Esplode la rivolta del pane. Scene di guerriglia ad Algeri


Daniele Zappalà


I governi di Algeria e Tunisia tremano assieme di fronte a un’ondata di proteste giovanili, esplosioni di rabbia popolare e roghi cittadini d’intensità crescente.


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Esplode la rivolta del pane. Scene di guerriglia ad Algeri

I governi di Algeria e Tunisia tremano assieme di fronte a un’ondata di proteste giovanili, esplosioni di rabbia popolare e roghi cittadini d’intensità crescente, in particolare nelle ultime ore. In Tunisia, dove si contano almeno 4 morti dopo 3 settimane di disordini, la protesta ha trovato come primi moventi la disoccupazione e la precarietà economica sempre più diffuse.

Ma soprattutto ieri, la situazione appariva ancor più caotica in Algeria, dove la collera popolare contro i prezzi vertiginosi del riso e di altre derrate di base è degenerata in tanti scenari di autentica guerriglia urbana. Capaci di rafforzare fra l’altro, ora dopo ora, un’impressione: al di là degli slogan specifici inscenati nelle manifestazioni che si succedono tanto in Algeria quanto in Tunisia, spira sempre più forte in entrambi i Paesi un analogo vento di disillusione popolare verso i rispettivi poteri centrali.

Ieri ad Algeri, dopo una tregua mattutina legata alla preghiera islamica settimanale, la guerriglia è ripresa nel pomeriggio, con colonne di fumo che si sono alzate da diversi punti della capitale. Uno dei quartieri più centrali, Al-Harrach, è divenuto il teatro convulso di scontri e inseguimenti fra gruppi perlopiù giovanili di manifestanti e la polizia in tenuta anti-sommossa, che ha fatto ampio uso di lacrimogeni. Ma sono stati coinvolti anche i quartieri di Bab el Oued e di Belcourt. In contemporanea, poi, nel sobborgo periferico di Bordj El Kiffan, è stato incendiato il deposito della nuova linea tranviaria ancora in costruzione. Si tratta di scene di devastazione simili a quelle della notte precedente, la seconda consecutiva all’insegna di violenze a tratti incontrollabili.

Le forze dell’ordine hanno fatto ricorso pure agli idranti per contrastare gli assalti ai commissariati del centro. Anche le altre due grandi città costiere di Orano e Annaba sono divenute focolai di scontri. Così come la Cabilia, in particolare a Tizi-Ouzu. E pure in centri minori, ci sono stati feriti, arresti, edifici pubblici saccheggiati. Ci sarebbe anche un morto, un manifestante colpito a M’Sila da alcune pallottole.

A causa delle proteste, sono stati interrotti i collegamenti ferroviari fra Algeri e l’Ovest, così come la circolazione stradale in più tratti dell’autostrada "Est-Ovest". Nel week-end, poi, non ci saranno partite di calcio.

Il governo cerca di correre ai ripari, ma pare spiazzato. Mustapha Bendada, ministro del Commercio, ha promesso che una soluzione al problema dei prezzi sarà trovata «fin dall’inizio della settimana prossima». Oggi, intanto, si riunirà un comitato interministeriale di crisi. Si è appreso inoltre che il numero due del disciolto Fronte islamico per la salvezza algerino (Fis), Ali Benhadj, è stato arrestato ad Algeri durante la prima notte di scontri, tra mercoledì e giovedì.

In poche ore, la Francia e poi anche l’Italia hanno invitato ieri gli espatriati alla massima prudenza. La Commissione europea esprime anch’essa «preoccupazione», includendo pure le violenze in corso in Tunisia. Qui è stato arrestato, tra gli altri, anche il rapper 22enne Hamada Ben-Amor, autore di un brano dal testo critico verso il governo.

Le proteste proseguono da settimane, anche se una stretta sull’informazione decisa da Tunisi ha ritardato la propagazione di notizie dettagliate. Il 17 dicembre, un 26enne laureato e disoccupato si era cosparso di benzina e dato fuoco sulla piazza principale di una cittadina dell’entroterra, Sidi Bouzid, proprio davanti alla prefettura. La polizia aveva poco prima sequestrato le derrate alimentari che il giovane cercava di smerciare. Da allora si è innescata ciò che assomiglia sempre più a una ribellione d’ordine anche generazionale. Una ribellione per certi aspetti simile alle ondate giovanili di violenza degli ultimi anni viste nelle banlieue francesi, maturate proprio nei quartieri transalpini a più forte tasso di popolazione d’origine maghrebina.

Del resto, il legame fra i due contesti non è astratto. Anche a Parigi, molti giovani tunisini emigrati esprimono da giorni solidarietà verso i coetanei rimasti in patria, protestando di fronte alle rappresentanze diplomatiche. A Tunisi come presso la diaspora, la lista di parole d’ordine della protesta continua ad allungarsi: accanto a «disoccupazione», ci sono ormai pure «censura», «operazioni segrete della polizia politica», «opposizione sotto museruola».

Fonte: Avvenire

8 gennaio 2011

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