Ci sarà la guerra?
Piero Piraccini
La bambina chiede: “E’ vero che forse ci sarà la guerra? Se ci sarà, allora andrò in Polinesia”. Risponde il nonno: “Ma no. Chi te l’ha detto? e poi se ci sarà la guerra, gli aeroporti forse saranno chiusi…”. “ Me l’ha detto la mia amica di banco…” e dopo un po’ “… allora ci […]
La bambina chiede: “E’ vero che forse ci sarà la guerra? Se ci sarà, allora andrò in Polinesia”. Risponde il nonno: “Ma no. Chi te l’ha detto? e poi se ci sarà la guerra, gli aeroporti forse saranno chiusi…”. “ Me l’ha detto la mia amica di banco…” e dopo un po’ “… allora ci andrò con un pulmino come ha fatto quella bambina che è venuta dall’Ucraina. Ma le bombe le fanno anche in Italia?” chiede. “Sì, anche in Italia, in Sardegna”. “Mhhh” medita la bambina.
Dialoghi impensabili fino a poco tempo fa. Oggi purtroppo no, e senza quel moto di paura indignata che dovrebbe allertare i padroni di questo tempo mitridatizzato (oggi è più fino dire mesmerizzato) da un’informazione mainstream che antepone le armi agli asili e alle medicine.
Illusi di essere padroni dalle loro stesse parole ripetute all’infinito, senza un briciolo di resipiscenza. Ci si chiede: cosa avranno da ridere quando s’incontrano nei vari summit, e si baciano e si abbracciano festosi come se non dipendessero da loro vita e morte di migliaia di persone. Dai più importanti del mondo ai più insignificanti, dagli USA all’Europa, dalla Russia all’Italia.
Cosa c’è da ridere quando si è letto del bambino che sulla terrazza chiede aiuto mentre al suo fianco il corpo della sorellina è a brandelli, e del vecchio che senza dire una parola crolla e muore sotto il sole mentre attende in fila la sua ciotola di cibo, e del medico che ha rifiutato di lasciare soli i propri pazienti e per questo è stato catturato e torturato, e delle pretese di negare il mare a chi è soffocato dal caldo, pena la sua morte, e che ora si dibatte nel fango (ma secondo il ministro israeliano “Uccidere i civili di Gaza è poco. Bisogna trovare mezzi più dolorosi”), e dei giornalisti uccisi perché testimoni, e delle scuole, e degli ospedali, e delle chiese, e dei minareti parimenti distrutti?
E’ forse questo il male assoluto oltre al quale nulla può aumentarne la misura, quella licenza di uccidere che pavidi governanti hanno consegnato a un criminale di guerra, quella torsione imposta alla parola che vede nell’aumento degli armamenti una sorta di keynesismo militare, scrive Le Monde Diplomatique.
In questi giorni si parla di tregua fra Israele e quello che resta di quel territorio chiamato Palestina, e fa niente se ogni giorno soldati israeliani uccidono palestinesi. E si parla di una seconda Nakba, della cacciata dei palestinesi da territori che i loro antenati abitavano da sempre, dalle case che da un giorno all’altro sono stati costretti ad abbandonare.
Un’amica mi racconta della nonna che di mattina è uscita da casa per andare a lavorare nel campo degli ulivi, e della chiave che aveva tenuto con sé. Chiave inutile perché la sera trova la casa occupata da una famiglia di ebrei. Sperando di poterne rientrare in possesso, ha sempre conservato quella chiave.
Chi si reca nel campo profughi Aida posto alla periferia di Betlemme, vede campeggiare all’uscita una porta ad arco sormontata da una gigantesca chiave, simbolo di un ritorno mai disperato. Intanto il Consiglio di Sicurezza, umiliando la stessa ONU e ricattando la disperazione dell’ANP, approva un piano di guerra e delega Trump al controllo di Gaza ammantandolo come piano di pace.
E si parla di pace in Ucraina, intavolata da USA e Russia, ignorando l’Ucraina stessa e bypassando l’Europa. E questa non è certo una sorpresa visto che in tre anni di guerra Von der Leyen, quella che “Putin deve perdere questa guerra”, non ha mai nominato un diplomatico per l’Ucraina (l’ha fatto persino il Vaticano!) privilegiando la scelta militare (oggi armi nucleari e fosforo bianco) e ignorando quella politica. Così avremo più armi di cui qualcuno proverà l’efficacia (mentre in Italia sono quasi sei milioni le persone che rinunciano a curarsi perché povere. Dicano quel che vogliono le agenzie di rating). “Ci sarà la guerra?”, chiedeva la bambina. “No. Non ci sarà e tu torna a giocare”.






