Vivere senza F35


Gianluca Di Feo - http://espresso.repubblica.it


Un piano per tagliarli senza scontentare nessuno: un “taglio invisibile”, rallentando subito gli ordini senza annunciare la riduzione. In modo da non irritare gli Usa e il Quirinale. E salvare due miliardi in pochi anni.


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Per fermare aerei invisibili ci vogliono armi altrettanto invisibili, che li blocchino senza innescare scontri internazionali e faide politiche. Come rivela “l’Espresso” nel numero in edicola venerdì 21 marzo, la soluzione allo studio del governo e dello stato maggiore Difesa per ammorbidire gli americani e risparmiare subito passa attraverso una manovra evasiva: non si tocca per ora il numero complessivo di 90 caccia, ma si adotta una dilazione dello shopping che verrebbe prolungato nel tempo.

L’Italia infatti non è vincolata da un contratto globale: gli acquisti vengono firmati di anno in anno. Finora sono stati comprati sei F-35 e la tabella di marcia prevedeva di arrivare a una quarantina entro il 2019. Adesso l’esecutivo è pronto a rallentare: questa lista della spesa è già stata accorciata a 29 jet. Il beneficio sui bilanci pubblici sarebbe significativo: si possono mettere da parte oltre due miliardi. E rinviando tre degli otto ordini pianificati entro il 2015, si garantirebbe subito al governo un tesoretto di oltre 350 milioni di euro. Non è escluso che si tiri ancora di più il freno, magari posticipando tutte le commesse per gli F-35 a decollo verticale che hanno maggiori difficoltà di messa a punto e prezzi superiori. In tal caso si potrebbe liberare un altro mezzo miliardo da qui al 2016: soldi preziosissimi per finanziare le iniziative promesse da Renzi e dare ossigeno agli italiani.
La copertina dell’Espresso in edicola… La copertina dell’Espresso in edicola da venerdì 21 marzo

A spingere i vertici militari per il rallentamento c’è un’altra preoccupazione: quella di bruciare miliardi per aerei che non avranno capacità belliche. Il programma del supercaccia Lockheed è in enorme ritardo, con problemi che continuano a restare irrisolti. La prima versione del software operativo – di fatto, il cervello dell’F-35 – sarà pronta nel tardo 2016 mentre per quella definitiva bisognerà aspettare almeno il 2018. La variante a decollo verticale – scelta in 30 esemplari dalla Marina per le nostre portaerei e dall’Aeronautica per le basi avanzate – è stata completamente ridisegnata e sono comparsi guasti nella struttura che da mesi non si riesce a mettere a posto. Già adesso si prevede che tra i due modelli ordinati dall’Italia ci saranno sempre meno parti in comune, con un aumento delle spese per la manutenzione.

“L’Espresso” esamina tutti i principali programmi italiani per l’acquisto di armamenti, che rischiano di finire sotto la scure della Spending Review. Carlo Cottarelli infatti ha ipotizzato ben 4,3 miliardi di tagli nel settore nel prossimo biennio. Gli interventi riguarderanno sia i progetti finanziati dalla Difesa che quelli pagati dal ministero dello Sviluppo Economico, che nel 2013 ha stanziato circa 2,2 miliardi per il settore. Come i fondi per satelliti spia e comunicazioni criptati. Per gli anni dal 2013 al 2015 è stata deliberata una spesa di 416 milioni dalla Difesa e quasi il doppio da altri ministeri. Solo per la seconda costellazione di Cosmo Skymed serviranno 687 milioni.

Sono ambizioni da superpotenza, a distanza siderale dalle condizioni drammatiche del Paese. Un’altra voce enigmatica è quella che raggruppa le spese per il C4, acronimo che comprende gli apparati di comando, controllo, comunicazione e intelligence. Si prevede che in tre anni inghiotta 1.209 milioni di euro. In questo capitolo finiscono pure i finanziamenti per Forza Nec, il sogno di trasformare entro il 2031 l’Esercito in una grande armata digitale inzeppando soldati, jeep e blindati di gadget tecnologici d’ogni genere. Finora con 324 milioni sono stati allestiti prototipi per 558 fanti: in pratica, sono guerrieri d’oro.

Un obiettivo facile – sottolinea “l’Espresso” – è l’ausiliaria: l’indennità che viene concessa ai militari che lasciano il servizio attivo prima della pensione definitiva. Ufficiali e graduati entrano in una sorta di riserva che li obbliga a restare a disposizione delle istituzioni: pochissimi però vengono richiamati. Invece con la diminuzione di comandi e reparti, i conti dell’ausiliaria si sono gonfiati: dai 335 milioni di euro del 2012 ai 450 milioni di quest’anno.

Ma i risparmi maggiori si avranno razionalizzando tutta l’organizzazione di vertice delle forze armate, sulla base del Libro Bianco annunciato dal ministro Pinotti, eliminando doppioni e unificando le strutture, come spiega in un’intervista il generale Leonardo Tricarico, ex numero uno dell’Aeronautica e presidente della Fondazione Icsa. «Cito sempre quanto detto nel discorso di commiato dal generale Camporini che manifestò la sua delusione nel non avere saputo o potuto, pur essendo a capo della Difesa, unificare neppure la scuola d’inglese delle quattro forze armate. Sulla Difesa si possono ottenere economie consistenti. Serve però una profonda riforma, spingendo le singole forze armate a evitare sprechi, razionalizzando attività, risorse e persino gli stati maggiori. Per questo il ministro Pinotti dovrà avere il polso molto forte».

L’integrale sull’Espresso in edicola venerdì 21 marzo


Fonte: http://espresso.repubblica.it
21 marzo 2014

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