Berlusconi in visita a Gerusalemme: “Le colonie sono un errore”


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“La politica della colonizzazione è errata. Israele deve ritirarsi dal Golan”. Con questo titolo il quotidiano “Haaretz” di Tel Aviv presenta oggi un ampio intervento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in vista del vertice interministeriale di Gerusalemme di lunedì.


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Berlusconi in visita a Gerusalemme: "Le colonie sono un errore"

"La politica della colonizzazione è errata. Israele deve ritirarsi dal Golan".
Con questo titolo sulla intera prima pagina, il quotidiano Haaretz di Tel Aviv presenta oggi un ampio intervento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che tocca diversi temi fra cui il processo di pace in Medio Oriente, i piani di sviluppo economico nei Territori palestinesi, la politica italiana di fronte al terrorismo nel mondo e la minaccia nucleare iraniana. Anche il quotidiano Maariv dedica ampio spazio alla imminente visita di stato di Berlusconi. Citando fonti vicine al premier, il giornale scrive che per lui si tratta di "una visita storica". Il discorso che terrà alla Knesset (il parlamento di Gerusalemme), "sarà – secondo questa fonte – il più importante e il più emozionante della sua vita".

Contro il terrorismo internazionale

"L'Italia – osserva il presidente del Consiglio – fa la sua parte. Abbiamo accolto subito l'invito del Presidente Obama a rafforzare il nostro contingente in Afghanistan con altri mille uomini nel 2010. Abbiamo dichiarato la nostra disponibilita' a introdurre i body scanner negli aeroporti. È sul terreno concreto del contrasto e dell'intelligence che si decide la lotta contro il terrorismo. Ma i nostri militari che operano per la pace in diverse aree del mondo sono conosciuti soprattutto per la capacita' di stabilire dei buoni rapporti con le popolazioni locali". Per Berlusconi "bisogna togliere ad Al Qaeda la base stessa delle sue campagne d'arruolamento, in Medio Oriente come in Europa. E bisogna vigilare sui Paesi che sembrano vicini a dotarsi dell'arma nucleare, magari coltivando il folle desiderio di cancellare Israele dalla mappa geografica".
Al fianco di Israele
"L'esistenza e l'identità storica di Israele vanno assolutamente difese. Naturalmente, il diritto alla pace di Israele si specchia nel diritto dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente", afferma ancora Berlusconi nell'intervista ad Haartez. "Io dico sempre ai miei interlocutori, ai leader dei Paesi che accusano Israele di sviluppare una politica aggressiva degli insediamenti, che la pace – osserva – dipende anche dall'unità che il mondo palestinese riuscira' a ricostituire al proprio interno. È la conflittualità tra fazioni palestinesi a indebolirne i leader come interlocutori e a creare disorientamento". A suo giudizio "solo una ritrovata concordia tra i palestinesi puo' rendere credibile la ripresa di autentici negoziati di pace con Israele" e quindi "inserire Hamas nella
lista delle organizzazioni terroristiche dell'Unione europea è stato un atto doveroso".
Piano Marshall per il Medio Oriente
"Non c'è benessere senza pace, ma anche la prospettiva del benessere – afferma il premier – puo' essere di spinta alla costruzione di una pace che magari sembra impossibile. È evidente che il Piano Marshall si potra' realizzare solo dopo la
ricomposizione del conflitto, ma la sola aspettativa di un rilancio dell'economia palestinese con le sue ampie ricadute regionali su Israele e la Giordania dovrebbe essere già di per sé uno sprone per riallacciare il dialogo. Penso alla concreta
possibilità di promuovere il turismo religioso nei Territori, alla costruzione di accoglienti infrastrutture alberghiere, a opere importanti come il collegamento tra il Mar Rosso e il Mar Morto"
"L'alta disoccupazione tra i palestinesi – dichiara Berlusconi – è chiaramente un vantaggio per le organizzazioni che profittano della poverta' e della disperazione per reclutare estremisti. Il premier Netanyahu, cosi' come i suoi predecessori, si e' detto
favorevole al Piano Marshall e al percorso di una 'pace economica'. In tutte le sedi, bilaterali e internazionali, ho raccolto consensi su questa mia idea. Ci lavoro da oltre dieci anni e spero di poter coronare questo sogno".

Bilancio e sogni

"Il mio problema non è il bilancio del passato – dice poi Berlusconi – che è buono pur con tutti i possibili errori, il problema è realizzare il sogno del futuro: uno Stato meno
invadente, un cittadino più autonomo, più responsabile, più libero". "Bisogna riuscire – sottolinea su Haaretz – a diminuire la pressione fiscale e a portare l'imposta sui redditi a un livello accettabile, che consenta una nuova amicizia leale fra cittadino e Stato. Questa è la parte finale della mia missione di italiano, di europeo, di imprenditore e di uomo di governo".

Parlando del passaro il premier non ha rimpianti: " Non cambierei nulla di quel che sono riuscito a fare – dice – Mi trovo a essere il Presidente del Consiglio che ha governato più a lungo nella storia della Repubblica Italiana e quindi ho avuto la possibilità di realizzare molte riforme, dalla scuola all'economia, dalla pubblica amministrazione alle infrastrutture e anche il prestigio dell'Italia sulla scena
internazionale è aumentato per i tanti contributi che abbiamo dato alla soluzione di tante situazioni difficili".

L'agenda

Al suo arrivo a Gerusalemme, lunedì pomeriggio, Berlusconi visiterà il museo dell'Olocausto Yad Vashem. Oltre agli intensi colloqui politici c'è l'attesa per il discorso che il presidente del Consiglio terra' l'ultimo giorno alla Knesset, il Parlamento israeliano.
Le relazioni pericolose dell'Italia
Duri a parole ma molto più morbidi nei fatti. Quei 7 miliardi di euro di interscambio commerciale fra Italia e Iran, nel 2008, in Israele non piacciono affatto. E potrebbero rappresentare il tema più scomodo nell'attesa visita del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Gerusalemme, domani.
Israele preme perché sia lanciato un chiaro segnale a Teheran che la politica nucleare porta all'isolamento politico ma soprattutto a serie ripercussioni economiche. Per questo, anticipa oggi la stampa israeliana, a Gerusalemme Berlusconi si sentirà ripetere da tutti gli interlocutori la richiesta di minor generosità negli scambi con Teheran.
Speranze
Il vertice interministeriale di Gerusalemme, secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini che accompagnerà il premier insieme a una folta delegazione di ministri, sarà "un momento importante per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi ma soprattutto per incoraggiare il processo di pace" israeliano-palestinese" perché "c'è un'urgenza assoluta" e "si è aperta una finestra importante".
Si tratta del primo vertice di questo tipo tra Italia ed Israele, che il primo febbraio inaugureranno cosi' un formato di colloqui ad alto livello generalmente usato dall'Italia solo con i più stretti partner europei.
I rapporti sempre più amichevoli fra Italia e Gerusalemme permettono al presidente del Consiglio, d'altra parte, di ripetere al primo ministro Benyamin Netanyahu la forte preoccupazione, non solo italiana, per la politica di insediamenti israeliana che minaccia la credibilità del presidente dell'Autorita' Nazionale Palestinese (Anp) Abu Mazen. Quest'ultimo vedrà Berlusconi al termine del vertice, il 3 febbraio, a Betlemme.

Fonte: RaiNews24

31 gennaio 2010

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