Navi e migranti: Ong nel mirino


Avvenire


I migranti salvati dalla nostra Marina militare sì, quelli imbarcati dalla Guardia costiera sulla nave di una Ong no. Perché? L’obiettivo è criminalizzare le Ong ma anche tutto il mondo italiano della solidarietà e della cooperazione sociale mediante una campagna mediatica “tossica”


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Migranti_ong_aquarius

I migranti salvati dalla nostra Marina militare sì, quelli imbarcati anche dalla Guardia costiera sulla nave di una Ong no. I porti italiani sono rimasti chiusi per i 629 profughi a bordo dell’Aquarius, che raggiungerà Valencia supportata da tre navi italiane, non per i mille portati in salvo dalla Marina militare e dalle imbarcazioni del dispositivo di Eunavformed.

È la linea del Governo emersa in questi giorni, esplicitata dal ministro dell’Interno e segretario leghista Salvini e condivisa dai ministri pentastellati corresponsabili. Al titolare del Viminale va la paternità della definizione di «vicescafisti» per le navi delle organizzazioni non governative, mentre in campagna elettorale l’altro vicepremier Di Maio aveva coniato l’espressione «taxi del mare», oggi mutato nel più complessivo «business dell’immigrazione» che butta nello stesso calderone trafficanti africani e libici e la malagestione emergenziale di alcuni centri di accoglienza per criminalizzare tutto il mondo italiano della solidarietà e della cooperazione sociale.

Ma questa operazione di brutale semplificazione a uso mediatico di un problema terribilmente complesso, il traffico di esseri umani su scala intercontinentale, si basa su un paio di bufale.

La prima è che le Ong agiscano indipendentemente nelle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. Non è così, come dimostrano i fatti, che sono sempre ‘argomenti testardi’. L’azione di soccorso umanitario in mare nelle acque del Canale di Sicilia, come è stato ribadito in diverse audizioni parlamentari dagli ammiragli responsabili, è sempre stata chiesta alle navi ‘private’ e coordinata dalla Centrale operativa di Roma della Guardia costiera alla quale pervenivano segnalazioni.

Questa stessa Centrale ha poi autorizzato per salvare vite umane in pericolo anche gli sconfinamenti in acque territoriali libiche delle navi delle Ong . Sconfinamenti che costituirebbero la prova per i tanti – a partire dall’Agenzia Frontex, proseguendo per il procuratore di Catania e arrivando all’allora ministro Minniti senza scordare i gruppi identitari nostrani e i neofascisti di Generazione identitaria che la scorsa estate avevano messo in acqua una nave di disturbo infine malamente sparita dai radar – che avrebbe inchiodato le Ong alla loro ‘complicità’ coi trafficanti. Nessuna prova di tale legame è mai emersa, anzi. Recentemete il Tribunale del riesame di Ragusa ha dissequestrato le navi della spagnola Open arms ‘fermata’ a marzo.

Esemplari le motivazioni dei giudici: «Nella vicenda in esame nessun elemento consente di ravvisare il ricorrere di cointeressenze o di accordi tra l’equipaggio della motonave Open Arms e l’organizzazione – verosimilmente libica – autrice dell’illecito trasporti di migranti». Resta l’attesa per il caso della nave dell’Ong tedesca Jugend rettet, per cui la Procura di Trapani ha disposto un sequestro confermato in Cassazione a fine aprile sempre con l’accusa di collusione con i trafficanti. Nel frattempo i video prodotti dall’accusa sono stati smontati da filmati girati da reporter a bordo, si annuncia un procedimento intenso. Va aggiunto che tra gli accusatori c’è la Guardia costiera libica, che ha più volte minacciato e anche attaccato le navi delle sigle umanitarie. Uno dei suoi comandanti, Abd al Rahman al-Milad, è stato accusato dall’Onu di essere uno dei big del traffico di esseri umani.

La seconda bufala è quella per cui le Ong «prendono soldi» dallo Stato per ogni migrante salvato. Le Ong vivono di donazioni private, al contribuente italiano non costano nulla. Anzi, lo fanno risparmiare perché agiscono in sostituzione delle navi delle Forze armate italiane. È stato il progressivo ritiro delle navi di pattuglia dei dispositivi europei a spingere nel 2014 diverse Ong – tra queste Medici senza frontiere, Save the chlidren, Emergency, la Croce Rossa con Moas – a mettere in acqua navi per ragioni umanitarie. Chi le attacca sostiene anche che siano finanziate con ingenti somme dal finanziere George Soros in questo caso regolarmente etichettato da chi lo tira in ballo come «ebreo» per «sostituire la popolazione europea con i migranti». Un ‘complotto’ lunare, e senza prove.

Le 118 mila persone sbarcate nel 2017 non sono neanche lontanamente una pericolosa «invasione». Questa stagione tossica ha comunque avuto successo. Le navi soccorso delle Ong impegnate a battere l’immenso specchio d’acqua tra Nord Africa e Italia erano arrivate sino a tredici, nei periodi ‘caldi’ del 2015 e del 2016, ma oggi sono rimaste appena in tre. Con l’Aquarius prima lasciata alla deriva e, poi, dirottata su Valencia, il potenziale di intervento diminuisce di un terzo. Senza le navi della società civile sono spariti anche scomodi testimoni di luridi traffici, di respingimenti illegali in Libia e di naufragi. Oggi l’obiettivo sono le Ong, ma tanti indizi lasciano pensare che queste siano prove generali per un ben più radicale attacco ai valori della solidarietà e alla cultura dell’accoglienza.

Paolo Lambruschi

13 giugno 2018

Avvenire

 

 

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