Sconfitto dagli europei, ora Bush spera in Putin


Astrit Dakli


Il vertice Nato ferma Ucraina e Georgia. Accordo vago sull’Afghanistan, caos per i Balani. Lo scuso antimissile? “Utile”, ma niente impegni.


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Sconfitto dagli europei, ora Bush spera in Putin

Qualche soldato in più per l’Afghanistan, una non impegnativa approvazione dei progetti di “scuso antimissile”, una promessa francese di rientrare a breve nel comando integrato della Nato, tante belle parole: questo è ciò che gli alleati atlantici hanno concesso a Gorge W. Bush. Per avere la chance di un risultato degno di questo nome, il presidente americano dovrà aspettare il doppio incontro “cuore a cuore” con Vladimir Putin, oggi a Bucarest e domenica a Soci, sperando in un imrpbabile desiderio di quest’ultimo di fare un gran gesto alla vigilia della propria uscita dal Cremlino.
Adesso tutti cercano di nascondere il fattaccio dietro una cortina fumogena di parole, interpretazioni ottimiste, altri importantissimi accordi felicemente raggiunti: ma la realtà innegabile è che il più grande e importante dei summit atlantici ha sancito una bruciante sconfitta per Bush sul punto simbolicamente più forte all’ordine del giorno – l’allargamento dell’Alleanza – e insieme una profonda frattura politica nella Nato. Da un lato una stanca e confusa amministrazione americana, spalleggiata istericamente dai governi della “nuova Europa” ex comunista, dall’altro tutti i più importanti paesi dell’Europa occidentale (compresa la Gran Bretagna, passata dalla cieca alleanza con gli Usa a un significativo silenzio), guidato da un rinnovato tandem franco-tedesco capace di rivendicare una sorta di leadership alternativa a quella statunitense. Nicolas Sarkozy e Angela Merkel hanno annunciato che ospiteranno insieme il vertice 2009 dell’Alleanza, fermando che ormai i due paesi “parlano con una voce sola” e hanno “una visione comune di quel che si deve fare”, dall’Afghanistan ai Balcani.
Non che la loro sia una visione troppo diversa da quella di Washington, o più autorevole. In Afghanistan non si va né avanti né indietro: Sarkozy ha promesso 700 soldati francesi in più, ma la strategia resta confusa come prima, nel documento finale si chiede genericamente a tutti di “mantenere un impegno a lungo termine sull’Afghanistan”, di sostenere il governo di Hamid Karzai, di aumentare la cooperazione con i paesi vicini, “in modo particolare il Pakistan”, e infine di assicurare “la massima possibile flessibilità” all’uso della forza da arte dei comandanti sul campo. Ma si fissa anche la deadline del 2010 per avere un esercito afghano in grado di cavarsela da solo. Quanto ai Balcani, il mancato invito alla macedonia, bloccata dal veto di Atene, e il contemporaneo invito all’Albania non fanno che complicare il pasticcio kosovaro rendendolo ancora più pericoloso.
Anche sullo “scudo” – per il quale in margine al summit Usa e Repubblica Ceca hanno firmato un accordo – tutto quel che il nuovo asse franco-tedesco è riuscito a fare è stato non scucire soldi per ampliare il progetto statunitense, come Bush sperava. Il comunicato finale del vertice afferma che lo scudo antimissile americano “è utile” a promuovere “uno studio per integrarlo ai sistemi già esistenti” in modo da estendere quanto più possibile la sua copertura. In questo senso anche la Russia viene in qualche modo invitata a parteciparvi.
Ma il nodo cruciale del summit è stato il mancato invito a Ucraina e Georgia, sponsorizzate furiosamente dagli Stati uniti ma ritenute “non pronte” da tutti gli latri senior partners, preoccupati dell’aumento della tensione che l’invito avrebbe provocato nei rapporti con Mosca. Bush voleva un invito subito; il summit ha deciso che i due paesi “saranno invitati senz’altro”, ma in un futuro non definito: in dicembre una riunione dei ministri degli esteri riesaminerà la situazione e, “se ci saranno le condizioni”, potrebbe varare l’invito. Il presidente georgiano Mikheil Saakashvili e quello ucraino Viktor Yushenko, presenti ieri a Bucarest, hanno fatto buon viso a cattivo gioco parlando di “vittoria”, “passo decisivo” e cose dal genere: ma il loro ottimismo di faccia non è molto giustificato. La Russia resta ostile al loro ingresso nell’Alleanza e ancora ieri persino la vaga promessa di un futuro invito è stata definita “un gravissimo errore strategico” dal Cremlino: inoltre Putin personalmente ha scritto ai leader delle repubbliche secessioniste georgiane di Abkhazia e Sud Ossezia affermando che Mosca non lascerà che Tiblisi “eserciti pressioni economiche, politiche o addirittura militari” se dovesse un giorno diventare un membro della Nato.
Per i paesi della “nuova Europa”, Bucarest rappresenta dunque una lezione che non dimenticheranno facilmente: essere sponsorizzati dagli Stati uniti non è in fondo una gran garanzia.

Fonte: il Manifesto

4 aprile 2008

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