Violenza: non siamo dinanzi ad un’emergenza?
Tove K.Hornelius
Tove K.Hornelius, presidente di Ettasos che si occupa a tempo pieno della violenza sulle donne sottolinea: "In tema di dati sulla commissione dei reati c’è sempre da fare dei distinguo per poterli analizzare correttamente".
Leggo con stupore le dichiarazioni dell’on Concia sul corsera di ieri e tenterò di mettere ordine in una materia così delicata. Sono presidente di Ettasos che si occupa a tempo pieno della violenza sulle donne ( sono più di sei milioni le violenze accertate nel 2007) dando assistenza alle vittime dei reati e credo quindi di poter parlare con cognizione di causa. L’on Concia in primis parla di “retorica” sulla violenza sessuale e afferma che i dati a nostra disposizione non fanno ritenere che siamo dinanzi ad una sorta di “emergenza stupri”. Vorrei confutare questa prima affermazione che se recepita rischia di trasmettere un messaggio falso e fuorviante. In tema di dati sulla commissione dei reati c’è sempre da fare dei distinguo per poterli analizzare correttamente. I dati che provengono dal Ministero della Giustizia e che poi vengono posti alla base degli interventi dei Procuratori Generali in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario si riferiscono ai procedimenti definiti o in corso nell’anno precedente e diversamente i dati forniti,attraverso il Ministero dell’interno,dalle singole questure si riferiscono alle denunce o accertamenti di reato a prescindere dal loro corso giudiziario. Sono dati non paragonabili. utili per un’analisi corretta ma ,ribadisco,non sovrapponibili. Mi chiedo quindi a quali dati si riferisca la Concia. In secondo luogo,come noto,i dati sulla violenza nei confronti delle donne non fotografano la realtà poichè molti reati non vengono denunciati per motivi ovvi ma che quì sarebbe troppo lungo affrontare. Non so se sia attendibile la stima che solo il 9% dei delitti commessi viene fatto oggetto di denuncia ma una cosa è certa e cioè che la stragrande maggioranza di essi non viene alla luce e spesso rimane nella disperata solitudine delle donne e delle famiglie. E’un dato questo costante in tutti i reati a scopo sessuale,contro la persona se commessi in ambito familiare. Tutto ciò insiste su un sistema giudiziario,quello italiano,a tutto voler concedere gravemente malato se non addirittura in stato comatoso. I dati,questi sì,sui processi pendenti,i tempi di conclusione dell’iter giudiziario,le difficoltà strutturali del nostro sistema,il tema della carcerazione preventiva e della esecuzione della pena,la mancanza di certezza del diritto della pena sono tutti elementi che spesso concorrono ad una sostanziale impunità. In questa situazione la figura della vittima è sottoposta ad un vero e proprio martirio prima di vedere la luce della giustizia,se mai la vede e se attrezzata dal punto di vista legale e finanziario,altrimenti soccomberà ancor prima di cominciare. Se Calamandrei affermava” che la prima punizione per il reo è subire il processo”riflettiamo cosa può significare per chi è vittima di un reato.
Oltre a ciò vorrei soffermarmi su alcune considerazioni di carattere politico che forse potrebbero interessare l’on.Concia. Il tema della sicurezza come unico elemento di valutazione dei reati di cui parliamo è un limite che rischia di non farci vedere la realtà come effettivamente è. Una buona parte dei reati in questione si consuma in ambito familiare o amicale dove,è di tutta evidenza, il tema-sicurezza non rileva e vive nel sommerso per paura e per le difficoltà che abbiamo espresso prima e che non può essere risolto illuminando di più una strada o un parco,è un tema che solo una martellante attenzione e comunicazione e,contemporaneamente,un sistema giudiziario più efficiente possono con il tempo diminuire. E’una pretesa eccessiva? È un tema che,oltre alle insofferenze dell’on Concia deve vedere la distrazione del legislatore o dell’amministratore? Non è utile che le parlamentari donne si occupino dei problemi delle altre donne? Non bisogna”esaltare la debolezza femminile? E chi è debole? l’universo femminile che da sempre si dibatte in una situazione di confronto/scontro con la cultura maschile o c’è una evidente debolezza maschile nell’accettare la diversità femminile e essere costretto a mischiare violenza a sessualità? Sono domande che ritenevamo facessero parte della cultura di chi rappresenta la società che l’ha eletta.
Per concludere, è un tema delicato che andrebbe affrontato con la dovuta attenzione e professionalità e che presuppone che chi ha il governo della polis abbia a cuore il benessere dei cittadini,della res pubblica,del dolore e della disperazione di tante donne ,di tanti figli. Mi appello ai tanti parlamentari e alle tante parlamentari perchè oltre ai temi importanti del lavoro,della sanità,della scuola ecc.ecc.vogliano aggiungerci anche quello della violenza e dello stupro.
Editoriale di Tove K.Hornelius, presidente di Ettasos
Fonte: Articolo 21
27 febbraio 2009






