Sud Sudan: chi semina armi raccoglie rifugiati?
A Torino incontro pubblico su Guerra ed emigrazione in Africa: il caso del Sud Sudan, organizzato dall’Associazione Pole Pole nel teatro di San Secondo.
A Torino incontro pubblico su Guerra ed emigrazione in Africa: il caso del Sud Sudan, organizzato dall’Associazione Pole Pole nel teatro di San Secondo.
In fondo non è cambiato molto. Sì, i personaggi sono diversi, ma la sostanza non cambia. Le divisioni attraversano molte componenti minoritarie della sinistra politica italiana. Risultato? Milioni di elettori arrabbiati e/o sfiduciati si gettano nelle braccia della pura protesta e dell’astensione.
George W. Bush, la staffetta tra Reagan e Trump, dichiarò che gli Stati Uniti erano la unica democrazia del mondo. L’elezione di Trump rende ormai questa tradizionale retorica americana impossibile. Trump ha avuto 3 milioni di voti meno della Clinton….
Il Gambia è tra i primi Paesi di provenienza delle persone che arrivano in Italia alla ricerca di un asilo politico, “governato” per 23 anni dallo stesso dittatore Yahya Jammeh.
quali domande porre a una politica da troppo tempo così afasica sui temi posti dalla Marcia? Che non sono solo il binomio pace/guerra, ma anche le disuguaglianze e la cura della terra. A ogni terremoto le immagini mostrano persone che ripetono: sembra di essere in guerra.
Il video di Giulio Regeni è un colpo al cuore ed è la sintesi di come si gestisce la cosa pubblica.
Occorrerebbe una politica attenta di cui si vedono deboli tracce. Perché c‘è sempre dell’altro cui riservare le priorità.
Si dice che chi più sa più soffre. E come si fa a non soffrire quando migliaia di bambini continuano a essere reclutati da bambini e forze armate?
Dalla città di Cuzco, dove la cultura Inca venne soggiogata dagli Spagnoli, vedere il mondo porta inesorabilmente ad una diversa misura della storia. E, nella impossibilità di scrivere un commento organico, vorrei fare alcune osservazioni sparse.
Non è la prima volta che Adriano Sofri invoca l’attacco di terra, se le bombe si mostrano inefficaci. Lo fece ai tempi dell’ex Jugoslavia e lo fa adesso parlando di Mosul.
Chissà se quell’augurio del Papa, vivere il Natale come fu il primo, ci porterà qualcosa di nuovo.
Ogni giorno quarantaduemila persone si mettono in cammino nel mondo per fuggire dalla morte e dalla disperazione. Oggi, in tanti e diversi, ci aggiungeremo a loro, camminando da Perugia ad Assisi.