RETE ITALIANA PER IL DISARMO


Navi saudite, mantenere alta l’attenzione!

Grazie alla mobilitazione cittadina, la nave Bahri Yanbu è partita dal porto di Genova senza materiali militari italiani. Ma sono in arrivo altre navi simili della stessa compagnia: manteniamo alta l’attenzione nei porti liguri e chiediamo di estenderla a tutti i porti e aeroporti. Appello a Governo e Parlamento.

Porti aperti alle navi che trasportano bombe?

La nave saudita «Bahri Yanbu», carica di armi che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra in Yemen, attraccherà a Genova il 18 maggio.

Riparte l’azione NO F-35

Presentate a Roma le iniziative della società civile contro la partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter. Anche il Governo Conte ha sottoscritto contratti per la continuazione degli acquisti e nei prossimi mesi dovrà essere presa la decisione definitiva. In gioco fin da subito 3,7 miliardi che potrebbero arrivare a 10 (per solo acquisto). Se non si cambierà rotta. Le alternative possibili: welfare, lavoro, istruzione, diritti, ambiente.

Sradicare i traffici di armi leggere

Due settimane di incontri all’ONU tra governi e società civile per capire come diminuire e porre sotto controllo la violenza derivante da oltre un miliardo di armi leggere diffuse nel mondo.

Europa, accordi mortali per fermare rifugiati

Le politiche di esternalizzazione dei confini promosse dall’UE avvantaggiano l’industria della sicurezza ma provocano costi umani e di sviluppo altamente dannosi.

Business militare: crisi e corruzione

Fondazione Banca Etica e Rete Disarmo azionisti critici all’assemblea di Leonardo: “Puntare sul business militare fa male al bilancio e aumenta rischi di corruzione”.

Export armi italiane 2017: verso le aree critiche del mondo

Nella Relazione al Parlamento prevista dalla legge 185/90: 10,3 mld€ di autorizzazioni e 2,7 mld€ di trasferimenti definitivi nel corso del 2017. Ai vertici della classifica dei Paesi destinatari di autorizzazioni il Qatar, seguito da Regno Unito, Germania, Spagna, USA e Turchia. Oltre il 57% delle vendite a Paesi non EU e non NATO.