodo sono stati uccisi otto coloni, cinque dei quali appartenenti alla stessa famiglia). Più di 10mila nel 2011 sono stati gli alberi palestinesi tagliati o distrutti perché vicini alle colonie. Infine, ma non per importanza, i capi missione europei sottolineano che il 90% delle denunce palestinesi contro le violenze dei coloni, sono state archiviate . L’Ue quindi scrive che continuerà a monitorare quanto accade nei Territori occupati e a sollecitare Israele a rispettare i suoi obblighi nei confronti delle leggi internazionali. Gli europei ribadiscono che tutti gli insediamenti israeliani in Cisgiordania (circa 130), e non solo gli oltre cento avamposti, rimangono illegali.

Dalle raccomandazioni finali tuttavia è sparita quella che prevedeva restrizioni ai viaggi in Europa per i principali esponenti dell’ala dura del movimento dei coloni, contenuta nel testo preparato un anno fa. Più determinati dei paesi europei, almeno in questa occasione, sono stati gli Usa che hanno negato il visto d’ingresso al deputato ultrazionalista Michael Ben Ari (Unione nazionale) in procinto di partire per Washington con una delegazione di parlamentari della Knesset. La decisione ha fatto infuriare lo speaker del parlamento israeliano, Rueven Rivlin, che ha annullato il viaggio negli Usa.

Fonte: http://nena-news.globalist.it/
15 Marzo 2012

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