Concerto “The Armed Man: a Mass for Peace”


Centro di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli dell'Università di Padova


Il 25 aprile 2011, alle ore 21,00, all’interno della Cattedrale di San Lorenzo in Perugia verrà eseguito il concerto “The Armed Man: a Mass for Peace” di Karl Jenkins. Vieni anche tu!


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Concerto “The Armed Man: a Mass for Peace” – Cattedrale di Perugia

Il 25 aprile 2011, alle ore 21,00,

all’interno della Cattedrale di San Lorenzo in Perugia

verrà eseguito il concerto “The Armed Man: a Mass for Peace”

di Karl Jenkins. 

Il concerto, estremamente  suggestivo e coinvolgente, avrà come interpreti la Corale DOMENICO STELLA ed  il Coro CITTA’ DI PIERO di San Sepolcro,  la Corale DON VITTORIO BARTOLOMEI di Anghiari e la FILARMONICA DEI PERSEVERANTI di San Sepolcro (AR), diretti dal Maestro Andrea Marzà, che ha realizzato l’arrangiamento per banda.

Solisti: Chiara Chialli mezzosoprano, Stella Peruzzi soprano, Andrea Sari Baritono, Luca Piccioni tenore

Maestri dei cori: Paolo Fiorucci, Bruno Sannai, Eugenio Dalla Noce e Giulio Camaiti.

Partecipano inoltre i Tamburini del Gruppo Musici della Soc. Balestrieri di Sansepolcro ed i Capitani dell’Arme Antica di Città di Castello

Ingresso libero.

Il ricavato delle offerte verrà devoluto all'Associazione "la Gomena Onlus".

 Guarda il video THE_ARMED_MAN

Leggi il PROGRAMMA

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L’Associazione onlus, la Gomena, senza scopo di lucro, si pone come obiettivo di realizzare progetti di aiuto a persone in stato di necessità di qualsiasi genere: Economica, materiale, morale spirituale.

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“The Armed man: a Mass for peace è una composizione per solisti, coro e orchestra scritta nel 2000 da Karl Jenkins, autore di musiche ormai famose in tutto il mondo, come Adiemus o Palladio. Il CD, diretto dallo stesso autore, ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, mentre l’opera, la cui prima si è tenuta nell’aprile del 2000 alla Royal Albert Hall di Londra, è stata rappresentata più di 900 volte.

“The armed man” prende il titolo dalla omonima e famosissima chanson medioevale “L’homme armé”. Già nel XIV sec. il tema era divenuto molto popolare, tanto che in poco più di un secolo erano state composte più di 30 messe che utilizzavano in qualche modo quella melodia. Quando ai giorni nostri scoppiò la drammatica guerra in Kosovo, Karl Jenkins ebbe l’idea di comporre una moderna “messa dell’uomo armato”, come modo migliore per guardare indietro e riflettere, quando ci si stava ormai lasciando alle spalle quello che si riteneva fosse stato il secolo più lacerato da guerre e più distruttivo della storia. Purtroppo a diversi anni di distanza, dobbiamo constatare che il triste andamento di certo non è cambiato; oggi, più che mai, questo lavoro sembra avere acquisito una valenza universale: un concerto per non far morire la speranza in un tempo di morte. I testi, di assoluta valenza simbolica e letteraria, si susseguono secondo un preciso schema narrativo. Dal trecento ai giorni nostri, la parola cantata guida l’ascoltatore in un percorso ideale dalla guerra alla pace: la chanson, la chiamata del muezzin, i testi immortali dei Salmi, l’antichissimo poema indiano “Mahabharata”, i testi liturgici, l’incitamento devastante dei versi di Kipling, le meditazioni dolenti sulla catastrofe di Hiroshima scritte da Togi Sankichi (poetasimbolo morto proprio in seguito alle radiazioni nucleari), il desiderio di pace di T. Malory e A.L. Tennyson, per finire con le confortanti parole del Libro delle Rivelazioni.

Tredici brani, tredici testi, tredici riflessioni su un tema sempre attuale, mai come oggi. Musiche coinvolgenti, che si ispirano ad antiche forme con nuove sensibilità; l’ascoltatore per oltre un’ora viene guidato senza sforzo in un percorso dalla guerra ad una speranza di pace

1. L’homme armé — Un’armata in marcia e il rullo dei tamburi preparano il tema principale, annunciato dall’orchestra. Questa cresce gradualmente, preparando l’entrata del coro che canta il tema originale del XIV sec: “L’uomo armato deve essere temuto…”

2. Call to prayers (Adhaan) – Come in un’ipotetica contrapposizione ambientata nel tempo delle Crociate, all’armata in marcia del primo brano si contrappone la chiamata alla preghiera del muezzin che raccoglie i fedeli per prepararsi a combattere coloro che sono considerati “infedeli”.

3. Kyrie – è un omaggio alla tradizione cristiana ed offre un ulteriore tributo (nel Christe Eleison) a una famosa messa composta da Palestrina nel XVI secolo, autentico gioiello del repertorio musicale italiano.

4. Subito dopo, nello stile del canto gregoriano, parole tratte dai Salmi chiedono l’aiuto di Dio contro il nemico: “Abbi pietà di me o Dio… salvami dagli uomini sanguinari …” (Save me from bloody man) .

5. Il Sanctus che segue è molto ritmato, ha carattere primitivo e tribale, ma non per questo meno elevato nel sentimento religioso; di grande suggestione, è uno dei brani più affascinanti.

6. La minaccia cresce nel movimento successivo con i devastanti versi di Rudyard Kipling inseriti nell’ “Inno prima dell’azione” : Signore dacci la forza di morire. (“Hymn before action”) .

7. La guerra è quindi inevitabile. “Charge” (Carica!) si apre con un accattivante peana alla gloria marziale, seguito dall’inevitabile conseguenza: la guerra, in tutta la sua incontrollata cacofonia di distruzione. Un brano particolarmente impegnativo dal punto di vista esecutivo, che termina con vere e proprie urla di terrore.

8. Dopo le grida, un silenzio di morte: il lugubre silenzio del campo di battaglia dopo il combattimento e la sepoltura dei morti. Al vero e proprio centro dell’opera si trova “Angry flames” (“Fiamme d’ira“), estratto da un poema sugli orrori della bomba atomica scritto dal poeta giapponese Togi Sankichi, che si trovava ad Hiroshima in quel terribile momento, morto poi nel 1953 per la leucemia provocatagli dall’esposizione alle radiazioni. “Ci si fa strada attraverso il fumo venendo fuori da un mondo mezzo oscurato da una nuvola incombente [..J lì cova sotto la cenere una maledizione”.

9. L’antichissimo poema indiano “Mahabharata” inserito in “Torches” ci ricorda che l’oscenità di questa distruzione di massa non è nuova alle nostre coscienze: “Gli animali fuggirono in ogni direzione urlando con terribili versi.., molti stavano andando a fuoco… altri erano già arsi […] esalarono il loro ultimo respiro come torce viventi.

10. L’Agnus Dei, con il suo tema delicato e coinvolgente, ci ricorda l’estremo sacrificio di Cristo per la salvezza dell’umanità.

11. Now the guns have stopped – Un’altra riflessione ci rammenta che anche una sola morte è già una morte di troppo e che ogni vita umana è sacra e unica. “Ora le pistole si sono fermate..Silenzio, silenzio ora … gli spari sono cessati… Io sono sopravvissuto a tutto, io che pensavo di non farcela. Ma adesso tu non sei qui. Io andrò a casa, da solo. E devo provare a vivere la mia vita come prima e nascondere il dolore. Perché tu, mio migliore amico, che avresti dovuto essere con me ora, non freddo, troppo presto adesso sei nella tua tomba, solo.”

12. Il Benedictus è il momento del riscatto e della speranza. La sua musica dolcissima e struggente risana queste dolorose ferite con la sua statica e ferma professione di fede e ci guida verso il finale, positiva conclusione dell’opera.

13. In un finale impetuoso, sempre più animato e coinvolgente si ritorna al tema de “l’uomo armato”, ma l’armonizzazione cambia; non può essere una semplice ripetizione. Tante cose sono passate nel frattempo. Adesso l’autore mette in bocca a due personaggi mitici come Lancillotto e Ginevra il frutto di un’amara esperienza: la pace è meglio della guerra (“Better is peace”). L’eco del combattimento ritorna e gareggia con il desiderio di pace dei poeti Mallory e Tennyson. “Ring out the thousand wars of old, ring in the thousand years of peace” : annunciate la fine di mille anni di guerra, proclamate l’inizio di mille anni di pace. Le battute si rincorrono in ritmi vorticosi, e giungiamo al nostro momento di presa di coscienza: vogliamo realmente che il nuovo millennio sia come quello appena concluso? O ci uniamo a Tennyson quando dice: “Annunciate la fine di mille anni di guerra, proclamate mille nuovi anni di pace”? Può sembrare un sogno irrealizzabile, ma un inaspettato, stupendo corale “a cappella” (senza accompagnamento di strumenti) finisce la composizione con l’affermazione dal Libro delle Rivelazioni che assicura che un cambiamento è possibile, che dolore, pena possono essere sconfitti: “Dio tergerà tutte le lacrime. E non ci sarà più morte, né dolore, né pianto, né ci sarà mai più pena”

Il risultato finale

Per Jenkins la sfida è stata realizzare un lavoro coerente che avesse un filo conduttore, che facesse riflettere e raccontasse una storia. Per ottenere ciò ha combinato all’interno della forma-base della messa una molteplicità di poesia e prosa e un’ampia gamma di stili musicali, che riflettono anche oggi la società globale multiculturale in cui viviamo, nel tentativo di realizzare un lavoro che abbia a che fare in modo totale con un tema di rilevanza e interesse universale: la pace. Le musiche composte sono particolarmente gradevoli ed accattivanti, e suscitano nell’ascoltatore una molteplicità di sentimenti: commozione, entusiasmo, riflessione. I testi proposti sono di assoluta qualità. Il risultato è un insieme coinvolgente e potente, così ben articolato che il committente in un’intervista ha potuto ben dire: “Jenkins ha risposto all‘incarico componendo la musica più straordinaria, varia, accessibile, appropriata e cantabile che abbraccia il mondo intero e la gamma completa delle emozioni che gli argomenti della guerra e della pace evocano. […] Certamente mi commuove e sono sicuro commuoverà anche voi” (Guy Wilson – ex direttore del Royal Armouries Museum di Leeds per conto del quale aveva commissionato l’opera).“

Il concerto è stato eseguito dallo stesso ensemble nel mese di dicembre 2010 nella Cattedrale di San Sepolcro, nella Chiesa della Propositura di Anghiari e nella Cattedrale di Arezzo, con un entusiastico consenso del pubblico e della critica.

Per informazioni: Alessandro Priorelli (3296129028), Oliviero Bistoni (3347638326) 

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