Olimpiadi: i diritti in gioco


Agesci


Per i capi scout le Olimpiadi di oggi servono a riscoprire il senso del gioco, delle gare, dell’agonismo, come strumenti del metodo che valorizzano la sobrietà e la fraternità; dare ai diritti umani un senso molto concreto e comprensibile.


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Olimpiadi: i diritti in gioco

Boicottare, partecipare, manifestare, stare a guardare… Le prossime Olimpiadi che si svolgeranno a Pechino costituiscono un avvenimento che trascende – come spesso accade – la dimensione olimpica e sportiva.
Questioni politiche interne e internazionali, realizzazioni di edifici, impianti e
infrastrutture di ogni tipo e dimensione, collegamenti radiotelevisivi e informatici,
appalti e contratti e produzioni di miliardi di dollari, oscillazioni dei mercati
finanziari, mobilitazioni per ricordare l’occupazione del Tibet e le violazioni dei
dirittti umani.. questo e altro sta scrivendo la storia di queste Olimpiadi fin dalla scelta di Pechino e della Cina come sede di Giochi, mentre lo sport resta sullo sfondo.

Queste tensioni non sono una cosa nuova: Berlino, Monaco, Mosca, Los Angeles
(solo per dirne alcune) sono stati appuntamenti segnati anche tragicamente dalla storia e dalla violenza; le Olimpiadi dell’era moderna sono state spesso accusate di aver tradito l’originario spirito olimpico, anche se la tv e gli sponsor entreranno
massicciamente in scena solo nel 1964 a Tokio.

Laddove lo spirito sportivo è stato più debole, condizionato da un regime o da un
governo, o piegato agli interessi economici di vario tipo (non necessariamente iniqui), le Olimpiadi hanno zoppicato: in nome della ‘buona riuscita’ della manifestazione si sono ignorati fatti, diritti, problemi, persino popolazioni. Resta però indubbio che spesso, al di là del calcolo più sottile e cinico, del controllo più accurato e feroce, le Olimpiadi sono state occasione di riscatto, incontro, scoperta, denuncia: Dorando Pietri, Jesse Owens, Abebe Bikila, Vera Caslavska, Tomaie Smith e John Carlos…

Va ricordata inoltre la tradizione della Tregua Olimpica (Ekecheiria), iniziata nel IX
secolo a.C. Dal 1992 il Comitato Olimpico e l’Onu chiedono di osservare la tregua
olimpica, come è accaduto il 3 novembre 2003 attraverso la risoluzione “Building a
Peaceful and better world through Sport and the Olympic ideals”
(http://www.olympictruce.org; http://www.treguaolimpica.peacewaves.org/index.htm)

Partecipare e assistere, dunque, per dare un’occasione di fraternità fra i popoli, e
manifestare per far crescere i diritti umani proprio attraverso le Olimpiadi? Questa ad esempio è la scelta del Dalai Lama e la proposta di Amnesty International
(http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19) che ha
lanciato la campagna Pechino 2008.

Altri, fra cui associazioni, movimenti, politici di vari Paesi, (es.:
http://www.beijingolympicsboycott.com/index.htm) chiedono di boicottare le
Olimpiadi almeno in parte (es. non inviare capi di Stato alla cerimonia di apertura;
ridurre i collegamenti video…) e le merci cinesi o gli articoli sportivi, soprattutto se
prodotti attraverso il lavoro minorile.

Indubbiamente la voce dei Paesi dell’area G8 appare poco autorevole nell’appello a
favore dei diritti umani, in quanto nessuno dei Paesi in questione ha la coscienza
pulita per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani: poca coerenza significa poca
autorevolezza.

Senza stare ad aspettare, è importante un’azione personale verso le Olimpiadi
(ignorarle, farne occasione di riflessione e dibattito pubblico, evitare l’acquisto di
marche o merci implicate nelle violazioni; manifestare il sostegno ai dissidenti cinesi e tibetani….), verso gli organi di informazioni locali, le associazioni (es. incontrare Amnesty e farsi spiegare la loro campagna), le forze politiche, ricordando che il 2008 – oltre all’anno delle Olimpiadi- è anche l’anno del sessantesimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani: un documento ancora troppo poco conosciuto e messo in pratica.

Per i capi scout le Olimpiadi di oggi (che si svolgono in uno dei pochi Paesi senza
scoutismo…) servono a riscoprire il senso del gioco, delle gare, dell’agonismo, come strumenti del metodo (specialmente in Branca LC ed EG) che valorizzano la sobrietà e la fraternità, il conflitto e il dialogo; scoprire la Tregua Olimpica; dare ai diritti umani un senso molto concreto e comprensibile.

Nella speranza che ognuno sappia cogliere questa occasione per rfilettere e far
riflettere.

AGESCI – Pattuglia nazionale PNS

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