La libertà di stampa, secondo Bashar


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Chi erano Marie Colvin e Remi Ochilk, i due giornalisti uccisi ad Homs insieme a un collega siriano? E cosa sarà dei feriti?


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La libertà di stampa, secondo Bashar

Da ore si sa che un colega siriano, l'inviata del Sunday Times e il suo giovane collega indipendente francese, Marie Colvin e Remi Ochilk, sono morti, sono stati uccisi, e a ucciderli sono stati i soldati di Bashar al-Assad. Al massimo qualcuno potrà parlare di errore. Ma non altro.
Perchè loro erano a Homs, dove facevano informazione con la popolazione, con gli insorti. Marie Colvin aveva raccontato pochi giorni fa in un'itervista alla Bbc di aver visto morire un bambino di due anni. Aveva descritto l'indescrivibile, quello che molti in queste ore si chiedono se ci sia davvero, o chi lo provochi. Ecco, lei aveva raccontato alla Bbc che la popolazione di Homs è stremata, vive in condizioni disumane, senza nulla se non la paura di morire.
Aveva raccontato anche, Marie, come era arrivata a Homs: le peripezie, la mulattiera, il viaggio noturno, la gioia da ragazzi inesperti degli insorti quando erano arrivati in città.
Di Remi Ochilk sappiamo molto di meno: fondalmente che era un reporter di guerra, ne aveva viste tante nonostante la giovane età.
Non sappiamo però la cosa in questo momento più importante: cosa sarà dei giornalisti feriti? Nel bombardamento del luogo dove i pochi giornalisti presenti ad Homs lavoravano, attività evidentmente sgradita alla giunta guidata da Bashar al-Assad, c'erano altri due giornalisti, rimasti feriti. Gli insorti li hanno curati approssimativamente in un approssimativo centro sanitario, risulterebbero feriti alle gambe. Si tratta di Edith Bouvier, di Le Figaro, e di Paul Conroy, della testata di Marie Colvin, ferito in condizioni meno gravi, si dice. Ecco, cosa sarà di loro? Potrà intervenire la Croce Rossa?

Fonte: http://ilmondodiannibale.globalist.it/
22 Febbraio 2012

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