Armi, tra gli stand dell’Hit Show


Il Fatto Quotidiano


A Vicenza la più importante fiera delle armi. Tra gli stand piace la proposta di legge sulla Legittimi Difesa. Beretta (OPAL): fatta per garantire nuovi clienti.


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La Hit Show di Vicenza è uno dei più importanti appuntamenti fieristici per il settore delle armi. Qui un anno fa, l’allora candidato premier Matteo Salvini firmò una assunzione pubblica di impegno a tutela dei detentori legali di armi promossa da alcune associazioni. E questo fine settimana, il leader della Lega è tornato alla fiera nei  panni di vice premier e di Ministro dell’Interno raccogliendo il plauso del settore per il rispetto degli impegni presi in campagna elettorale. “La Lega nella direttiva armi ha avuto un compito di facilitatore – racconta Stefano Fiocchi, Associazione nazionale produttori di armi e munizioni Sportive e civili – ma più che altro non ha ristretto le maglie di quella che era la direttiva europea”.

Un provvedimento che secondo Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere, ha allargato le maglie per i possessori di armi: “La direttiva europea è stata recepita in senso estensivo: prima una persona che aveva licenza per uso sportivo poteva detenere solo sei armi, adesso ne potrà detenere 12 aumentando il numero di munizioni detenibili”.

Ma c’è un altro atto legislativo che è nel mirino delle associazioni per il disarmo: il disegno di legge sulla Legittima difesa che dopo aver passato l’esame del Senato, dovrà essere votato alla Camera: “Più che un regalo, si tratta di un impegno che ho preso con gli italiani – ha ribadito Salvini durante la sua visita in fiera – se ne parla da troppo tempo, si tratta di tutelare chi è costretto a difendersi all’interno della propria abitazione senza dover passare cinque anni di calvario nelle aule di un tribunale”. Tra gli stand delle più grandi case di produzioni di armi, questa proposta raccoglie un ampio consenso: “In casa nostra siamo padroni noi, chiuso e basta, e se entri, sono cazzi tuoi” racconta Bruno, cacciatore sessantenne. “Oggi il mercato delle armi è in stallo perché è rivolto verso l’estero e il numero dei cacciatori è in diminuzione – osserva Beretta, dell’Opal – dunque l’industria delle armi ha bisogno di nuovi clienti e li va a trovare nelle persone che reclamano una legittima difesa con il possesso di armi”.

Dello stesso avviso è Gabriella Neri, dell’associazione “Ogni Volta”. Nel 2010 ha perso il marito ucciso da un colpo di un’arma da fuoco legalmente detenuta da una persona sottoposta a trattamenti sanitari obbligatorio. Da quel momento ha iniziato una battaglia sul tema del possesso di armi: “C’è la tendenza a pensare che avere un’arma ci autorizza a tenerla in casa e ad usarla in caso di aggressione. È una tendenza pericolosa perché capovolge il concetto di difesa della vita porta a pensare che sia meglio farci giustizia da soli”

Il Fatto Quotidiano

11 febbraio 2019

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