Informazione, scuole e legalità insieme per una cultura di pace


Elisa Marincola e Mauro Sarti


Due giorni ad Assisi, alla vigilia dell’Assemblea dell’Onu dei Popoli, all’interno della Settimana della pace, hanno visto il mondo dell’informazione e delle scuole unite per affermare "Diamo voce alla pace".


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Informazione, scuole e legalità insieme per una cultura di pace

La costruzione di una cultura della pace e dei diritti umani unisce come un filo rosso informazione, scuola e lotta contro le mafie e per la legalità. E' la sensazione che si vive in questi giorni ad Assisi, dove il 3 ottobre si e' parlato di informazione e pace e il 4, San Francesco e terza Giornata nazionale per la pace, la fratellanza e il dialogo tra i popoli, la Regione Puglia ha dato in offerta alla Basilica, per la lampada votiva sulla tomba di San Francesco, l'olio prodotto dalle olive raccolte sui terreni confiscati alla mafia, e studenti sono venuti da tutta Italia per parlare di educazione alla pace.

Un evento di grande forza simbolica, quella decisa dalla Puglia insieme a Libera, che nella città di Francesco ha portato, insieme, Viviana Matrangola, figlia di un'amministratrice comunale uccisa dalla mafia, e un ex detenuto, Salvatore Peluso, che oggi collabora con l'associazione di don Luigi Ciotti.

Altrettanto forte e' il messaggio lanciato ad Assisi dal ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, che ha presentato ufficialmente le Linee guida per l'educazione alla pace e ai diritti umani, scritte insieme a Tavola della pace, Coordinamento degli Enti Locali per la pace e tante associazioni, dalle Acli all'Agesci, che da anni lavorano con i ragazzi. La direttiva rende così ufficiale l'inserimento nei percorsi formativi di quei progetti di formazione che aiuteranno i ragazzi a diventare cittadini consapevoli del mondo in cui vivono. Un passo importante, soprattutto in vista dell'Anno dei diritti umani, a cui il Ministero ha dedicato specifici programmi educativi da realizzare fino a tutto il 2009.

L'Italia quindi si muove e a tanti e diversi livelli per scuotersi di dosso quella strisciante cultura dell'illegalità e della sopraffazione che ha invaso le coscienze, e cerca di ricostruire una consapevolezza dei diritti umani, vicini e lontani, propri e altrui, per cambiare un mondo che sta andando a pezzi.

In tutto questo, la campana suona anche per l'informazione, e alcuni dei nostri grandi media sembrano emergere dal torpore che li contraddistingue quando si parla di pace, diritti, responsabilità.

Lo ha fatto, anche se quasi di controvoglia, con lo spot per la moratoria sulla pena di morte. Lo fa con uno slancio in più per questa settimana della pace. Ad Assisi, per la seconda Giornata nazionale dell'informazione e comunicazione di pace, organizzata dalla Tavola della pace, insieme a FNSI, UsigRai, Articolo 21 e tanti altri, sono venuti ad ascoltare rilievi e proposte del movimento della pace dirigenti come Ennio Chiodi, responsabile delle sedi di corrispondenza Rai, ma anche Paolo Ruffini, direttore di RaiTre, che ha aperto ampie finestre nel palinsesto domenicale per la diretta sulla Marcia Perugia-Assisi. Presente anche Corradino Mineo, direttore di Rainews24, che alla Settimana della pace ha dedicato trasmissioni quotidiane e seguirà la manifestazione di domenica con lunghi collegamenti.

Qualcuno ha anche giocato sull'uscita ad effetto: proprio a due anni dalla dichiarazione dell'allora direttore generale Rai Meocci, che da Assisi lanciava la decisione di aprire una sede in Africa, Chiodi ha reso noto che, finalmente, l'ufficio dove lavora Enzo Nucci e' collegato con l'Italia e non dovrà far capo al service esterno, che spesso e volentieri ha reso impossibile mandare in onda servizi e collegamenti. Dal canto suo, Mineo ha approfittato della presenza di Chiodi per insistere sulla richiesta di maggiori fondi per una testata come la sua, unica a utilizzare in maniera sistematica e quotidiana i quattordici corrispondenti Rai.

Un problema, quello delle risorse, che nei tanti interventi si e' intrecciato all'altra grande obiezione mossa contro la crescente domanda di un'informazione di qualità: il massiccio dell'audience. Un'obiezione, però che Kizito Sesana, comboniano direttore di Nigrizia, ha garbatamente respinto al mittente, ricordando l'interesse dei tanti ragazzi incontrati nelle scuole che proprio dell'Africa vogliono avere sempre più notizie e di prima mano.

Saprà trarne qualche insegnamento il nostro Servizio Pubblico? intanto potrebbe cercare di sfruttare quella discreta proposta presentata da Flavio Lotti nel documento "La Rai per i diritti umani". Una serie di idee per trasmissioni e spazi informativi, che, al di là dei particolari, dovrebbe aiutare Viale Mazzini ad introdurre, trasversalmente, dai TG alle rubriche più leggere, una diversa cultura e un modo nuovo di guardare al mondo, insieme a un rispetto del tele- e radioascoltatore, molto meno deficiente di quanto lo dipingano alcuni direttori e responsabili di palinsesti.

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