Il razzismo che viaggia in rete
Federico Fornaro
La risposta da dare a questi fenomeni per chi crede nei valori della tolleranza e del rispetto, deve saper andare oltre alla sacrosanta condanna e esecrazione per sostenere coerentemente a tutti i livelli (enti locali in primis) una politica dell’immigrazione fondata sul binomio inscindibile diritti
A volte i numeri spiegano meglio il clima culturale e politico in cui stiamo vivendo meglio di tante analisi sociologiche.
Aggiornati a oggi (11.2.2009) i membri di alcuni gruppi di discussione attivi su Facebook sono i seguenti: “A morte i rumeni che hanno violentato la ragazza di Guidonia !!”: 15 360 iscritti; “Magrebini, rumeni e tutte le altre merde ….. FUORI DAI COGLIONI”: 11.503 iscritti; “Vogliamo linciare i 5 rumeni di Guidonia … metteteli in piazza”: 5.976 iscritti;
“Odio i rumeni”: 2.965 iscritti…
Mentre la campagna “Tagliare le palle ai violentatori Rumeni” può contare su 1.591 fan.
Resterebbe poco da aggiungere a queste cifre, se questa non fosse l’ennesima, agghiacciante dimostrazione dello stato di degrado morale di una parte non insignificante della nostra società.
Purtroppo la crisi economica non fa che amplificare la paura del diverso, l’odio nei confronti dello straniero individuato come il responsabile delle proprie difficoltà nel trovare lavoro o nel pagare l’affitto di casa.
In altri termini, nasce il sospetto che questi gruppi su Facebook siano solo la punta di un iceberg di intolleranza e razzismo strisciante che sta attraversando la penisola da Nord a Sud, amplificato dai media in maniera a volte imbarazzante (gli stupri messi in atto da ragazzi italiani non suscitano reazioni simili a quelli compiuti da stranieri …).
La recente istituzionalizzazione di fatto accreditata dalla maggioranza di centro-destra alle ronde si inserisce appieno in questo clima, in cui lo Stato sembra colpevolmente voler abdicare al proprio ruolo di unico tenutario del monopolio della violenza legale.
E’ necessario avere coscienza della realtà e del largo consenso che queste posizioni hanno tra le gente. Certamente una minoranza (comunque oggi sono migliaia le persone disponibili a mettere la propria faccia sul web a sostegno di queste tesi), ma attenzione che la “zona grigia” sta aumentando, basta frequentare un po’ di più i mercati e gli autobus per accorgersene.
La risposta da dare a questi fenomeni per chi crede nei valori della tolleranza e del rispetto, deve saper andare oltre alla sacrosanta condanna e esecrazione per sostenere coerentemente a tutti i livelli (enti locali in primis) una politica dell’immigrazione fondata sul binomio inscindibile diritti – doveri.
Andiamo incontro a tempi bui, ma non si possono cercare su questi temi compromessi al ribasso che liscino il pelo a una parte dell’opinione pubblica, ma al contrario occorre tenere ferma la barra nel ricordo della nostra storia di popolo migrante (fuori e dentro il nostro territorio nazionale).
Fonte: Articolo21
11 febbraio 2009






